Il caso
19 Marzo 2026 10:20:43
L'ex stazione di scambio del bike sharing davanti alla stazione è giù tornata a essere un'area di sosta a pagamento [foto J.R.]
Nell'ultimo Consiglio comunale è andato in scena un nuovo atto di quella "tragedia" del bike sharing (storia iniziata bene, ma finita male) culminata, lo scorso 28 febbraio, con la cancellazione del servizio di bici elettriche condivise, tra il rammarico degli utenti e lo sconcerto dell'opposizione. L'assessore all'Ambiente, Luigi Giacomini, ha vestito i panni del contabile pragmatico rispondendo a un'interpellanza urgente dell'opposizione. Il servizio, gestito dalla ditta barese Vaimoo tra marzo 2024 e febbraio 2026, è stato un "regalo" dello Stato: 325.000 euro di contributi ministeriali che hanno permesso al Comune e all'Asp di offrire pedalate elettriche a costo zero.
Ma, come in ogni favola che finisce a mezzanotte, allo scadere del bando la carrozza è tornata zucca. L'operatore barese ha infatti chiesto un contributo al Comune di 100.000 euro all'anno per mantenere il servizio, ma l'Ente (insieme alla partecipata Asp) ha alzato le mani: non ci sono i soldi. La risposta della consigliera del Partito Democratico Maria Ferlisi non si è fatta attendere, puntando dritta al cuore di quello che appare come un paradosso amministrativo.
Mentre la città si è riempita di nuove piste e corsie ciclabili — infrastrutture nate proprio per incentivare la mobilità dolce — l'amministrazione decide di tagliare l'unico servizio pubblico che quelle piste le faceva vivere. Tutto questo nonostante i 4.500 utenti, 40.000 chilometri percorsi e oltre 10.000 ore di utilizzo del bike sharing.
«Il servizio non si ferma perché non funziona, dal momento che abbiamo avuto dati positivi - ha osservato Ferlisi - Un bel riscontro, poi fine; quindi ci viene il dubbio che non sia mai stata una vera priorità per la politica astigiana. I dati parlano chiaro, migliaia di utenti, decine di migliaia di chilometri percorsi e un utilizzo significativo soprattutto da parte dei giovani. Nonostante questo, finita la fase sperimentale finanziata dalla Regione, il Comune ha scelto di non investire risorse proprie e di non cercare soluzioni alternative per garantirne la continuità: senza servizi le infrastrutture restano vuote».
Secondo Giacomini la partita non è del tutto persa perché si attendono nuovi bandi ministeriali e ci sono incontri in agenda per cercare fondi esterni nella speranza di ripristinare il servizio il prima possibile. Per l'opposizione il punto è un altro: la mancanza di priorità. Se un servizio pubblico funziona e riduce il traffico delle auto, non si può semplicemente "chiudere" in attesa della prossima manna dal cielo; bisognerebbe cercare sponsor, partner privati o, semplicemente, investire risorse.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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