Intervista
13 Febbraio 2026 08:36:35
Il presidente dell'Ordine degli Architetti di Asti, Maurizio Pugliese
Quali saranno le linee guida che disegneranno l'Asti del futuro? Con quali obiettivi e su quali basi tecniche? Abbiamo incontrato Maurizio Pugliese, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Asti, per discutere delle osservazioni presentate dall’Ordine riguardo alla nuova proposta tecnica per il prossimo Piano Regolatore ancora allo studio degli uffici. In un momento strategico per la pianificazione urbana, Pugliese spiega che gli architetti astigiani sono pronti a fare la loro parte per collaborare con il Comune, in modo costruttivo, al fine di risolvere le lacune nel documento che farà da scheletro al Piano definitivo.
Architetto, partiamo dalla natura di questo documento. Alcuni sostengono che l’Ordine abbia "cassato" su tutta la linea le proposte del Comune È così?
Assolutamente no. Non abbiamo cassato nulla, abbiamo espresso dubbi e perplessità trasformandoli in proposte. Bisogna fare una premessa doverosa: quella approvata dal Comune è una proposta tecnica, fatta di norme, obiettivi e una cartografia su larga scala, non è ancora il Piano Regolatore definitivo. È fisiologico che ci siano carenze, ed è proprio questo il momento di avanzare proposte più concrete prima dell'adozione del preliminare. L'amministrazione sembra aver capito che il nostro intento è aiutarli come professionisti che conoscono il territorio.
Uno dei punti caldi riguarda la mobilità. Perché siete critici sulla viabilità prevista?
La viabilità attuale viene sostanzialmente riconfermata, ma con carenze significative. Prendiamo la tangenziale sud-ovest, di cui non entriamo nel merito. Così com’è disegnata, non ha connessioni reali con la città, se non il collegamento con corso Alba. Sarebbe deleterio investire cifre altissime solo per risparmiare quattro minuti d'auto per non andare ad Asti Est e andare direttamente ad Asti Ovest. Logica vuole che abbia connessioni con la città e che sgravi il traffico su corso Savona, corso Torino e corso Alessandria perché diventa un’alternativa di penetrazione per la città e della città, altrimenti ci sembra un’opera inutile. Inoltre, è stato tolto il collegamento da Asti Ovest all’ospedale, un elemento di utilità fondamentale per le ambulanze. A nostro avviso, è indispensabile aggiornare il Piano Urbano del Traffico partendo dai dati attuali per capire quali interventi siano davvero strutturali.
Voi puntate molto sul concetto di "rigenerazione". Cosa non vi convince delle "aree strategiche" individuate dal Comune? Quali sono i vostri suggerimenti?
Il futuro della città si giocherà al 95% sul recupero e sulla riqualificazione della città costruita, non sull'espansione o nuove costruzioni. Queste ultime ci saranno, ma come vuoti che vanno riempiti, cuciture in ambito urbano, che possono avere un senso nelle frazioni dove completare quattro lotti con delle casette permette di fare una strada e dare servizi. Il Comune ha identificato 24 aree strategiche e immobili, lasciandone fuori altre che meritano attenzione, come l’ex Enofila. Ma ci interroghiamo sul concetto stesso di "strategia": per noi, un’area è strategica se il suo recupero è in grado di generare un effetto volano, riattivando l'identità di un luogo e migliorandone i servizi e la qualità della vita. Ad esempio, abbiamo proposto di inserire l'ex sede dell'Inps di via d'Azeglio tra le aree strategiche per trasformarla in social housing, un intervento poco costoso e di grande impatto sociale. Oppure l’ex Maina, ciò che resta della Colli di Felizzano e l’ex Regina Margherita, se recuperate insieme, avrebbero un effetto domino sul quartiere.
Avete parlato spesso della necessità di semplificare le norme. La burocrazia sta frenando la città?
Sì, la burocrazia ha fatto scappare investimenti. Non è possibile impazzire per trasformare un piccolo magazzino di 100 mq in un negozio a causa di norme troppo complicate. Serve un Piano Regolatore snello e flessibile; se lo teniamo troppo rigido, ogni cambiamento richiederà varianti che impantanano i progetti per anni. Abbiamo bisogno di un'interpretazione univoca delle norme.
In prospettiva futura, si parla molto di logistica e di grandi progetti. Qual è la vostra posizione?
Sulla logistica sappiamo ancora poco, ma ci piacerebbe essere coinvolti perché sono opportunità di reindustrializzazione importanti. Sappiamo che Alessandria si sta muovendo molto bene con un progetto di Carlo Ratti, che ospiteremo a settembre come Ordine degli Architetti per parlare di rigenerazione urbana. Per Asti, le aree destinate alla logistica intorno a corso Alessandria sono corrette, ma bisogna valutare attentamente l'impatto sulla viabilità urbana affinché non si appesantisca. Il raddoppio di corso Alessandria è previsto, ma non mai partito neanche un centimetro per i costi elevatissimi; se la logistica attirerà investimenti, questi dovranno ricadere anche sulle opere pubbliche, sui servizi e sulla viabilità.
Voi continuate a chiedere progettualità e bandi di idee.
Per noi è fondamentale che la città torni a dare spazio alla progettualità di qualità, magari attraverso concorsi di idee. Avere progetti pronti e condivisi è l'unico modo per non perdere il treno dei futuri bandi nazionali, come il Piano Casa o la legge sulla rigenerazione urbana. Noi siamo operatori del territorio e vogliamo mettere la nostra competenza a disposizione per evitare gli errori del passato.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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