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Pierdante Piccioni detto “il Dottor Amnesia” racconta come ha riconquistato la vita dopo il coma

Al Rotary Club Asti, il "Dottor Amnesia" racconta come è diventando medico, scrittore e sceneggiatore della serie Doc

Pierdante Piccioni detto “il Dottor Amnesia” racconta come ha riconquistato la vita dopo il coma

Martedì scorso è stato ospite, alla conviviale del Rotary Club Asti che si è svolta al ristorante “La Ferté”, Pierdante Piccioni, il “Dottor Amnesia”, anzi Doc.

Il medico che nel 2013 era Direttore del Dipartimento Emergenza Urgenza e che, mentre da Pavia stava andando al lavoro a Lodi, in seguito ad un incidente sulla tangenziale divenne un paziente da codice rosso. Rimasto in coma qualche ora, «esattamente sei ore e qualche minuto», al risveglio aveva perso memoria degli ultimi dodici anni della sua vita.

La curva che il dott. Piccioni non fece, il 31 maggio 2013, gli ha cambiato la vita, lo ha buttato indietro nel tempo, al 2001; «la prima domanda che si fa a chi si risveglia dal coma – racconta Pierdante Piccioni – è la data in corso e io dissi quella del compleanno di mio figlio, 25 ottobre, anzi, ricordando che quel mattino del suo ottavo compleanno lo stavo accompagnando a scuola, mi preoccupai che non avesse subito danni nell’incidente».

Una storia incredibile, come incredibile fu il suo stupore quando arrivò la moglie: «Ma come? Avevo lasciato una giovane ragazza e mi si presenta una professoressa con tante rughe? – scherza il dott. Piccioni – Ma il problema vero fu quando arrivarono i miei figli».

Lui aveva in mente Tommaso e Filippo, ragazzini di otto e undici anni, «Tra me e me pensavo che non li avrebbero fatti entrare perché erano sotto i dodici anni di età, invece mi apparvero due ragazzoni che non riconobbi ed è devastante non ricordare l’adolescenza dei propri figli, con tutti i no e tutte le litigate comprese».

Lui ricordava sua madre in vita mentre lei era morta nel 2010, la lira, il Motorola, il fax, non l’euro, lo smartphone, la mail, non sapeva delle Torri Gemelle o cos’era la PEC «Rimasi assente dal lavoro per due anni e non recuperai mai la memoria ma il problema non è tanto ricordare i fatti, - commenta – quanto le emozioni collegate agli eventi».

Fece tanti esami, tanta fisioterapia, riprese gli studi perché aveva dimenticato anche quelli. «Il mio direttore generale, sulla base di referti funesti, mi disse che come medico ero finito e che mi spettava la pensione di invalidità con – ironizza - possibilità di parcheggio nei posti riservati».

Era primario, il dott. Piccioni, e si ritrovò ad accendere e spegnere computer “in pratica facevo il bidello”. Ma la volontà e la forza lo aiutarono a ricostruire la propria identità personale e lavorativa, «non mi lasciai umiliare, ripresi a studiare, cercai di recuperare quei dodici anni, volevo tornare a fare il medico. Alla fine trasformai un problema in opportunità, perché io non sono il mio referto».

La sua storia è stata raccontata nella serie Doc con Luca Argentero, di cui il dott. Piccioni è anche uno degli sceneggiatori e dove appare in camei, ha scritto numerosi libri «dall’ultimo, aimè per voi, – ride – potrebbe venire anche fuori una nuova serie”. Una testimonianza straordinaria, una storia vera, ma le storie non esistono perché sono successe “esistono, come diceva Tiziano Terzani, solo se vengono raccontate». Proprio come questa.

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