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Il Tribunale di Asti rinvia la base d’asta per l’ex Sicer

Stime discordanti, elevata presenza di amianto e grandi costi di bonifica mettono a rischio la riqualificazione dello stabilimento

Il Tribunale di Asti rinvia la base d’asta per l’ex Sicer

Il Tribunale di Asti ha rinviato al 15 maggio la comunicazione della base d’asta per la vendita dello stabilimento ex Sicer, in località Cavallo Bianco, da 35 anni in avanzato stato di degrado.

La perizia redatta da un tecnico che stimava in 400 mila euro il valore dell’immobile e in 150 mila euro i costi di bonifica dall’amianto. Il sindaco Claudio Gavosto ha contestato tali stime, in quanto una precedente perizia dell’amministrazione comunale aveva valutato 300 mila euro i fabbricati e ben 500 mila euro l’intervento di bonifica.

Dieci anni fa l’Amco aveva valutato l’immobile 380 mila euro, ma la nuova perizia estimativa, disposta dal Tribunale, tenuto conto delle condizioni peggiorate notevolmente nel corso degli ultimi anni e l’attuale situazione del mercato immobiliare, avrebbe dovuto essere decisamente più bassa.

I capannoni sono coperti in lastre fibrocemento, bucate dalla grandine e frantumate in molti punti, fatto che preoccupa non poco gli abitanti della zona per i rischi alla salute da amianto.

L’Arpa ha monitorato la copertura fin dal 2018 accertando che la superficie non è limitata ai 3 mila metri quadrati delle coperture, ma doppia: infatti a fine anni Ottanta, a seguito di una violenta grandinata che aveva danneggiato la copertura questa non venne sostituita, ma ne venne sovrapposta un’altra, sempre in Eternit.

Nel 2022 ulteriori più approfondite analisi avevano evidenziato che non sussistevano particolari rischi per la popolazione e all’ambiente.
La Sicer, produttrice di piccoli elettrodomestici (frullatori, ventilatori, lucidatrici, ecc.), dopo aver conosciuto una fase di un notevole sviluppo, favorendo l’occupazione locale, per varie vicende, andò in crisi e nel 1988 trasferì l’attività nella sede di Volpiano, passando in amministrazione controllata.

I fabbricati vennero acquistati dall’immobiliare Bellonia di Torino, che intendeva insediarvi attività commerciali, senza successo. Il bene passò poi all’immobiliare Beta, società messa in liquidazione, che non provvide a saldare i debiti e così venne acquisito dall’Agenzia delle Entrate.

Chi acquisterà l’immobile dovrà anche farsi carico delle elevate spesa di bonifica. Proprio per questo il sindaco Claudio Gavosto non aveva dato seguito alle disposizioni dell’Arpa, dopo l’ultimo sopralluogo del 2023, di emettere un’ordinanza all’ultimo proprietario di bonificare l’area, in quanto se il proprietario non vi avesse provveduto, avrebbe dovuto farsene carico il Comune, che ovviamente non ne aveva le possibilità economiche.

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