Il caso
25 Marzo 2026 14:58:29
Il Consiglio comunale aperto sul caso di Collina Volta [foto Billi]
Quello di martedì sera è stato un Consiglio comunale aperto molto lungo, per certi versi estenuante, iniziato alle 20 e terminato all'1,25, in un "clima" caldo non solo per il tema all'ordine del giorno, il maxi conguaglio che i residenti di Cascina Volta e via Spandre devono al Comune a seguito della vicenda giudiziaria sulla rivalutazione degli espropri del Peep, ma anche per le tante persone accalcate in aula, tra cui molti anziani, pronti a sfidare la fatica e rimanere ore in piedi per avere risposte sulla loro situazione debitoria. Si parla, per dare una misura di quanto chiesto in prima istanza, di circa 15.000 euro ad alloggio e di circa 30.000 a villetta.
Come emerso durante la discussione, il problema per decine di famiglie non è tanto pagare la differenza di quanto dovuto rispetto all'incremento del valore dei terreni come da sentenza della Corte (il Comune ha già saldato i vecchi proprietari e oggi ha l'obbligo di rivalersi su quelli attuali), ma non pagare i pesanti interessi maturati dagli anni '90 in poi, più eventuali extraoneri e spese legali, di cui non si sentono responsabili. Le famiglie, che devono versare cifre significative, in certi casi anche oltre i 30.000 euro, hanno ricevuto una formale richiesta di messa in mora il 2 febbraio con scadenza per saldare quanto dovuto fissata al 15 marzo. Quindi già passata da una decina di giorni.

Il Consiglio comunale aperto, nel quale hanno parlato vari soggetti coinvolti direttamente nella vicenda, è servito proprio per chiarire complicate questioni tecniche e legali che si perdono nella nebbia del tempo, ma anche per ribadire che esiste comunque la possibilità di non pagare e rimettere la questione in mano alla giustizia attraverso decine di ricorsi dai tempi e dagli esiti incerti. Una via che nessuno vorrebbe intraprendere, ma comunque una possibilità della quale il Comune deve tenere conto.
I lavori sono iniziati con un intervento del sindaco Maurizio Rasero che ha voluto ritornare su quanto accaduto una settimana fa, nel precedente Consiglio, quando diversi residenti di Collina Volta si erano presentati in aula per discutere del caso. Il Consiglio era stato però interrotto per mancanza del numero legale dopo l'abbandono della seduta di molti consiglieri di maggioranza. «Preciso che non sono mai fuggito da nessuna discussione e in questi nove anni ho affrontato situazioni belle o brutte, come il Covid, avendo il coraggio di assumermi le mie responsabilità - ha detto il sindaco - Su questo caso sono stato chiarissimo: abbiamo accantonato le cifre, abbiamo già pagato e non abbiamo bisogno di fare cassa. L'altra sera non erano presenti né il Segretario comunale né i dirigenti, - ha continuato Rasero - Io mi impegno a percorrere ogni strada possibile, in particolare per quanto riguarda gli interessi, però nel perimetro della legalità fino a chiamare il miglior amministrativista d'Italia per chiedergli un parere pro veritate».

Dopo il sindaco ha preso la parola l'avvocato Andrea Mecca, per conto di dodici proprietari di case, che ha contestato da parte del Comune la richiesta dell'indennità di occupazione abusiva di 170.000 euro, «che non potete chiedere per giurisprudenza», e ha suggerito di rivalersi anche sulle cooperative per chiedere i soldi dovuti. Giuseppe Ferrero, rappresentante della cooperativa Vigili del Fuoco, ha invece ricordato che «la faccenda presentava sino dall'origine elementi di criticità e le somme richieste non risultano differenziate tra diritto di superficie e diritto di proprietà». Anche per questi motivi Ferrero ha chiesto la detrazione degli importi di interesse e delle spese legali attualmente imputati ai cittadini.
Dino Brondolo, rappresentante dei residenti delle villette di via Taricco, ha rimarcato nel suo intervento lo sgomento dei malcapitati chiamati a pagare cifre pesantissime: «Ci sentiamo profondamente e ingiustamente vessati da una situazione di cui non abbiamo colpe - ha osservato - Abbiamo acquistato casa in buona fede e nel 2017 avevamo ricevuto una lettera del Comune nella quale c'era scritto che la causa era in corso, che sospendeva la richiesta di pagamento e che non avrebbe applicato gli interessi. Se avessimo pagato allora i 4.000 euro dovuti, la questione sarebbe finita lì».

Per Stefano Masino, intervenuto anche in qualità di ufficiale di riscossione, ma non per il Comune di Asti, «se c'è una motivazione valida, come nel caso che il Comune abbia fatto degli errori, è giusto che la riconosca e che quindi non solo non incassi gli interessi, ma rinunci anche a incamerare tutto il capitale». Masino ha poi suggerito di valutare l'iter della rottamazione delle cartelle sebbene, nel caso specifico, è emerso che non sia attuabile.
Dopo gli interventi degli ospiti invitati a parlare, sono iniziati quelli dei consiglieri comunali che hanno analizzato la questione sotto tutti i punti di vista, anche ripetendo più volte gli stessi concetti che poi sono confluiti nella presentazione di due distinti ordini del giorno: uno ispirato dall'opposizione (poi bocciato con 16 voti contrari e 12 favorevoli) e l'altro presentato dalla maggioranza e approvato con 23 voti favorevoli, compresi quelli di diversi consiglieri di maggioranza. Ordine che ha visto il voto astenuto di 5 esponenti di minoranza (Saracco, Miroglio, Cerruti, Briccarello e Bosia). Il primo era molto più stringente nel chiedere, tra gli altri desiderata, la sospensione della messa in mora dei cittadini e della riscossione coatta, il ricalcolo del dovuto al netto di interessi e spese legali, la rateizzazione della quota capitale ancora da versare e un tavolo di confronto tra cittadini e istituzione fino alla risoluzione della controversia.

L'ordine del giorno approvato invece non dà le risposte immediate che i residenti pensavano di ottenere tramite il Consiglio aperto. Il documento, presentato dal consigliere di maggioranza e avvocato Marco Scassa (Lista Rasero) impegna sindaco e giunta «a valutare la richiesta di un parere pro veritate da parte di professionista esperto nella materia amministrativa e contabile al fine di verificare alla luce tutti gli atti adottati e ricevuti dal Comune di Asti dal 1993 ad oggi se sussistano soluzioni percorribili al fine dello stralcio degli interessi legali e, comunque, quali siano i criteri da adottare nella determinazione della debenza dei soggetti interessati alla vicenda; valutare la sospensione della richiesta degli interessi nelle more dell'eventuale redazione del predetto parere; valutare la sospensione anche della richiesta del capitale e delle spese legali nelle more del ricalcolo della quota capitale, ove necessario, escludendo dal calcolo totale le metrature adibite a servizi pubblici e/o opere urbanistiche; valutare la possibilità di percorre l'applicazioni di soluzioni di rateizzazione e di definizione agevolata delle somme dovute; istituire momenti informativi nei confronti dei cittadini interessati sull'iter della vicenda e sull'esito delle valutazioni di cui sopra».
Il lungo e articolato dibattito politico sulle presunte responsabilità in capo all'Ente, alle precedenti amministrazioni, sui ritardi con cui ci si sarebbe attivati per ascoltare le istanze dei proprietari cercando di venire incontro alle loro preoccupazioni con risposte certe e definitive, ha messo in chiaro che la faccenda, durata oltre 30 anni, ha seguito un percorso molto tortuoso con parecchi imprevisti. Così c'è chi, come la consigliera Vittoria Briccarello (Uniti si può), ha voluto sottolineare che «la Corte dei Conti non ha mai sentenziato, ma ha dato un parere sulla richiesta fatta dal sindaco a proposito delle spese legali e il parere - ha aggiunto - non parla mai di interessi, ma solo di spese legali. Per questo chiediamo che gli interessi non ricadano sui cittadini e lo chiediamo alla luce di altre sentenze del Tar per casi analoghi».

Restano aperti vari giudizi, come quello del consigliere Michele Miravalle (Pd): «Questi cittadini non sono furbetti, né vogliono aggirare le norme, ma hanno fatto l'errore di fidarsi della pubblica amministrazione e, in particolare, della delibera del 2017 che dettava una scelta politica dicendo loro di aspettare (a pagare ndr) perché la causa non era finita». Per Mario Malandrone (Ambiente Asti) «a causa del ritardo trentennale e della soccombenza in ben cinque gradi di giudizio, gli oneri accessori, vale a dire gli interessi legali maturati dal 1992 e le spese legali, pesano oggi per oltre il 75% del totale richiesto. In parole povere: su una cartella da 30.000 euro, oltre 22.000 euro sono dovuti esclusivamente al tempo perso dal Comune nei tribunali. Chiedere a delle famiglie di pagare per la lentezza della macchina burocratica è una violazione del buonsenso e della giustizia sociale».
Secondo Massimo Cerruti (Movimento 5 Stelle) «c'è stato un buco dal 23 gennaio 2024, quando la Corte d'Appello condanna il Comune a pagare la maxi cifra, a quando l'amministrazione Rasero decide di chiedere un parere alla Corte dei Conti, il 7 novembre 2025: perché aspettare due anni?». Di richiesta di scuse verso i cittadini, da parte dell'amministrazione e degli stessi consiglieri di minoranza, «che forse potevano intervenire prima», ha parlato Roberto Migliasso (Asti Oltre), mentre il sospetto che l'ordine del giorno della maggioranza possa essere «un modo per gettare la palla un po' più in là» è stato sollevato dal consigliere Mauro Bosia (Uniti si può).
Al contrario, per Roberto Venturini (Fratelli d'Italia) «è la minoranza che dovrebbe chiedere scusa ai cittadini per averli istigati a presentarsi in aula, la volta scorsa, pur sapendo da mezzogiorno che ci sarebbe stato questo Consiglio aperto». Parole che hanno portato il consigliere Gianfranco Miroglio (Europa Verde - I Verdi) a replicare: «I tempi non quadrano perché prima sono partite le lettere ai cittadini per la richiesta di pagamento, solo dopo siamo venuti qua a parlarne per affrontare un tema che è oltre il surreale».
Ma il fatto di prendersi delle responsabilità politiche nel fare delle scelte, come non chiedere gli interessi legali, è stato rimarcato dai consiglieri Roberto Vercelli e Luciano Sutera (Pd) prima che la collega di partito Maria Ferlisi concludesse il dibattito spronando l'amministrazione a fare la propria parte: «Un'amministrazione pubblica può limitarsi a presentare il conto dopo 30 anni o deve trovare soluzioni giuste, quando la situazione diventa ingiusta?».
Alla fine, a notte inoltrata, i cittadini sono andati a casa con il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda di come lo si vuole vedere: «Ci aspettavamo un po' di più, un impegno un po' più marcato rispetto a questa iniziativa che comunque è positiva - ha aggiunto Dino Brondolo - Dipende poi da quello che dirà il parere vincolante che sarà chiesto al professionista. Capiamo che sia difficile prendere delle decisioni anche diverse da quanto detto fino adesso, ma siamo abbastanza soddisfatti che si sia creato un mood anche nell'amministrazione per un problema molto grave del quale noi abbiamo una responsabilità molto limitata».
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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