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Monsignor Prastaro: "Per cosa vivi? Per te stesso o per donare?"

Numerosi gli interrogativi e le riflessioni proposti dal vescovo di Asti nel suo messaggio per la quaresima - Annunciato anche il progetto a sostegno del dispensario della parrocchia di Tassia in Kenya

Monsignor Prastaro: "Per cosa vivi? Per te stesso o per donare?"

"Possedere o donare?" E' l'interrogativo che il vescovo di Asti, monsignor Marco Prastaro, pone alla base del messaggio per la quaresima, reso noto in questi giorni, e per il cammino di conversione che, come ogni anno, propone ai fedeli.

"Nello scenario di questo tempo in cui, a partire dalla cronaca locale fino a quella mondiale, molto ci inquieta e ci interroga - scrive il vescovo - mi sono chiesto che cosa questa quaresima 2026 potesse dire a noi.

Mi pare proprio che il cammino di conversione, che la quaresima ogni anno ci propone, ponga una questione fondamentale di orientamento della vita, chiedendoci in fondo se ci facciamo guidare dalla logica del possesso o dalla logica del dono. Sì, proprio sulla scelta di una di queste due alternative si gioca la vita: possedere o donare?

Pare evidente e perfino scontato affermare che il tempo che viviamo insegue la logica del possesso: io vengo prima degli altri e gli altri sono da usare per me; il mio gruppo, il mio popolo, la mia nazione vengono prima degli altri gruppi, popoli e nazioni che divengono solo cose da possedere e usare per il proprio tornaconto. Il male che pervade questo modo di vivere si presenta addirittura come qualcosa che è a fin di bene, che è per il mio bene e per il bene del mio gruppo".

L'invito a tornare alla logica del dono

Da qui l'invito alla conversione. 

"L’invito quaresimale a tornare a Dio con tutto il cuore - continua - non è altro che l’invito a provare a guardare alla vita (cioè alle cose, alle persone e a Dio) così come la guarda il Signore: un invito cioè ad entrare nella logica del dono di sé.

La quaresima è il cammino di 40 giorni che ci prepara alla Pasqua, il momento in cui Gesù dona la sua vita per noi sulla croce e Dio lo risuscita a garanzia che quella del dono, e solo quella del dono, è la strada della salvezza che porta all’eternità.

In queste settimane siamo chiamati a convertirci, a togliere quindi dalla nostra vita tutto ciò che ha sapore di possesso e a vivere sempre di più nella logica del dono, che è la via di Gesù".

Digiuno, carità e preghiera 

Il vescovo cita quindi i "pilastri" del cammino da compiere. 

"La quaresima ci propone sempre un cammino concreto fatto di digiuno, di carità e di preghiera. Sono la risposta al possedere, per vivere nel dono.

Il digiuno ci porta a fare esperienza di distacco dalle cose: perfino il cibo, di cui non si può fare a meno per vivere, può essere “controllato” perché non diventi il fattore che guida tutto il nostro vivere.

La carità ci inserisce nel giusto rapporto con gli altri: è il dono di sé e non l’uso dell’altro.

La preghiera, infine, ci insegna a porci sempre di fronte a Dio riconoscendo che Lui è Dio e noi siamo le sue creature, che Lui si dona per noi e noi ci doniamo a Lui. La preghiera ci insegna a porci di fronte a Dio come sue creature e suoi figli, nell’abbandono al suo amore e non nella pretesa di possederlo e usarlo per noi stessi".

l progetto solidale per la quaresima

"Come ogni anno, poi - conclude il vescovo - ci viene proposto un “progetto” per la quaresima. Quest’anno sarà quello di continuare a sostenere la realizzazione del dispensario della Parrocchia di Tassia, nella periferia di Nairobi, contribuendo all’acquisto di attrezzature mediche necessarie (per informazioni chiedere al proprio parroco, ndr).

La questione semplice e chiara, e quindi impegnativa, che questa quaresima ci pone è: per cosa vivi? Per te stesso, per te stessa o per donare? Abbiamo quaranta giorni per convertirci. Usiamoli bene, la questione è decisiva per la nostra vita personale e per le sorti del mondo".

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