Querelle
29 Marzo 2026 11:44:00
Chi ha fatto una proposta del genere è evidente che non si è soffermata a ragionare. Non può non pensare alle ricadute che una eventuale decisione del genere, se presa, può avere su tante attività artigianali, turistiche e su intere filiere alimentari. E’ il prodotto simbolo di Calliano, pluripremiato al Festival delle Sagre e a livello nazionale». Non le manda a dire, come è sua abitudine, Paolo Belluardo sindaco di Calliano Monferrato a commento della proposta di legge nazionale ribaltata anche a livello regionale dalla consigliera di Avs Sarah Disabato con una mozione per inserire tutti gli equidi nella lista degli animali di affezione.
Se così avvenisse, cavalli, asini, pony, muli, bardotti e zebre (perché appartiene alla stessa famiglia), non potranno più essere macellati nè destinati al consumo alimentare.
Ad alzare la voce contro questa mozione si è schierato Vittorio Carpegna, di Montà d’Alba, allevatore, commerciante e macellatore e presidente della Filiera Equina Italiana.
«Stufati d’asino, salami d’asino, agnolotti d’asino sono memoria prima che cibi. Sono il ricordo di quando nelle cascine del Monferrato si allevavano gli asini per il lavoro nei campi, per il trasporto delle uve durante la vendemmia, per arare le vigne ripide dove i trattori non potevano arrivare. E quando l'asino aveva finito la sua vita lavorativa, diventava cibo. Cibo buono, nutriente, rispettoso».
Linea pienamente ripresa dal sindaco Belluardo che aggiunge: «Proprio la tradizione dello stufato, degli agnolotti e dei salami d’asino, ha contribuito alla grande espansione ricettiva del nostro paese. Un esempio? Fra qualche settimana una coppia di svizzeri inaugurerà un boutique hotel sulle nostre colline. La prima volta che hanno messo piede a Calliano fu per la Sagra dell’agnolotto d’asino. Vietarne la macellazione della carne significa cancellare di colpo una buona parte della microeconomia del nostro territorio».
Lo sa bene Paolo Cossetta, titolare del negozio di alimentari in paese ed erede della ricetta del padre Paolo, detto “Tino” degli agnolotti d’asino.
«Noi viviamo di questo prodotto. Vengono clienti da tutta Italia a comprarli: si portano dietro le borse frigo, fanno rifornimento e tornano a casa. E’ tradizione ed economia».
Tradizione che affonda nel 1944 quando un partigiano regalò un asino alla Durina, titolare di un bar ristorante.
Un asino vecchio che lei, in quei tempi di fame nera, pensò di macellare e far cuocere.
Ci vollero 8 ore per rendere tenera la carne e da lì nacque lo stufato d’asino con il quale si fa il ripieno degli agnolotti.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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