Trasporti
16 Febbraio 2026 16:47:39
Nel progetto di Bartolomeo Bona c’era l’idea di collocare Nizza M.to, la sua città, al centro di tratte ferroviarie dirette ai centri maggiori. Qui infatti si intersecano due collegamenti, Acqui – Asti e Alessandria – Cavallermaggiore (Alba), creati con il proposito di proseguire agevolmente (con pochi cambi) verso Milano, Torino e Genova. Dal 2012 la via strada ferrata verso Alessandria è stata sostituita dal bus con l’endemico allungamento dei tempi di percorrenza e disagi alla viabilità. Il tutto è stato ulteriormente complicato dalla divisone della tratta in due differenti linee.
«Il cambio è sempre a Nizza, ma alla piscina comunale e questo crea problemi sia per chi deve prendere la coincidenza per proseguire la corsa (e spera di essere in orario!) sia per chi deve cambiare tratta Acqui – Asti, perché essendo questa ancora ferroviaria, la fermata è alla stazione e dista quasi un km dal capolinea. Praticamente una prova da atleti velocisti - commenta un pendolare di vecchia data – Se proprio non è possibile tornare al treno, che almeno ci sia un solo bus sulla Castagnole - Alessandria che fermi in stazione».
La vita di studenti e lavoratori è complicata anche sulla tratta ferrata.
«Verso Acqui il treno è quasi mai in orario – lamenta un alunno delle Superiori che parte da Nizza – A volte pochi minuti, altre tale da farci entrare alla seconda ora. Le carrozze non sono sporchissime, abbiamo visto di peggio. Prima rimaneva tanta gente in piedi per tutto il tratto, ora molte persone scendono a Nizza e così quasi tutti riescono a trovare un posto a sedere. Cosa manca? Il treno delle 15.44 per tornare a casa. C’è solo quello delle 16.44 e, usciti da scuola, ci tocca aspettare più di un’ora. Ci piacerebbe che ci fossero corse anche il sabato e la domenica pomeriggio, per consentirci di uscire ad Acqui con i nostri compagni di classe e far rientro a casa in sicurezza».
Nell’altro verso, i “mal di pancia” aumentano: «È ormai una certezza arrivare in ritardo ad Asti e così perdere la coincidenza per Torino – picca un lavoratore diretto al capoluogo – La linea è una fonte inesauribile di problematiche: tra passaggi a livello che non si chiudono e lavori in corso, sovente si accumulano minuti o peggio, si sopprimono le corse. Martedì scorso gente che è partita da Acqui alle 6,44 è arrivata ad Asti alle 9,15. Vere e proprie odissee anche per chi deve proseguire. Molte volte, ad Asti, siamo costretti a prendere un Intercity e pagare un supplemento nonostante l’abbonamento per niente a buon mercato. Per il ritorno (dall’epoca del Covid), hanno tolto il treno delle 17,12 e così i lavoratori degli uffici devono attendere in stazione un ora quello delle 18,12. Come sono i mezzi? Abbiamo il “Minuetto” da sempre, dalla capienza ridotta, e così quello del mattino e quello delle 14, che raccolgono tutti gli studenti, sono sempre strapieni con la gente in piedi. Perché non mettere un treno più grande, tipo un “Pop”? Sabato e domenica non ci sono mezzi e quindi il lavoratore sabatino è costretto a prendere l’auto».
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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