Inchiesta
12 Febbraio 2026 15:46:28
Le piccole stazioni abbandonate, ma anche riutilizzate lungo le ferrovie dell'Astigiano
Biblioteche, ristoranti, circoli, sedi di associazioni nelle stazioni ferroviarie; abitazioni nei caselli. Non mancano gli esempi nei paesi dell'Astigiano di chi saggiamente ha saputo dare una diversa vita alle stazioni, ormai prive della presenza quotidiana di un tempo di personale e servizi. La biblioteca a Montegrosso e Calamandrana, la Protezione civile a Isola, il ristorante a Bruno, il circolo a Montechiaro, l'ambulatorio veterinario a Moncalvo, ad esempio; ma sono molte di più le stazioni (e caselli) completamente abbandonate e troppe di esse versano in un completo degrado, cadute nell'oblio e nell'indifferenza.
«Un patrimonio storico che dovrebbe essere preservato e a cui si potrebbero dare destinazioni diverse: le stazioni presenziate nell'Astigiano sono soltanto quelle di Asti, Villanova, Castagnole Lanze e Nizza Monferrato; le altre stazioni sono soltanto “fermate” e molte di esse neanche più quello - spiega Fulvio Bellora, presidente del Co.M.I.S., il Coordinamento per la mobilità integrata e sostenibile dell'Astigiano che da diversi anni è fortemente impegnato a favore del trasporto ferroviario - I fabbricati sono anche in vendita, ma molti di essi non risultano appetibili, soprattutto per la mancanza di spazi esterni. Un riutilizzo delle stazioni è però auspicabile, per restituire vita a quei luoghi, occupare spazi e garantire sicurezza».

La stazione ferroviaria di Isola d'Asti sulla linea Asti-Alba sede della Protezione civile (foto Martiner)
Le riflessioni sulle stazioni astigiane partono proprio da Asti: «Nella stazione di Asti non c'è neppure più il bar e i negozi sono quasi completamente spariti: una situazione determinata forse da richieste di affitto troppo elevate, ma che comunque non rappresenta nulla di positivo», osserva Bellora.

La stazione ferroviaria di Asti con i locali in cui si trovava il bar chiuso da diversi anni (foto Martiner)
Da una parte lo sviluppo della tecnologia che ha tolto di mezzo il personale nelle stazioni, dall'altra la chiusura di molte linee ferroviarie (furono quattro su sei nell'Astigiano) hanno portato all'abbandono delle stazioni e al degrado di molte di esse. Ma situazioni di incuria si registrano purtroppo anche nelle stazioni frequentate da molti pendolari. Potranno forse tornare a vivere le stazioni in un futuro in cui il treno torni a rappresentare un mezzo di trasporto pubblico efficace per muoversi sul territorio, evitando problemi di traffico, a vantaggio anche della propria sicurezza. Segnali in tal senso si registrano anche nell'Astigiano: il più recente è l'attivazione di 14 treni giornalieri tra Asti e Milano Centrale; ma preziosa è stata la riapertura ai treni passeggeri della linea Asti-Alba, frequentata ogni giorno da studenti, lavoratori, turisti e da quanti si recano in città per servizi e compere. L'Asti-Alba è una delle quattro linee che furono chiuse; quanto alle altre, riaperta ai treni turistici la Asti-Chivasso, così come la Castagnole Lanze-Nizza Monferrato; poche o nulle le speranze per la Asti-Casale.
Sulla rinata linea Asti-Alba, riaperta al traffico passeggeri nel settembre 2023, le stazioni vivono situazioni alterne: il degrado più totale a San Marzanotto, curata la stazione di Isola, in cui ha sede la Protezione civile (tra Isola e Motta di Costigliole il casello è abitato). Senza una destinazione e dunque lasciata inutilizzata, la stazione di Motta di Costigliole, ma è curata l'intera area.

La stazione di Isola d'Asti (foto Martiner)

La stazione di Motta di Costigliole (foto Martiner)

La stazione di Castagnole Lanze (foto Martiner)
A Castagnole Lanze la stazione è presenziata (vuoto il resto dell'edificio) e curata l'area esterna con il suo gradevole giardino (in cui si trovano anche targhe commemorative di personale delle ferrovie). Da evidenziare come fu proprio l'arrivo del treno nel 1870 a favorire lo sviluppo edilizio, sociale ed economico, dei paesi del Piano di Isola, Motta di Costigliole e della zona di San Bartolomeo a Castagnole Lanze.
Marta Martiner Testa
Appena fuori Asti, ma sempre nel territorio comunale, le ex stazioni ferroviarie di San Marzanotto rappresentano una delle tante ferite aperte, testimonianza di un passato divorato dall'incuria e dall'abbandono. La stazione di San Marzanotto Piana, inaugurata nel luglio 1870 sulla linea Castagnole-Asti-Mortara, ha vissuto i fasti della Rete Mediterranea prima di passare sotto la gestione delle Ferrovie dello Stato. Tuttavia, il declino della stazione è iniziato con la soppressione del servizio viaggiatori nel 2003 e la successiva chiusura dell'intera linea nel 2012, abbandonando l'edificio al suo destino.
Oggi la struttura si presenta in uno stato di degrado che lascia con l'amaro in bocca: i locali sono stati murati per prevenire bivacchi e situazioni di pericolo, trasformando un luogo di aggregazione in un guscio vuoto. Nonostante la linea Asti-Castagnole-Alba sia stata riaperta nel 2023, la stazione rimane esclusa da ogni piano di riutilizzo, con cancelli aperti e una vegetazione che avanza indisturbata. Ancora più drammatico è lo stato in cui versa la piccola stazione di San Marzanotto Rivi, situata al Brascone, a Valle Tanaro. Questa fermata, attivata nel 1893 e oggi presente sulla linea Asti-Acqui, è stata abbandonata, da quanto ci raccontano alcuni residenti, già tra la fine degli anni ‘60 e i primi anni '70.

La stazione abbandonata di San Marzanotto Piana (foto J.R,)
Un tempo composta da un fabbricato viaggiatori, un magazzino e servizi igienici, la struttura è un rudere spettrale a ridosso di alcune abitazioni. Il segno più evidente del cedimento strutturale è dato dal tetto che sta implodendo su se stesso rendendo l'intera area inagibile. Nonostante i controlli periodici lungo le linee, non sono previsti interventi di recupero per questi due edifici, ma neanche la loro riconversione per altri scopi. Il passaggio all'automazione dei caselli negli anni '90 ha eliminato la presenza degli operatori, un tempo custodi della sicurezza e della vita sociale della ferrovia.

La stazione abbandonata di San Marzanotto Rivi (foto J.R.)
Mentre altre località hanno trasformato le stazioni dismesse in biblioteche o bar, come a Montegrosso, a San Marzanotto non si parla di progetti o idee per un recupero strutturale della stazione alla Piana. Le voci di chi ha lavorato in ferrovia lamentano una mancanza di volontà politica e investimenti: nonostante si parli di mobilità sostenibile e treni turistici, queste strutture rimangono fuori dai ogni prospettiva e, senza un progetto di riconversione, la memoria storica di questi luoghi è destinata a scomparire per sempre sotto il peso di quelle che saranno le loro macerie.
Riccardo Santagati
La linea ferroviaria Chivasso-Asti è parte integrante del progetto “Binari senza tempo” della Fondazione FS, che mira a conservare e valorizzare il patrimonio ferroviario storico.
I fabbricati viaggiatori e gli altri manufatti di servizio lungo la linea, costruiti nel 1912, risultano caratterizzati tutti dallo stesso aspetto architettonico: il disegno sobrio, ma dignitoso, denota accuratezza nella progettazione sia a livello compositivo, con vaghi richiami agli stilemi tardo ottocenteschi, sia per la scelta dei materiali. Tutti i fabbricati viaggiatori presentano le medesime caratteristiche tipologiche a livello distributivo; in funzione dell'importanza della località e del traffico previsto variano invece le dimensioni.
Gli edifici nelle stazioni maggiori, come Montechiaro, Cocconato e Montiglio Monferrato, presentano dal lato ferrovia la facciata suddivisa in cinque campi, a simmetria centrale, mentre dal lato strada la facciata è caratterizzata, secondo il gusto Liberty, da un volume emergente, una piccola torretta posta all'angolo dell'edificio.

La stazione di Montiglio-Murisengo sulla tratta ferroviaria Asti-Chivasso (foto Zampicinini)
La società R.F.I. (Rete Ferroviaria Italiana), negli ultimi anni ha ristrutturato le principali stazioni. Per quella di Montiglio-Murisengo, oltre al fabbricato viaggiatori sono stati anche ripristinati il magazzino merci, la piccola costruzione adibita a servizi igienici, la caratteristica torretta per il rifornimento dell'acqua alle locomotive a vapore. A mantenerla viva, come obiettivo della Fondazione FS è il Co.M.I.S.: «Puntiamo a valorizzarla - spiega il presidente Fulvio Bellora - non solo con la mostra dedicata alla storia della linea ferroviaria e lo spettacolare plastico ferromodellistico, ma anche attraverso esposizioni artistiche, come per “Germinale” lo scorso anno. Inoltre ne curiamo la pulizia e il decoro e cerchiamo di inserirla, in eventi del territorio, come le fiere del tartufo e le camminate sul territorio». La stazione di Montechiaro è sede da tempo di un circolo ricreativo; per quella di Cocconato, che ha ospitato la pizzeria “The Rocket” chiusa durante la pandemia, recentemente ristrutturata limitatamente al fabbricato viaggiatori, non è ancora stata individuato il possibile riutilizzo.
Franco Zampicinini
Dal 2012 la tratta Castagnole delle Lanze (Canelli - Nizza) - Cantalupo (Alessandria) è stata chiusa al traffico dopo più di un secolo di attività. «La progettazione collocava Nizza Monferrato al centro di una croce ferroviaria che metteva in contatto Asti e Acqui Terme, Alessandria e Alba - ci spiega Giacomo Massimelli del Comitato Strade Ferrate - Collegamenti molto utili anche oggi che siamo diventati patrimonio Unesco (era un requisito per il riconoscimento). Peccato che una direzione sia morta, Castagnole - Alessandria, sostituita da un servizio bus che impiega troppo tempo, perché percorre strade di campagna, e non è presente nei fine settimana. Per questo i turisti la usano ed è un peccato perché i visitatori, soprattutto quelli del Nord Europa, sono abituati a viaggiare in treno. Un mezzo diretto a Nizza impiegherebbe solo 20 minuti (27 a Canelli) ammirando scorci incantevoli. Inoltre i bus “sostitutivi” non fermano davanti la stazione nicese ma lontano 1 km e questo fa saltare le coincidenze con le altre tratte. Tutto questo per volontà della Regione Piemonte. Eppure il tratto Nizza - Canelli - Castagnole - Alba sarebbe praticabile». Lo dimostra il fatto che le stazioni interessate sono pulite e funzionanti; oggi percorse solo dai treni storici.

La stazione di Canelli (foto Pettino)

La stazione di Castelnuovo Belbo (foto Pettino)
Le altre sono in condizioni nefaste. Ad esempio, le stazioni di Incisa Scapaccino e Castelnuovo Belbo sono in stato di abbandono e invase dalla vegetazione come tutta la linea ferrata. «È un peccato, anche dal punto di vista architettonico: questi immobili erano il fiore all'occhiello dei paesi, edifici costruiti nello stile dell'epoca, circondati da giardini pubblici a disposizione dell'utenza. Un patrimonio che privato della sua funzione si è trasformato in degrado».

Il degrado alla stazione ferroviaria di Incisa Scapaccino (foto Pettino)
Una sfumatura non da poco: «La tratta non è soppressa, ma “sospesa”: ciò vuol dire che un giorno, cambiando la sensibilità politica della Regione, potrebbe essere riaperta. Andrebbero quindi mantenute, non abbandonate o snaturate, perché i locali potrebbero tornare all'uso dei viaggiatori. Il Comitato Strade Ferrate, unitamente all'associazione Politeia e il Co.M.I.S., sta raccogliendo le firme di sindaci dei paesi interessati, direttamente o indirettamente, dalla tratta per sensibilizzare la Regione Piemonte alla sua riapertura. Tra gli altri, hanno già firmato Alessandria e Bra, quest'ultima collegata alla linea chiusa attraverso Alba, nonché Canelli che l'ha addirittura inserita nel programma dell'amministrazione».
Massimiliano Pettino
Ci sono voluti mesi perché la porta d'ingresso alla sala d'attesa della stazione di Villanova venisse riparata. Le segnalazioni all'ente gestore sono partite dal sindaco Roberto Peretti e dal consigliere di minoranza Max Ponte, che ha continuato ad aggiornare i cittadini anche attraverso i suoi canali social. Prima segnalazione ottobre 2025. Riparazione effettuata qualche giorno fa. «Da Rfi ci hanno riferito che mancavano i pezzi di ricambio - riferisce il sindaco Peretti - ma che erano in arrivo. Quando ci sono queste segnalazioni da fare, invito i cittadini ad inoltrarle direttamente alle Ferrovie. I post sui social fanno rumore ma non raggiungono lo scopo». Purtroppo non è solo una porta rotta ad indicare la mancanza di cura. Ci sono stati più volte episodi di allagamento del sottopassaggio e alcuni calcinacci che cadono dai muri scrostati. E il Caffè della stazione è ormai chiuso da tempo.
«La stazione è un punto nevralgico della vita di molti cittadini - dichiara Max Ponte - le mie segnalazioni non vengono tanto dal mio ruolo istituzionale. Sono un utente e vorrei che il trasporto ferroviario fosse più valorizzato e meglio sfruttato. Quest'incuria non aiuta a rendere più attrattivo l'uso del mezzo pubblico».

Il Caffè chiuso da anni alla stazione di Villanova d'Asti (foto Pagnotta)
Non va meglio alla stazione di Villafranca-Cantarana, dove un cartello ormai scolorito segnala la chiusura della sala di attesa. Come recita l'avviso, la chiusura risale alle “disposizioni emanate dalle autorità competenti in materia di prevenzione e diffusione del Coronavirus”.

La stazione di Villafranca - Cantarana (foto Pagnotta)

Alla stazione di Villafranca - Cantarana sala d'attesa chiusa dai tempi del Covid
Un lasso di tempo ragguardevole per rendere di nuovo agibili i locali, ma manca evidentemente la volontà di farlo. Altre porte hanno addirittura i vetri rotti (bagni - anch'essi chiusi - magazzini, etc.), un biglietto da visita desolante per i viaggiatori che utilizzano la stazione e, a giudicare dalle auto nel parcheggio di scambio, sono molti che partono e arrivano a Villafranca.
Situazione diversa a San Paolo Solbrito dove sono in corso i lavori per migliorare le vie di accesso alla stazione. Il Comune ha infatti avviato la riqualificazione di via Stazione dove verranno realizzati marciapiedi e convogliate le acque piovane per mettere in sicurezza la zona dal punto di vista idrogeologico.
Carmela Pagnotta
Se venti di novità si aprono dalle sponde “casalesi” della linea Castagnole-Asti-Mortara, grazie alla recente riapertura, datata 2023, del tratto Casale Monferrato - Mortara, nel Moncalvese non sembrano arrivare nemmeno rivoli di una riapertura del collegamento ferroviario attivo fino al 2010, quando un “provvidenziale” crollo di una galleria vicino Ozzano portò alla chiusura della linea, in realtà da tempo percorsa da sempre meno passeggeri. L'addio del treno non comportò l'abbandono completo della linea, garantita dal servizio pullman, ma si è lasciato dietro diversi strascichi: in primis, la deprecabile situazione che vivono gli edifici che un tempo ospitavano le stazioni ferroviarie. Da anni i paesi del territorio si sono dovuti, loro malgrado, abituare al degrado continuo e irreversibile degli edifici, da snodo di viaggio a luoghi alla mercé dei vandali.

La stazione di Moncalvo in cui ha trovato spazio l'ambulatorio veterinario
Le stazioni del territorio infatti - Moncalvo, Castell'Alfero, Tonco-Alfiano e Ponzano Monferrato - sono costruzioni novecentesche in cemento e non presentano come altrove elementi artistici che ne abbiano aiutato la salvaguardia; tuttavia, gli edifici sono di proprietà di Ferrovie dello Stato e “a bilancio” per svariate decine di migliaia di euro. Difficile, se non impossibile che un privato possa esserne interessato, tanto più che la loro posizione in pianura, senza la tanto agognata “bella vista”, non ne favorisce nemmeno l'interessamento da parte di qualche compratore straniero “innamorato” del territorio. Perciò, i vari edifici sono caduti in rovina e tuttora “giacciono” in lento disfacimento. L'unico, parziale, esempio virtuoso è rappresentato dalla stazione di Moncalvo, laddove la sala d'attesa della stazione è diventata un ambulatorio veterinario ormai da diversi anni.
Luca Mombellardo
La tratta nefasta Castagnole Lanze-Alessandria attraversa tanti paesi del sud Astigiano. L'interruzione, nel 2012, del servizio viaggiatori ha reso deserte le stazioni delle località al confine tra le due province. Gli immobili, dalla grande metratura e di pregio, per anni sono rimasti chiusi, abbandonati. Alcuni sono affondati nell'oblio, altri hanno trovato una nuova vita.
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La stazione di Calamandrana adibita a biblioteca e auditorium (foto Pettino)

Il bar ristorante nella stazione di Bruno (foto Pettino)
Un mirabile esempio è quello della stazione di Calamandrana che è stata ristrutturata ed adibita a biblioteca e auditorium comunale. Qui trovano asilo tanti eventi culturali del piccolo paese, incontri, presentazioni di libri, laboratori per i più piccoli, spettacoli e tanto altro. A Bruno, invece, la sopravvivenza dell'immobile si deve ad un privato che ha trasformato i locali in un apprezzato bar/ristorante.
Massimiliano Pettino
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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