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In Consiglio è scontro sulla crisi Konecta: passa l'Odg di Fratelli d'Italia che già guarda al ricollocamento dei lavoratori in esubero

Per l'opposizione è come alzare bandiera bianca: «Non va bene, state dicendo a lavoratori di 45-50 anni di andare a fare un altro mestiere»

In Consiglio è scontro sulla crisi Konecta: passa l'Odg di Fratelli d'Italia che già guarda al ricollocamento dei lavoratori in esubero

La marcia di protesta dei lavoratori Konecta a dicembre

Si è conclusa con una spaccatura politica la discussione in Consiglio comunale sull’ordine del giorno relativo alla crisi dei call center Konecta, Tecnocall e Mediacom. Il documento, presentato da Fratelli d’Italia, è stato approvato con i soli voti della maggioranza (18 favorevoli, 6 contrari e 2 astenuti) dopo un dibattito incentrato sul futuro dei lavoratori che saranno licenziati o decideranno di lasciare l'impiego con un incentivo economico. Il punto di rottura è stato il secondo paragrafo dell'impegno richiesto al sindaco Rasero, quello che propone di agevolare l'incontro tra i lavoratori e nuove realtà imprenditoriali o cooperative per una ricollocazione in altri settori.

Il consigliere del Partito Democratico Michele Miravalle ha espresso una netta contrarietà, definendo la proposta un atteggiamento arrendevole. «Si sta mandando un messaggio sbagliato e rischioso: arrendetevi e cambiate mestiere - ha commentato Miravalle in una nota diffusa oggi - È paradossale chiedere a chi lavora da anni in un call center di trasformarsi improvvisamente in altro, quasi come se i lavoratori fossero persone sprovvedute e incapaci di scegliere il proprio futuro». Secondo l'esponente dem, il Comune non dovrebbe pensare all'incontro tra domanda e offerta, ma concentrarsi esclusivamente sulla difesa dello stabilimento di Asti. «Il rischio è quello di aprire la strada a chi vuole smantellare il sito; oggi dobbiamo difendere quei posti di lavoro e difenderli su Asti» ha aggiunto Miravalle, invitando le realtà economiche interessate a farsi avanti autonomamente con contratti adeguati senza la mediazione del Comune.

La replica di Fratelli d’Italia: «Dobbiamo essere realisti»

Di segno opposto è la visione di uno dei proponenti, il consigliere Roberto Venturini (Fratelli d'Italia), che ha rivendicato la necessità di un approccio pragmatico di fronte ai licenziamenti già in atto. «Dobbiamo essere realisti perché ci sono 170 persone licenziate che quell'azienda, volente o no, non assumerà più. Siamo persone incaricate dai cittadini a cercare soluzioni, non a condurre battaglie che sappiamo perderemo. Dobbiamo perdere una battaglia, ma vincere una guerra: fornire a queste persone un posto di lavoro». Visione condivisa anche dai colleghi di partito Federico Cirone, Carlotta Accomasso e Renato Berzano.

I consiglieri di maggioranza, con l'approvazione dell'Odg, chiedono al sindaco e alla giunta «di sostenere pubblicamente le iniziative intraprese dalle forze sindacali per scongiurare l’accorpamento delle tre sedi piemontesi di Konecta Spa, la chiusura delle sedi di Asti e di Ivrea e la conseguente riduzione del personale in Tecnocall e Mediacom». Il documento chiede all’amministrazione comunale «di essere presente con i propri rappresentanti al fianco dei lavoratori e a Confindustria Piemonte di attivarsi a difesa dell’occupazione». Una proposta è quella di riunire tutte le varie componenti sindacali, istituzionali, cooperativistiche, industriali che possano aiutare coloro che perderanno il lavoro a trovare una nuova occupazione, nel mondo delle cooperative, ma anche della grande distribuzione. «Non si tratta di sbattere le persone a fare altro, ma di interfacciarsi con chi ha carenza di personale» ha precisato l'esponente di Fratelli d'Italia, definendo l'azione di matching (incontro domanda-offerta) un «grande servizio».

La mediazione non riuscita da parte del sindaco

Il sindaco Rasero ha anche tentato di mediare tra le parti per vedere se si potesse eliminare qualche passaggio che la minoranza non intendeva votare, ma la decisione dei proponenti è stata di tirare dritto sul testo, senza correzioni. «Oggi l’unica priorità deve rimanere il mantenimento dei call center ad Asti - ha concluso Miravalle - Ipotizzare soluzioni alternative in questa fase rischia di indebolire la posizione dei lavoratori e delle istituzioni al tavolo delle trattative. Viene il dubbio che qualcuno non creda più alla possibilità di salvare questi posti di lavoro. Noi non ci stiamo: la partita non è finita e non possiamo correre il rischio che lo stabilimento astigiano chiuda i battenti».

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