50.mo anniversario
23 Aprile 2026 19:42:00
Giuseppe Marmo, 71 anni di età dei quali 50 passati come guardia giurata
Esattamente 50 anni fa si presentava, in divisa, al suo primo turno di lavoro come guardia di sicurezza privata. Che, allora, si chiamavano “vigilantes”, nome spagnoleggiante dei vecchi “metronotte”.
Giuseppe Marmo, 50 anni dopo e all’età di 71 anni, quella uniforme la indossa ancora. Non fa più i servizi di pattuglia ma, dopo 45 anni di servizio alla Vedetta, da circa 5 è il responsabile dei Cittadini dell’Ordine di Asti e provincia.
Come è nata la passione per la vigilanza privata?
«Io sono originario di Salerno e a 16 anni venni ad Asti per il battesimo di un mio parente. Mi è piaciuta la città e sono rimasto qui. Ho finito gli studi e fatto qualche lavoro di apprendistato. Poi sono andato a lavorare alla Vedetta che era appena stata fondata dalla famiglia Giampaolo. Eravamo appena in tre quando iniziai.
Era l’epoca delle tasche piene di bigliettini che venivano infilati nelle serrande dei negozi, nei portoni delle case e nei cancelli delle aziende per attestare l’avvenuto passaggio della ronda».
Erano anche gli anni in cui non esisteva ancora la moneta elettronica e le guardie giurate erano nel mirino costante dei banditi durante il trasporto dei valori.
«Non esistevano nè i cellulari, nè i telefoni pubblici per strada. L’unico contatto era quello con la Centrale Operativa». Ricordando un curioso episodio.
«Avevamo aiutato una pattuglia di carabinieri di Montemagno a fermare un’auto con i ladri che era sfuggita all’alt. L’auto era stata abbandonata al cimitero di Castagnole Monferrato e nel cuore della notte abbiamo svegliato decine di famiglie per trovarne una con il telefono per poter avvertire la centrale operativa visto che lì non prendeva il segnale».
Cosa è migliorato e cosa è peggiorato in questo settore negli ultimi 50 anni?
«Sicuramente sono migliorate le comunicazioni, le tecnologie di allarmi anti intrusione e i sistemi di telecamere di sorveglianza che ci danno una grande mano nel nostro lavoro.
Di contro è aumentata la microcriminalità e la violenza contro gli operatori della sicurezza, noi compresi. Altro problema è il ricambio generazionale. Sono pochi i giovani che vogliono fare questo lavoro perché sono troppi i sacrifici da affrontare. Anche se è rimasta una professione che non necessita di diploma».
Nei suoi ricordi più nitidi di questa lunga carriera, quello che risale alla visita di Papa Wojtyla ad Asti.
«Eravamo addetti alla sicurezza del palco sul quale avrebbe poi celebrato la messa in Campo del Palio. Per i giorni precedenti la messa della domenica abbiamo presidiato quell’angolo di piazza 24 ore su 24 con la massima attenzione».
A sostenere ancora l’entusiasmo di Marmo dopo 50 anni di lavoro è anche l’apprezzamento delle persone: «Sempre di più ci riconoscono come operatori di sicurezza silenziosi ma necessari e ci ringraziano».
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