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Progetto congiunto

Primi in Italia a portare salute e assistenza sociale a domicilio nelle case popolari

Firmato un protocollo fra Asl, Comune di Asti e Atc per l'apertura degli sportelli di segretariato sociale

Primi in Italia a portare salute e assistenza sociale a domicilio nelle case popolari

Un primato italiano, quello di Asti, laddove le fragilità sanitarie e sociali sono più marcate. Nei giorni scorsi è stato firmato il protocollo di intesa fra Asl, Comune di Asti e Atc (Agenzia Territoriale Casa) per attivare diversi sportelli di segretariato sociale all’interno di quartieri popolari.
Si parte con via Monti 46, allo sportello già attivato, in via Malta nei locali messi a disposizione dalla Società San Vincenzo e a breve anche in via Madre Teresa di Calcutta (palazzi dai “tetti blu”) appena si libera un alloggio utile a questo scopo.
Dentro, in giorni ed orari ancora da definire, si potranno trovare figure professionali messe a disposizione dai tre enti: infermieri di comunità ed eventualmente medici specialistici per il fronte sanitario con lo scopo di dare orientamento ai vari servizi territoriali (e non solo) offerti dall’Asl; assistenti sociali e funzionari comunali per tutto ciò che attiene il welfare locale, regionale e nazionale e operatori dell’Atc per riallacciare quel legame un po’ sfilacciato fra gli inquilini delle case popolari e i loro “padroni di casa”.
Questa è l’idea di partenza, ma all’orizzonte vi sono già progetti di alfabetizzazione sanitaria e di allargamento delle équipe anche al mondo del volontariato che opera negli ambiti sanitari e assistenziali.
Tutte queste figure già operano sul territorio, svolgono queste attività nelle loro sedi e ricevono i cittadini che si rivolgono a loro: la novità del progetto è che non costringono più i cittadini a spostarsi per andarli a cercare nei loro vari uffici, in giorni e orari non sempre noti, con rischio di non essere ascoltati senza appuntamento. Soprattutto spesso, senza neppure sapere che esistono e quali tipi di servizio possono fornire. L’idea innovativa è il viaggio al contrario: sono operatori e specialisti che vanno a casa di chi più ha bisogno delle loro competenze. E non si tratta solo di una comodità logistica, ma di un cambio di mentalità che sviluppa la prossimità dei servizi. Andare dove vive la persona che ha bisogno di aiuto, accorcia enormemente i tempi di comprensione del tipo di problema da risolvere con soluzioni sempre più efficaci e tagliate su misura.
«I vantaggi sono tanti anche per gli enti che hanno sottoscritto questo protocollo di intesa – ha spiegato Alberto Mossino, consigliere astigiano dell’Atc cui il presidente Prunotto ha riconosciuto il merito dell’idea – Per l’Asl si tratta di uno strumento di cura di prossimità in città con presa in carico di problemi sanitari prima che le persone che ne soffrono arrivino al Pronto Soccorso, magari con accesso improprio, senza sapere a chi altri rivolgersi. Per il Comune è l’occasione per intercettare fragilità sul nascere prima che si cronicizzino e diventino irrisolvibili. Per l’Atc, infine, è una presa in carico degli inquilini a tutto tondo».
Gli fa eco il direttore Asl Giovanni Gorgoni: «I nostri infermieri di comunità stanno diventando gli interlocutori privilegiati di aree urbane e non urbane più marginali. Sono il riferimento di persone che hanno problemi di salute e non sanno a chi rivolgersi. Si tratta di una collaborazione sicuramente inedita – continua – ma in cui vedo sviluppi interessanti come un ambizioso progetto di cohousing sostenibile e progetti che vanno ad attenuare le conseguenze dell’invecchiamento della popolazione e l’esclusione sanitaria sociale».
Soddisfatto del progetto anche il sindaco Rasero: «In questo progetto io ci vedo il Sistema Asti, quello che sa di collaborazione fra istituzioni e volontariato per migliorare le condizioni di vita delle persone più fragili e non far sentire nessuno abbandonato».

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