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Il caso

Mal di pancia nel PD astigiano per il consigliere comunale che vuole entrare in Banca

Roberto Vercelli, esponente dem eletto in Consiglio comunale, punta a entrare nel nuovo Cda della Banca di Asti contro il parere del suo stesso partito

Roberto Vercelli

Il consigliere comunale del Pd Roberto Vercelli

Martedì si saprà qualcosa di più e la situazione potrebbe ancora cambiare, ma l'imminente rinnovo del Consiglio di Amministrazione della Banca di Asti, previsto tra pochi giorni, ha provocato un bel po' di mal di pancia all'interno del Partito Democratico locale. Soprattutto nelle ultime 48 ore, le fitte hanno cominciato a farsi sentire sebbene la causa sia ben nota: la candidatura del consigliere comunale dem Roberto Vercelli per il nuovo Cda della Banca.

Una decisione personale, fatta dal consigliere Vercelli nonostante il netto parere contrario del suo partito. Va detto che la scelta di Vercelli di entrare nel Cda dell'Istituto di credito non è incompatibile con il suo ruolo politico in Consiglio comunale, specie se nel rinnovo del Cda potrebbe essere lo stesso sindaco di Asti, Maurizio Rasero, a diventare presidente della Banca. Vercelli, oggi in pensione ed ex dirigente bancario in Intesa Sanpaolo, ha esperienza e professionalità che tutti gli riconosco nel settore, ma la questione è se sia opportuno o meno fare questo passo.

Una faccenda tutta interna al Pd, però con un possibile effetto domino in vista delle elezioni comunali del 2027 perché gli altri soggetti politici di un'eventuale coalizione di centrosinistra (Uniti si può, Ambiente Asti, Verdi) hanno già fatto sapere che l'eventuale presenza di un esponente del Pd nel Cda della Banca potrebbe far naufragare il progetto del campo largo. Insomma, un pasticcio che tutti vorrebbero evitare sperando in un ripensamento del diretto interessato che, interpellato dal giornale, conferma invece di voler andare avanti per la sua strada.

La posizione di Vercelli: «Scelta professionale, non politica»

Vercelli, infatti, difende con fermezza la sua decisione definendola «una scelta basata esclusivamente sul proprio percorso professionale e sulle proprie competenze». E aggiunge: «Il Pd non ha condotto trattative per il mio nome e la mia posizione non deve essere strumentalizzata». Pare che fino a qualche giorno fa ci fosse una sorta di mediazione tra Vercelli e gli altri colleghi del Pd: se Rasero diventasse presidente della Banca, lui non dovrebbe restare nel Cda. Però, a domanda diretta, Vercelli risponde: «Mi prendo la responsabilità e, in questo momento, visto che ho preso candidatura mi sembra giusto rimanere. Questo per essere molto chiaro».

I commenti all'interno del Pd

Dal Pd annunciano che entro domani, lunedì, sarà diffusa una nota ufficiale del partito rispetto al caso Vercelli ed eventuali azioni che saranno intraprese. Nel frattempo, dentro il Pd astigiano, il caso è sulla bocca di tutti e c'è chi lo commenta sperando che il consigliere possa ancora cambiare idea. Il consigliere regionale Fabio Isnardi interviene con fermezza ribandendo che «nessuno nel partito gli ha detto che sia una buona idea entrare nel Cda. Il Partito Democratico non ha stretto alcun accordo per avere un proprio rappresentante nella banca».

La segretaria provinciale Elena Accossato ribadisce che il partito «è stato unitario nel consigliare a Vercelli di non procedere: «È una sua scelta personale che non ci rappresenta». Sulla stessa linea la capogruppo in Consiglio comunale, Maria Ferlisi, la quale sottolinea come il gruppo avesse esplicitamente chiesto a Vercelli di non presentare la candidatura. Secondo Ferlisi, «questa decisione comporterà inevitabilmente per il consigliere la necessità di compiere un'altra scelta». Forse si riferisce alla permanenza all'interno del gruppo consiliare.

Il consigliere comunale Michele Miravalle, possibile candidato sindaco per il centrosinistra, esprime a sua volta forti riserve ribadendo che il CdA della banca «non dovrebbe diventare un organismo politico». Ma rimanda ogni decisione alla scelta collegiale che il partito prenderà entro lunedì.

Cosa succederà non è chiaro né definito: potrebbe non accadere nulla, oppure il consigliere potrebbe entrare in Banca con Rasero presidente, ma uscire dal gruppo del Pd. Potrebbe anche fare un passo indietro di sua iniziativa per disinnescare la querelle. Più difficile che venga espulso dal partito anche se, dentro il Pd, c'è chi commenta a denti stretti: «Scelta o non scelta personale, a farci del male da soli siamo sempre i migliori».

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