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Progetto

Un anno raccontato "da dentro"

Il calendario frutto della Casa di Reclusione di Asti presentato al Fuoriluogo

Un calendario per cambiare punto di vista

Ieri, martedì 10 febbraio si è tenuta la presentazione del Calendario dalla Casa di Reclusione di Asti, un progetto che nasce dall’ascolto e dal lavoro condiviso tra istituzioni, volontariato e persone detenute. L’iniziativa è promossa dal Tavolo Carcere di Asti insieme al Garante comunale per le persone private della libertà personale, con il contributo del progetto Liberi Legami, e si inserisce all’interno del percorso Ben-Essere, realizzato in collaborazione con la direzione della Casa di Reclusione e alcuni detenuti.

Il calendario non è uno strumento narrativo che prova a restituire uno sguardo diverso sulla vita detentiva. Le immagini che lo compongono sono il frutto di un laboratorio fotografico interno al carcere, un’esperienza che ha permesso ai partecipanti di sperimentare nuovi linguaggi espressivi e di raccontare la quotidianità “da dentro”, trasformando fotografie, parole e pensieri in un ponte simbolico verso l’esterno.

Il progetto Liberi Legami, che sostiene l’iniziativa, è finanziato da Impresa Sociale Con i Bambini nell’ambito del bando Liberi di Crescere ed è coordinato dalla cooperativa sociale Il Margine di Torino. Coinvolge una rete ampia e articolata di istituti ed enti del territorio. L’obiettivo è contrastare la povertà educativa che colpisce i figli delle persone detenute, tutelandone i diritti e promuovendo una cultura capace di superare stigma e invisibilità.

Durante l’incontro, il Garante comunale Domenico Massano ha sottolineato come l’idea del calendario sia nata da una proposta avanzata da un detenuto all’interno della redazione di Gazzetta Dentro, il progetto editoriale dell’associazione Effatà che da anni dà voce alla realtà carceraria. Un’intuizione poi accolta e sostenuta dall’area trattamentale, dalla direzione e dalla polizia penitenziaria. «Questo calendario – ha spiegato Massano – vuole essere un’esperienza di condivisione, uno spazio di dialogo oltre le sbarre, fragile ma significativo».

Il valore simbolico del tempo scandito dalle pagine del calendario è stato richiamato anche dal vescovo di Asti, monsignor Marco Prastaro, che ha definito l’iniziativa uno strumento capace di ricordare la vita delle persone detenute e di renderla visibile all’esterno, sottolineando il delicato equilibrio tra giustizia e misericordia.

Sul tema della responsabilità collettiva si è soffermato Riccardo Crisci, responsabile dello spazio culturale FuoriLuogo, che ha descritto il centro come un “megafono” per i processi comunitari. Un richiamo forte all’idea che le persone detenute restino a pieno titolo cittadini, e che i diritti non possano essere frammentati o suddivisi per categorie.

Ampio spazio è stato dedicato al ruolo del volontariato. Francesco Marzo, presidente del CSV, ha ricordato la forza umana del primo ingresso in carcere, citando le parole della marchesa Giulia di Barolo sul valore della cura dello spirito oltre a quella del corpo. Carlo Picchio ha invece evidenziato l’importanza della collaborazione tra istituzioni e realtà sociali per mantenere un legame vivo tra carcere e territorio. Maria Bagnadentro, dell’associazione Effatà, ha raccontato la fatica quotidiana dei volontari, tra burocrazia e limiti operativi, definendo il calendario come un risultato concreto che dà senso all’impegno portato avanti nel tempo.

Nel corso della presentazione, Elena Bragardo ha illustrato più nel dettaglio Liberi Legami, attivo dal 2024 in undici istituti piemontesi, spiegando come il progetto lavori per mantenere e rafforzare il legame tra genitori detenuti e figli, accompagnando al contempo i territori che accolgono questi minori.

Il laboratorio fotografico è stato raccontato dal fotografo Alessio Mattia, che ha chiarito come il lavoro non fosse incentrato sulla tecnica, ma sugli sguardi. Un percorso che ha aiutato i partecipanti a sollevare gli occhi, a guardare oltre, trasformando anche le imperfezioni delle immagini in un valore espressivo e umano.

Don Dino ha poi ricordato i venticinque anni di collaborazione tra la Gazzetta d’Asti e il carcere, sottolineando come osservare le periferie e i luoghi di fragilità sia fondamentale per comprendere lo stato di salute di una società. Anche gli scritti dei detenuti, ha osservato, diventano testimonianze profonde di desideri, mancanze e possibilità mancate.

Un progetto nato per dare voce a chi non ne ha e cambiare il proprio punto di vista.

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