Salute
22 Aprile 2026 07:19:00
Una sanità che esce dagli ospedali, capace di anticipare i bisogni e accompagnare i cittadini lungo tutto l’arco della vita. Questo è quanto è emerso durante l’incontro promosso dalla Fondazione Astigiana per la Salute del Territorio insieme a UTEA, sabato 18 aprile al polo universitario Astiss di Asti.
Ad aprire l'incontro è stato Ferruccio Balistreri, consigliere della Fondazione, introducendo un confronto che ha messo al centro la trasformazione dei servizi sanitari nei 105 comuni del bacino Asl AT.
Il nuovo modello punta su prevenzione, promozione della salute e integrazione tra sanitario e sociale, affiancando alla tradizionale “medicina d’attesa” una sempre più centrale “medicina di iniziativa”. A delinearne i contorni è stata Elena Tamietti, direttore del Distretto Asl AT, che ha sottolineato l’importanza di servizi capaci di intercettare i bisogni prima che si trasformino in patologie, in linea con gli indirizzi del PNRR.
Tra i punti principali, il rafforzamento delle cure domiciliari, considerate il primo luogo di assistenza, e la costruzione di una rete che coinvolga anche associazioni, fondazioni e volontariato.
La concretizzazione di questo modello passa attraverso le strutture di prossimità: Case della Comunità e Ospedali di Comunità, illustrate da Katia Moffa. Presidi diffusi sul territorio – da Canelli a Nizza Monferrato, da Villafranca a Calliano, fino ad Asti – dove opereranno équipe multiprofessionali composte da medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali e specialisti.
Un ruolo essenziale è affidato anche agli strumenti organizzativi come il Punto Unico di Accesso (PUA) e le Centrali Operative Territoriali, già attive ad Asti e Canelli, fondamentali per garantire continuità e coordinamento delle cure.

Tra le figure chiave emerge l’infermiere di famiglia e comunità: circa 60 professionisti già inseriti sul territorio, come spiegato da Chiara Boero, con tempi di intervento rapidi e un approccio proattivo che punta non solo alla cura, ma anche alla prevenzione e all’educazione sanitaria.
Sul fronte della riabilitazione, Raffaella Marmo ha evidenziato l’importanza di percorsi personalizzati e interdisciplinari, costruiti in collaborazione con famiglie, scuole e servizi territoriali, con l’obiettivo di promuovere autonomia, qualità della vita ed empowerment.
Un’attenzione è stata dedicata anche alle famiglie e alla genitorialità, come sottolineato da Enrica Fava, attraverso servizi che accompagnano le persone dalla gravidanza fino alle diverse fasi della crescita, con il supporto dei consultori e delle strutture territoriali.
Il ruolo del servizio sociale, illustrato da Viviana Martinoli, opera in collaborazione con il sistema sanitario per affrontare situazioni di fragilità sempre più complesse, integrando risposte sanitarie e sociali. In questo contesto, il PUA rappresenta un punto di riferimento per orientare i cittadini tra servizi e percorsi di cura.
Spazio anche alla dimensione psicologica, con l’intervento di Simona Rabino, che ha approfondito il ruolo dello psicologo delle cure primarie, attivo in Piemonte dal 2023, capace di intercettare precocemente situazioni di disagio.
Tra le iniziative più innovative e partecipate, le Palestre della Memoria: 15 realtà attive in 10 comuni astigiani, con circa 500 partecipanti over 70 e 96 volontari coinvolti. Un progetto che unisce stimolazione cognitiva, socialità e condivisione, creando una vera e propria “biblioteca vivente” di esperienze e ricordi, come raccontato da Roberto Vercelli.
A chiudere l’incontro, l’appello della presidente della Fondazione, Luisa Amalberto, a sostenere i progetti attraverso il 5x1000, contribuendo al miglioramento delle dotazioni dell’ospedale Cardinal Massaia e dei presidi territoriali.
Il ciclo “Parliamo di Salute” proseguirà il 9 maggio con un incontro dedicato al sistema cardiovascolare, con la partecipazione dei medici Marco Scaglione, Alberto Pecchio e Domenico Caponi.
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