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Sicurezza

Movicentro, scontro infuocato in Consiglio sulla paternità di un'opera che non ha mai convinto

L'assessore Giacomini illustra la strategia per garantire più sicurezza, ma il consigliere Malandrone attacca: «Se in nove anni non siete riusciti a gestire la struttura, come pensate di gestire una città?»

Movicentro Asti

La passerella del Movicentro Asti

Il futuro del Movicentro di Asti e del sottopasso di piazza Marconi torna a infiammare l’aula del Consiglio comunale. Tra accuse di inefficienza, proposte di presidi sociali e accesi scambi di responsabilità storica, il dibattito tra maggioranza e opposizione riapre una ferita ancora sanguinante. Tutto nasce da un'interpellanza depositata dai gruppi Uniti si può, Ambiente Asti e I Verdi a seguito degli ultimi atti vandalici avvenuti nell'edificio, tornato in funzione pochi mesi fa dopo una lunga chiusura.

L'assessore alla Sicurezza Luigi Giacomini (Fratelli d'Italia) ha dato il là alla discussione riferendo sui nuovi episodi di vandalismo e imbrattamento avvenuti a inizio anno. Per fronteggiare il degrado, l'amministrazione comunale ha messo in campo diverse strategie: un potenziamento della videosorveglianza (con nuove telecamere nella zona delle scale mobili), un presidio quotidiano della polizia municipale e la possibile attivazione di un servizio di guardie giurate di cui si dovrebbe occupare l’Asp.

Giacomini ha anche parlato di un tentativo di coinvolgere le associazioni d'Arma (Polizia, Carabinieri, Paracadutisti) per presidiare lo stabile, ma ha anche confermato che i responsabili dei vandalismi, un gruppo di minorenni, sono stati tutti identificati e le loro famiglie contattate.

L'opposizione: «Fallita la scelta commerciale, serve un presidio sociale»

Netta la posizione del consigliere Mario Malandrone (Ambiente Asti) che, rispondendo all'assessore, ha ripercorso la storia travagliata della struttura, definendola una vicenda segnata da anni di conflitti «stile Vietnam» riferendosi, tra le altre cose, alla gestione della vicina sala d'attesa. Secondo l'opposizione, la scelta di puntare su attività commerciali, come il ristorante, non ha portato i frutti sperati. Malandrone ha ribadito che la migliore vocazione d'uso per quegli spazi sarebbe stata un presidio sociale ed educativo, citando come modello lo "Zac" al Movicentro di Ivrea.

L'idea è quella di inserire educatori professionali capaci di governare il disagio e prevenire il vandalismo attraverso la presenza costante e l'animazione sociale, piuttosto che affidarsi solo alla repressione. «Se in nove anni non siete riusciti a gestire una struttura come il Movicentro, come pensate di gestire una città?» ha incalzato il consigliere rivolgendosi all'amministrazione Rasero.

Il sindaco: «Una schifezza ereditata dal centrosinistra»

La replica del sindaco Maurizio Rasero non si è fatta attendere, spostando il piano del confronto sulla paternità dell'opera. Con toni accesi, il primo cittadino ha rigettato ogni accusa di inefficienza, definendo il Movicentro e la relativa passerella una "schifezza" voluta dalle precedenti amministrazioni di centrosinistra, citando ex amministratori locali come Claudio Caron (che fu presidente dell'Asp) e Vittorio Voglino (ex sindaco di Asti).

Il sindaco ha ricordato come il centrodestra fosse all'epoca contrario al progetto, sostenendo che già allora figure come l'attuale consigliere comunale Piero Ferrero suggerissero la realizzazione di un sottopasso anziché di una passerella. «Andatevi a prendere i verbali - ha sbottato Rasero, accusando l'opposizione di demagogia - e fatevi un esame di coscienza prima di criticare la gestione attuale di un'opera considerata fallimentare sin dal principio».

Nella controreplica Malandrone ha ribadito che, nonostante le divergenze sulle colpe passate, la struttura è una realtà esistente che non può essere "bombardata" o lasciata al degrado, poiché rappresenta uno spreco di soldi pubblici e un ostacolo alla viabilità cittadina quando la passerella viene chiusa, come avvenuto nel recente passato. Il consigliere ha però rimarcato che lui non ha nulla a che vedere con Caron e Voglino o con la decisione di costruire il Movicentro come invece lasciato intendere dal sindaco puntando il dito, genericamente, contro il centrosinistra, di cui oggi fa parte lo stesso Malandrone.

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