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La riforma della disabilità entra nel vivo ad Asti: confronto tra istituzioni e territorio

Il punto sulla sperimentazione ad Asti: procedura INPS unificata, valutazione bio-psicosociale e rete territoriale per l'inclusione sono i temi toccati durante la tavola rotonda

La riforma della disabilità entra nel vivo ad Asti: confronto tra istituzioni e territorio

Foto di Maria Grazia Billi

La riforma della disabilità muove i primi passi anche nel territorio astigiano. Venerdì 6 marzo, nella sala conferenze della Cassa di Risparmio di Asti, l’incontro La sperimentazione della riforma della disabilità: una sfida e una responsabilità condivisa verso l’integrazione e l’inclusione, promosso dalla Direzione provinciale INPS di Asti ha aperto il dibattito sull'operato della sperimentazione della riforma.

L’appuntamento ha visto un momento di confronto tra istituzioni, professionisti sanitari, enti locali e rappresentanti del mondo sociale sulle principali novità introdotte dal decreto legislativo 62/2024, che ridisegna il sistema di riconoscimento della disabilità con l’obiettivo di rendere le procedure più rapide, coordinate e orientate alla persona.

Tra i relatori sono intervenuti, il responsabile della comunicazione dell'Assessorato regionale alla Sanità Fabrizio Priano, il direttore centrale Salute e Prestazioni di disabilità INPS Filippo Bonanni, il direttore regionale INPS Piemonte Vincenzo Ciriaco, la direttrice provinciale INPS Asti Emilia Grisi, il sindaco di Asti Maurizio Rasero e l’assessora ai Servizi sociali Eleonora Zollo.

Nel corso dell’incontro la riforma è stata definita una vera e propria “rivoluzione copernicana” nel modo di guardare alla disabilità. Come sottolineato dal sindaco Maurizio Rasero, il cambiamento parte già dal linguaggio: si passa dal concetto di “invalidità” a quello di “disabilità”, intesa non solo come condizione individuale ma come risultato delle barriere presenti nella società.

L’obiettivo del nuovo modello è quindi favorire una piena partecipazione delle persone alla vita sociale, rimuovendo gli ostacoli che ne limitano l’autonomia.

Il nuovo sistema di valutazione

Tra le principali innovazioni illustrate dal direttore centrale Salute e e prestazioni di Disabilità INPS Filippo Bonanni c’è il nuovo procedimento di accertamento. La riforma, prevista dalla legge delega 227 del 2021 e attuata con il decreto legislativo 62 del 2024, affida all’INPS il ruolo di unico ente accertatore attraverso le cosiddette Unità di valutazione di base.

Il sistema introduce inoltre il certificato medico introduttivo unico, che sostituirà i molteplici verbali attualmente necessari, con l’obiettivo di semplificare il percorso per i cittadini.

Cambia anche l’approccio alla valutazione: non più soltanto una verifica clinica delle limitazioni della persona, ma una valutazione bio-psicosociale che considera le capacità residue e il contesto di vita. Da questo processo nascerà il Progetto di vita personalizzato, pensato per individuare gli interventi necessari a superare le barriere sociali e ambientali.

La sperimentazione nelle province

Dopo una prima fase sperimentale avviata nel 2025 in nove province italiane, il progetto è partito dal 1° marzo 2026 anche nelle province di Asti e Alessandria, con l’obiettivo di arrivare a un’implementazione nazionale nel 2027.

Secondo Vincenzo Ciriaco, direttore regionale INPS Piemonte, i primi risultati registrati nelle province pilota sono incoraggianti: in alcuni casi i tempi di attesa sono stati ridotti fino a circa un mese e mezzo. Un risultato che conferma, secondo Ciriaco, la validità di un modello che punta a ridurre la frammentazione burocratica e a mettere al centro la persona.

La direttrice provinciale INPS Emilia Grisi ha inoltre spiegato: «La sede di Asti si è già adeguata dal punto di vista organizzativo, con la realizzazione di nuovi ambulatori medici e la possibilità di attivare fino a tre commissioni al giorno».

Il ruolo della rete tra istituzioni e servizi

Un tema ricorrente durante la mattinata è stato quello della collaborazione tra i diversi attori coinvolti. La riforma, infatti, richiede un forte lavoro di rete tra INPS, sistema sanitario, servizi sociali, patronati e terzo settore.

L’assessora comunale Eleonora Zollo ha sottolineato: «Il nuovo impianto normativo rappresenta un passo importante verso l’autodeterminazione delle persone con disabilità, che vengono considerate non più come semplici destinatari di assistenza ma come soggetti attivi nei percorsi che li riguardano, mettendoli al centro della riforma».

Anche i rappresentanti degli assistenti sociali e degli psicologi hanno evidenziato la portata culturale del cambiamento, che adotta il modello bio-psicosociale e le classificazioni internazionali della disabilità.

Criticità e preoccupazioni operative

Accanto agli aspetti positivi, durante la tavola rotonda sono emerse alcune criticità legate alla fase di avvio della riforma.

Tra i principali nodi segnalati vi è la carenza di personale medico nelle commissioni e la necessità di rafforzare la formazione dei professionisti coinvolti.

Particolari perplessità sono state espresse dai medici di medicina generale. Il segretario provinciale della FIMMG, Rosario Parisi, ha evidenziato il rischio di un aumento del carico burocratico legato alla compilazione dei certificati introduttivi, con possibili ripercussioni sull’attività quotidiana degli studi medici e sui costi per i cittadini.

Anche i patronati, che in provincia di Asti gestiscono la maggior parte delle domande di invalidità civile, hanno ribadito come molti cittadini guardino ancora con cautela alle nuove procedure.

Un percorso ancora in costruzione

Nelle conclusioni dell’incontro il direttore centrale Salute e prestazioni di Disabilità INPS Filippo Bonanni ha ribadito che la fase di sperimentazione servirà proprio a individuare e correggere eventuali difficoltà operative.

«La riforma – ha sottolineato – potrà funzionare solo attraverso la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, con l’obiettivo comune di garantire diritti e inclusione sociale alle persone con disabilità».

Un percorso ancora in evoluzione, dunque, che punta a trasformare profondamente il sistema di riconoscimento e sostegno, mettendo al centro la qualità della vita delle persone che ne aderiranno.

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