Il caso
11 Febbraio 2026 09:52:06
Il manifesto comparso davanti alla nuova sede del LIdl di Corso Savona
Una promessa mantenuta, ma soprattutto una provocazione. Giampiero Monaca aveva annunciato settimane fa che sarebbe diventato “come la sabbia nelle mutande”, fastidioso e persistente. Allora nel mirino c’era una scelta urbanistica, controversa dal punto di vista ambientale ed economico: l’abbattimento di alberi sani, i platani di corso Savona, per rendere più visibile un nuovo ipermercato e una viabilità ripensata a vantaggio di quest’ultimo.
Oggi quella “sabbia” cambia forma e diventa ghiaia, o meglio pietra d’inciampo. Il tema si allarga, supera i confini cittadini e si fa globale: la Palestina. Un grande impianto pubblicitario all’ingresso sud di Asti diventa così un messaggio politico e morale, che richiama l’attenzione su quello che Monaca definisce un “olocausto sistematico” ai danni del popolo palestinese, perpetrato – a suo dire – dai governi israeliani dal 1948 a oggi.
Perché la Palestina e non altri conflitti dimenticati? La domanda viene posta apertamente. Armenia, Kurdistan, Sudan, Congo: le crisi irrisolte sono molte. Ma, secondo Monaca, la Palestina rappresenta oggi il simbolo di tutti i popoli senza terra, privi di alleanze e depredati delle proprie risorse. Chiedere una Palestina libera e sovrana significherebbe allora concentrare l’attenzione su ogni uccisione di civili, su ogni sopruso, su ogni fallimento della diplomazia internazionale e su quelle che vengono percepite come tolleranze del mondo occidentale.
C’è anche un’altra motivazione, più scomoda: Israele viene descritto da Monaca come lo Stato “più simile all’Europa”, culturalmente e politicamente. Proprio per questo, le azioni del suo governo suscitano un senso di responsabilità e di colpa più diretto, che chiama in causa anche l’opinione pubblica europea.
Resta però una domanda centrale: che senso ha portare un appello di questo tipo su un cartellone pubblicitario, all’ingresso di una città di provincia? La risposta è nel gesto stesso. «É un moderno modo per dire "I care" : mi interessa, me ne occupo, non solo per solidarietà verso chi è vittima di un abominio, ma anche per potermi guardare allo specchio» afferma Monaca.
Il cartellone è stato affisso da Giampiero Monaca insieme al padre, rivendicando la scelta come un atto di iniziativa individuale, un’azione che non chiede adesioni automatiche, ma attenzione.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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