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“Gionata della Legalità”: dalla memoria alla responsabilità civile “trascinati” dall’esempio di don Pino Puglisi

All'Istituto Alfieri di Asti, studenti, istituzioni e associazioni a confronto su mafie, infiltrazioni economiche e legalità digitale per invitare i giovani al civismo collettivo

“Gionata della Legalità”: dalla memoria alla responsabilità civile “trascinati” dall’esempio di don Pino Puglisi

All'istituto Alfieri si è svolta la giornata della Legalità [foto Ago]

Si è conclusa con successo la seconda edizione della “Giornata della Legalità” all’I.I.S “Vittorio Alfieri” di Asti, nata per trasmettere ai giovani i valori della legalità, del civismo e della responsabilità individuale e collettiva. Un confronto diretto con le Istituzioni, voluto dalla dirigente Stella Perrone, che ha fornito gli strumenti essenziali per riconoscere e contrastare la criminalità organizzata, sottolineando l’importanza del passaggio dalla memoria alla responsabilità civile, sull’esempio di figure come don Pino Puglisi.

Moderato dal giornalista de La Nuova Provincia Riccardo Santagati, l’incontro si è aperto con l’intervento del Generale in pensione Antonio Borgia, che ha evidenziato la necessità di informare i giovani sul fenomeno mafioso in Piemonte.

Giornata della Legalità all'Istituto Alfieri di Asti

Gli esperti del contrasto alle mafie

La dottoressa Manuela Pedrotta, sostituto procuratore della DDA di Torino in rappresentanza del procuratore Bombardieri, ha illustrato le sfide della magistratura: non esiste una sola mafia, ma esiste un “metodo mafioso”, fondato su intimidazione e omertà. Rispetto al passato, oggi le mafie operano sempre più attraverso l’infiltrazione economica, investendo soprattutto in esercizi commerciali, inquinando il mercato delle attività economiche e danneggiando gli imprenditori onesti. Decisiva rimane la collaborazione perché «solo collaborando possiamo veramente pensare di sconfiggere un fenomeno che danneggia la società e tutti noi», per spezzare il circuito di intimidazione e silenzio di cui si nutre la mafia.

Sulla stessa linea il dottore Tommaso Pastore, Capo Centro DIA Torino. La DIA, organismo interforze nato sull’impulso di Falcone e Borsellino, opera a livello internazionale contro le organizzazioni criminali, che oggi esercitano il proprio potere soprattutto tramite la forza economica (il riciclaggio vale 25 - 35 miliardi di euro l’anno). Infiltrazioni economiche che sono state certificate anche in Piemonte con le locali 'Ndrangheta. A complicare il lavoro investigativo c’è la cosiddetta “mafia digitale”, che utilizza piattaforme criptate e non intercettabili. Anche Pastore ribadisce la centralità della collaborazione, con la DIA che ha il compito di ascoltare e di non far sentire isolato il cittadino che denuncia.

Giornata della Legalità all'Istituto Alfieri di Asti

Tanti gli studenti che hanno seguito i lavori dell'incontro sulla legalità e civismo

Ampio spazio è stato poi dedicato alla prevenzione e all’importanza della legalità. L’ispettore Sara Satragni, della Questura di Asti, ha spiegato il progetto di educazione tra pari contro bullismo e cyberbullismo: gli studenti, imparando la competenza emotiva e la gentilezza come strumenti di contrasto, agiscono come “sentinelle”, capaci di intercettare situazioni tra coetanei che non sempre arrivano agli insegnanti. Ricorda infine che anche i minori possono denunciare e che tramite l’applicazione Youpol è possibile segnalare, anche in anonimo, episodi di bullismo e violenza di genere.

«Legalità anche online» ha ribadito la dottoressa Assunta Esposito, Primo Dirigente Polizia di Stato e Dirigente del Centro Operativo Sicurezza Cibernetica Piemonte e Valle d’Aosta: il web non è una “zona franca”, nell’era “Onlife” ciò che accade in rete ha effetti concreti e reali. Il messaggio ai giovani è chiaro: «La rete non va demonizzata ma sicuramente va conosciuta, ed è necessario un approccio responsabile e consapevole, sempre improntato al rispetto della legalità».

La voce della Società Civile

La voce dell’associazionismo è arrivata dal Coordinamento Provinciale Libera Asti, attiva nell’antimafia sociale. Come sostenuto da uno dei coordinatori locali, Simone Barbiero, la presenza mafiosa sul territorio astigiano è confermata anche da recenti operazioni contro caporalato e confische di droga, armi e beni. Centrale è poi il riutilizzo sociale dei beni confiscati: «Cascina Graziella, a Moncalvo, è oggi casa di accoglienza per donne vittima di violenza, mentre un terreno confiscato a Dusino San Michele è diventato un orto sociale e didattico». Alessio Calvarese ha poi ricordato che oggi «si può fare antimafia sociale attraverso la cultura, l’arte, lo sport», tutti momenti che avvicinano i giovani verso la legalità. Libera ha invitato tutta la cittadinanza a partecipare alla Giornata nazionale della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie il 21 marzo a Torino, oppure il 17 marzo ad Asti.

Don Pino Puglisi

Don Pino Puglisi, oggi beato, ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993

A chiudere l’incontro, il ricordo di don Pino Puglisi nelle parole cariche di emozione di don Giancarlo D’Ugo, suo allievo. Ucciso dalla mafia a Brancaccio il 15 settembre 1993 per il suo impegno nel contrasto al reclutamento dei giovani da parte di Cosa Nostra, Don Pino Puglisi è diventato oggi un simbolo della lotta contro la mafia. Convinto che la mafia domini in assenza di istruzione e servizi, dedicò la sua vita alla promozione sociale e alla lotta per i diritti.

«Gli esempi trascinano» ha ricordato don D’Ugo e oggi più che mai c’è bisogno di buoni esempi: «Don Pino è stato e continua a essere un buon esempio e noi dobbiamo lasciarci trascinare da lui». Per poi concludere con le parole di Don Puglisi, oggi martire e beato della Chiesa: «La mafia non ha paura delle prediche, non ha paura dei cortei, ha paura di gente libera, che cammina per strada a testa alta».

Giulia Pazzi

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