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Incontro

Don Luigi Ciotti invita gli studenti astigiani a “essere eretici", a scegliere di aiutare gli altri abbandonando la "neutralità" [VIDEO]

Il fondatore di Libera è stato al Palasanquirico dove ha ricordato anche la giovane Zoe, uccisa a Nizza pochi giorni fa: «Dobbiamo riempire la nostra vita di significato»

Don Luigi Ciotti ad Asti

Don Luigi Ciotti con Simone Barbiero e Gionata Borin del Coordinamento provinciale di Libera [foto Ago]

Si è aperto con un minuto di silenzio in memoria di Zoe Trinchero, la 17enne uccisa lo scorso fine settimana a Nizza, l'incontro che oltre cinquecento studenti delle scuole superiori di Asti hanno avuto, questa mattina, con don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera. Zoe aveva l'età di molti dei ragazzi presenti al Palasanquirico e la sua morte, tragica e terribile, è stata commentata da don Ciotti in apertura del suo intervento.

«Sono entrato un po' nell'immagine di quella ragazza piena di vita, di passione, di sogni, di speranze che è stata uccisa: Zoe - ha detto - Ragazzi, non dimenticatelo mai: lei è morta, noi dobbiamo essere più vivi. Dobbiamo riempire la nostra vita di vita, di senso, di significato. Non dimenticate che anche nel dolore ci può essere speranza, perché la speranza è un dolore che non si arrende». E ancora: «Una ragazza di 17 anni, la sua vita e i suoi sogni spazzati via. Noi dobbiamo assumerci la nostra parte di responsabilità. Abbiamo bisogno non di essere cittadini a seconda dei momenti e delle emozioni, Zoe deve continuare a essere viva dentro di noi attraverso uno scatto in più, da parte di tutti, non solo nel momento emotivo, per evitare che succedano altre tragedie e altre vicende simili».

Don Luigi Ciotti al Palasanquirico di Asti

Ad accogliere don Ciotti sono stati il sindaco e presidente della Provincia Maurizio Rasero, l'assessore comunale alla Legalità Marco Galvagno, Simone Barbiero e Gionata Borin del Coordinamento provinciale di Libera, il viceprefetto Barbara Buffa e la dirigente dell'Ufficio Scolastico Provinciale Laura Bergonzi. Don Ciotti ha incontrato gli studenti per un dialogo profondo sul senso dell'impegno civile e della responsabilità collettiva. Il fondatore del Gruppo Abele e di Libera non si è presentato, infatti, come un "navigatore solitario", ma come parte di un "noi" che dura da sessant’anni: «Non è mai opera di navigatori solitari - ha detto - ma è solo unendo le nostre forze che tanti io diventano noi».

Il sindaco Maurizio Rasero ha ringraziato don Ciotti per essere tornato ad Asti definendolo «un sacerdote di strada, un esempio, con l'attività quotidiana che fa 365 giorni all'anno, di valori, di modi di essere e di porsi». Ad ascoltarlo gli alunni delle scuole Monti, Giobert, Goltieri, Jona, Artom, Classico, Scientifico, Penna, Castigliano, Parini, Best School, Alberghiero Colline Astigiane, Enaip, Casa di Carità Arti e Mestieri e delle scuole di Portacomaro e Nizza. Prendendo spunto dal suo libro Vi auguro di essere eretici, don Ciotti ha chiarito il significato profondo della parola, che deriva dal greco e significa "scelta". «Vi auguro l'eresia dei fatti prima che delle parole: - ha dichiarato con forza - è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri, che impegna la propria libertà a chi ancora libero non è».

Don Luigi Ciotti al Palasanquirico di Asti

L'invito rivolto agli studenti è stato quello di non accontentarsi del "sentito dire" e di coltivare una sana curiosità per approfondire la conoscenza, perché «l'eresia sta nell'etica prima che nei discorsi, sta nei nostri comportamenti, nella nostra trasparenza». Un monito severo è stato rivolto alla "malattia della delega", la tendenza a pensare che spetti sempre a qualcun altro intervenire: «La malattia terribile è data dai neutrali, quelli che lasciano fare, lasciano dire e quindi non vogliono immischiarsi». Secondo il fondatore di Libera, la responsabilità inizia dalle piccole cose e dalla quotidianità: «Si comincia proprio nella quotidianità, in un orizzonte di normalità. Si comincia dall'attenzione verso gli altri» ha aggiunto.

Don Luigi Ciotti al Palasanquirico di Asti

Rispondendo alle domande dei ragazzi, ha poi ricordato "la sua eresia", la sua scelta di dedicarsi ai poveri, agli ultimi, maturata quando aveva 17 anni, l'età di Zoe, poco prima di diplomarsi. «Viaggiavo sul tram a Torino, dove abitavo, quando avvenne l’incontro che cambiò la mia vita – ha raccontato – Vidi un anziano seduto su una panchina che leggeva libri e sottolineava i passaggi più interessanti. Mi avvicinai e capii che era una di quelle persone comunemente definite barboni. Per giorni tornai da lui, senza ottenere alcuna risposta. Poi, dopo una ventina di giorni, quell’uomo alzò la testa per osservare due auto che avevano evitato uno scontro: in quel momento vidi la disperazione nei suoi occhi».

Don Luigi Ciotti al Palasanquirico di Asti

Da quell'attimo qualcosa è cambiato: «Solo dopo iniziò a parlare, e io ad ascoltarlo. Era un medico, molto conosciuto nel suo paese, ma aveva perso la moglie e i figli in un incidente e, per questo, aveva deciso di rompere ogni legame e isolarsi da tutti. Un giorno mi disse di osservare i giovani che entravano nel bar lì vicino, ragazzi che assumevano farmaci insieme ad alcolici. Alla fine dell’anno scolastico mi confidò di essere stanco e malato, ma mi esortò a fare qualcosa per quei ragazzi. Dopo una settimana non lo vidi più: seppi che era morto. Compresi allora che non si era trattato di un incontro qualunque, ma di quello destinato a mutare il corso della mia vita, sospingendomi verso una scelta irreversibile».

Don Luigi Ciotti al Palasanquirico di Asti

Il fondatore di Libera ha continuato a rispondere a diverse domande poste dai ragazzi prima di proseguire il suo viaggio, lasciando ai ragazzi un messaggio forte, chiaro e universale: il futuro non è già scritto, ma dipende da quello che ognuno vuole fare per renderlo migliore per tutti. Don Ciotti ritornerà ad Asti il 24 febbraio, alle 18, nell'Aula Magna di Astiss per incontrare la cittadinanza, le istituzioni locali, le associazioni del territorio.

[foto Ago]

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