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Sanità

Riesplode il caso dei ritardi nella consegna dei pannoloni, il Pd incalza l'assessore regionale a intervenire

Ad Asti la testimonianza di un uomo che ha dovuto aspettare 38 giorni per la fornitura, ma il disservizio è diffuso

Riesplode il caso dei ritardi nella consegna dei pannoloni, il Pd incalza l'assessore regionale a intervenire

Riesplode il caso dei ritardi nella consegna dei pannoloni, il Pd incalza l'assessore regionale a intervenire [foto di repertorio]

Reclami, solleciti, mail, telefonate, ma senza successo. Anche nell'Astigiano fa discutere e indignare il caso dei ritardi nella consegna degli ausili per l'incontinenza che, tramite la Regione e un distributore designato, devono essere garantiti a soggetti fragili o persone che ne abbiano bisogno nella loro quotidianità. Eppure, nonostante già in passato fosse stata sollevata la questione dei ritardi, inaccettabili, con i quali venivano consegnate le forniture, il problema non è ancora stato risolto. Anzi.

«Ho atteso l'ultimo ordine 38 giorni, dal 15 gennaio al 23 febbraio - racconta un nostro lettore che si appoggia a una farmacia per avere gli ausili - Nel 2024 i giorni medi di consegna erano 15 e tali sono rimasti fino a giugno scorso. Poi, da settembre, si è passati a tre settimane e l'ultima volta c'è stata un'attesa esasperante di 38 giorni. Questo non va bene perché, nel frattempo, le persone che possono acquistare gli ausili li pagano, ma quelle che non possono sono anche costrette a restare a casa o ad arrangiarsi. Non è normale tutto questo. Se almeno potessi andare direttamente al magazzino per ritirare le forniture, ma neanche questo si può».

Il fatto che i ritardi siano diffusi viene confermato dalla farmacia di piazza Catena, ad Asti: «Gli ordini si fanno su piattaforma on line e di solito si tratta di forniture trimestrali - spiegano i farmacisti - I ritardi ci sono perché le forniture sono carenti e noi non possiamo fare molto se non sollecitare. Invece, una volta, erano direttamente le farmacie e gestire gli ordini e questi ritardi non c'erano».

Adesso la questione è stata riportata in Regione dalla consigliera Monica Canalis del Pd: «Dopo i tre mesi di interruzione nella primavera 2024, da dicembre 2025 in molte Asl piemontesi si è di nuovo interrotta la fornitura dei pannoloni - commenta - Questi ausili per l’incontinenza sono fondamentali per tutelare la dignità e il benessere degli anziani non autosufficienti e delle persone con disabilità e per alleviare il carico economico sulle famiglie, oltre a migliorare sensibilmente la qualità dell'assistenza, in termini di igiene e prevenzione delle infezioni e delle piaghe da decubito. L'acquisto centralizzato dei dispositivi da parte della Regione e la consegna da parte delle Asl dovrebbe garantire risparmi e prezzi migliori e facilitare l'organizzazione delle famiglie e dei gestori delle Rsa, ma questo sistema in Piemonte non funziona ormai da anni».

La consigliera, in una nota stampa, spiega che «la gara per i pannoloni è stata bandita da SCR e assegnata ad un unico aggiudicatario per l'intera Regione, la ditta CTV srl, che ha un contratto diretto con l'Asl di Asti, azienda capofila per la fornitura dei pannoloni, la pianificazione delle consegne e il riassortimento del magazzino. Purtroppo, però, dopo le criticità riscontrate con il precedente aggiudicatario, anche con CTV le cose non stanno funzionando. Da ogni punto della Regione riceviamo infatti segnalazioni di ritardi, mancate consegne o consegne difformi».

A lasciare interdetti è anche il fatto che sembra difficile prendere contatto con la CTV e questo lascia le famiglie in uno stato di abbandono da cui non sanno come uscire. «Chiediamo all'assessore Riboldi di affrontare finalmente la situazione - conclude la rappresentante del Pd - risolvendo il contratto con CTV o trovando una soluzione che garantisca i diritti delle quasi 100.000 persone non autosufficienti che hanno bisogno di indossare un pannolone e che sono assistite dalla Regione. Gli utenti da più di due mesi devono acquistare autonomamente i pannoloni, con grande difficoltà economica e logistica (più di 100 euro al mese)».

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