Esperienza
21 Marzo 2026 14:00:57
Un momento della visita alla Questura di Asti per le Giornate Fai di Primavera [foto J.R.]
Oggi e domani, domenica 22, anche ad Asti si svolge la 34° edizione delle Giornate Fai di Primavera alla scoperta di uno dei suoi edifici più imponenti e solitamente inaccessibili: la Questura. L'iniziativa, nata dalla collaborazione tra la Delegazione Fai astigiana e il Questore Marina Di Donato, ha trasformato l’edificio di corso XXV Aprile in un palcoscenico di storia e indagini, attirando, già al mattino, numerosi visitatori ansiosi di scoprire i segreti della Polizia di Stato.
A rendere l'esperienza ancora più coinvolgente è l’entusiasmo degli apprendisti Ciceroni, giovani studenti dei Licei Classico "Alfieri" e Scientifico "Vercelli". Con estrema preparazione, i ragazzi, proprio in queste ore, stanno guidando il pubblico attraverso le geometrie razionaliste del palazzo, edificato nel 1939 come caserma della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e caratterizzato dall'uso del mattone a vista e da una monumentale scalinata in marmo illuminata da una vetrata di sei metri.

L'inizio della visita alla scoperta della storia urbanistica dell'edificio
Il cuore pulsante della visita è il focus sulla Polizia Scientifica, un ambito che ha con Asti un legame unico. I visitatori rimangono affascinati dalla figura di Salvatore Ottolenghi, scienziato astigiano nato nel 1861 e allievo di Cesare Lombroso. Ottolenghi è stato il vero pioniere del settore, fondatore della prima Scuola di Polizia Scientifica e promotore di un nuovo metodo di identificazione tramite impronte digitali. Attraverso i racconti dei Ciceroni e l'esposizione di documenti storici, come il registro universitario di Ottolenghi e i manuali di dattiloscopia del primo Novecento, il pubblico può apprezzare l'evoluzione di una disciplina nata da un'intuizione geniale e diventata pilastro della giustizia moderna.

Il gruppo di visitatori davanti ai reperti e agli strumenti storici della Polizia Scientifica
Grande è l’interesse davanti ai reperti storici: vecchie macchine fotografiche, kit per sopralluoghi degli anni ’50 e l’inchiostro usato un tempo per schedare i rei. Il contrasto con le tecnologie attuali è netto ed entusiasmante; gli esperti illustrano il funzionamento del sistema Afis per la digitalizzazione delle impronte e presentano il laboratorio mobile regionale, un furgone attrezzato con dispositivi di protezione individuale e strumenti logistici all’avanguardia per operare sui casi più complessi.
Tuttavia, il momento più coinvolgente è la ricostruzione di una scena del crimine, allestita con minuzia di particolari come nella miglior tradizione gialla.

Il laboratorio mobile regionale usato per i rilievi scientifici sul luogo di un crimine
In un’atmosfera realistica, i visitatori possono osservare un finto cadavere circondato da rilievi numerici e alfabetici, bossoli a terra e tracce ematiche. Gli operatori hanno così l'occasione di spiegare le tecniche investigative contemporanee: dall'uso delle tute bianche per evitare contaminazioni biologiche, all'impiego dello "stub" per rilevare residui di sparo, fino ai reagenti chimici che cambiano colore in presenza di stupefacenti.
Particolare curiosità tra i visitatori desta la tecnica di prelievo delle impronte dai bicchieri tramite adesivi e la spiegazione della catena di custodia dei reperti, sigillati in buste di sicurezza per garantirne l'integrità fino al laboratorio. La simulazione mostra come il lavoro dell’investigatore oggi sia un mix perfetto di rigore scientifico e pazienza, dove ogni minimo dettaglio – da una cannuccia a un'impronta latente – può risolvere un "cold case" a distanza di decenni.

La scena di un delitto ricostruita nei minimi dettagli
Questa apertura straordinaria della Questura non è solo una lezione di architettura e storia locale, ma un’occasione per vedere da vicino il volto umano e professionale di chi lavora quotidianamente per la sicurezza dei cittadini. Per questo un ringraziamento speciale da parte del Fai è stato rivolto al personale della Questura che, per due giorni, sta trasformando un luogo di lavoro in un’aula didattica unica nel suo genere.

I rilievi della polizia scientifica sul luogo del delitto
Oltre alle visite in Questura, sono in corso anche quelle al Sacro monte di Mongardino, costruito nel 1739 e diventato un punto di riferimento spirituale per la comunità e i territori circostanti, testimone di una fede semplice, ma radicata nelle famiglie e trasmessa alle nuove generazioni. Oggi e domenica chi prenderà parte alle Giornate Fai di Primavera (le visite sono su prenotazione) potrà anche iscriversi all'associazione per sostenere tutte le attività culturali portate avanti dalla delegazione locale.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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