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Vertenza

«In piazza a Torino per salvaguardare la sanità pubblica»

Ieri ad Asti la manifestazione promossa da Cgil con numerose altre associazioni e sigle sindacali

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Arianna Franco, segretaria generale Fp Cgil Asti, mentre interviene alla manifesstazione di ieri

«Una grande manifestazione di piazza per salvaguardare e tutelare la nostra sanità pubblica».

Così ieri (giovedì) il segretario generale Cgil Asti, Beppe Morabito, ha annunciato l’iniziativa in programma il 23 maggio a Torino a conclusione delle manifestazioni territoriali in varie località del Piemonte a sostegno della vertenza regionale promossa dal sindacato con numerose altre realtà sindacali e associative.

Le parole di Beppe Morabito

Beppe Morabito, segretario generale Cgil Asti

Manifestazione che si è tenuta anche nei pressi dell’ospedale Cardinal Massaia.

«Nel nostro Paese - ha affermato Morabito - il diritto alla salute e il servizio sanitario pubblico, istituito con la legge 833 del 1978, sono sempre più messi in discussione da disinvestimenti e scelte che vanno verso il sostegno della sanità privata, nell’interesse di pochi. Il nostro Paese sta investendo in sanità il 6,1% del Pil, valore di gran lunga inferiore rispetto alla media Ocse (6,9%) e alla media europea (6,8%). Inoltre si stima che dal 2028 scenderemo sotto la soglia di guardia del 6%. Per questo abbiamo promosso la “vertenza sanità” che tocca molti punti relativi alla salute di tutti noi».

La vertenza

Ad illustrare le varie questioni prese in considerazione dalla vertenza Arianna Franco, segretaria generale Fp Cgil Asti. «Innanzitutto - ha affermato - chiediamo l’applicazione del decreto ministeriale 77 relativo alla medicina territoriale, questione che sta suscitando interesse anche tra i sindaci dell’Astigiano, per i quali è importante sapere quali saranno, e dove, le strutture di prossimità».

Altro punto, lo stato di erogazione dei servizi delle Rsa.

«Anche in questo comparto, infatti - ha continuato - esistono grossi problemi di organico: mancano operatori socio-sanitari e quelli presenti sono costretti a coprire turni oggettivamente massacranti. In tale situazione spesso nasce una conflittualità molto forte tra i famigliari degli ospiti, i lavoratori e le cooperative o aziende. Al contrario, bisognerebbe cercare di canalizzare l'energia e lavorare tutti nella stessa direzione».

Altri punti analizzati, l'organizzazione dei Cup, con la questione salariale dei lavoratori di questi uffici, e il problema della capienza dei posti letto all'interno degli ospedali. «Il territorio piemontese, sulla carta, non ha un grosso problema in termini di posti letto - ha sottolineato la sindacalista - però questo dato preso da solo è scarsamente significativo, perché l’Astigiano è un territorio contraddistinto da una parcellizzazione molto forte. Infine, nella vertenza affermiamo la necessità di sostenere e potenziare il sistema sanitario pubblico, e non il privato o il privato convenzionato».

Contrarietà anche nei confronti del recente rifinanziamento delle prestazioni aggiuntive. «È stato siglato un accordo, tra le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto e la Regione Piemonte - ha continuato - che prevede lo stanziamento di ulteriori risorse per le prestazioni aggiuntive. Questo di per sé è un problema, nel senso che rischia di essere uno “specchietto per le allodole”: sulla carta si fa qualcosa che va nella direzione di recuperare le liste d'attesa, in pratica però si maschera un problema che è quello della carenza funzionale e si “spremono” i lavoratori che ormai sono condannati a fare turni oggettivamente massacranti, incappando anche in potenziali rischi molto gravosi in termini di responsabilità».

Le aggressioni al Pronto soccorso

Il riferimento va anche alle aggressioni nei Pronto soccorso. «I dipendenti - ha ricordato - devono essere messi in condizione di lavorare bene. Se sono in numero sufficiente e riescono ad erogare una prestazione di alto livello nei tempi corretti, è molto più difficile che si trovino vittime di aggressioni, perché un paziente in una condizione di fragilità, ad esempio psichiatrica, se riesce a ricevere la prestazione in tempi ragionevoli è difficile che vada in escandescenze. Detto questo, ben venga un maggiore monitoraggio da parte delle forze dell'ordine, ma con la consapevolezza che si tratta di una soluzione tampone che non agisce sulle cause del problema».

L'intervento di Roberto Gerbi

Numerosi gli interventi delle varie associazioni che hanno partecipato alla manifestazione. Tra loro Roberto Gerbi (Associazione Articolo 32).

«Siamo preoccupati - ha affermato - per il futuro dell’hospice cittadino. Oltre a quello di Nizza Monferrato, infatti, ne è previsto uno anche ad Asti, a servizio della città e del Nord Astigiano (provvisoriamente al “Cardinal Massaia” e in via definitiva nell’ex Maternità). Peccato che non ne abbiamo più sentito parlare. Di conseguenza non parteciperemo più alle riunioni con la direzione generale dell’Asl fino a quando non avrà informazioni puntuali da annunciare in merito. Siamo inoltre a fianco dei lavoratori e parteciperemo alla manifestazione di Torino

La testimonianza di Roberta Quagliotti

Numerosi poi gli interventi di dipendenti dell’Asl, dagli assistenti sociali ai tecnici di laboratorio legati al Pronto soccorso. Tra loro l’infermiere Daniele Grano, che ha letto un intervento scritto della collega Roberta Quagliotti che non ha potuto partecipare alla manifestazione perché infortunata. «Il Pronto soccorso - è emerso dalle parole di Roberta Quagliotti - è sempre più un grande ambulatorio generale, dove spesso i pazienti accedono con codici bianchi o verdi. Ma perché succede? Perché la sanità pubblica non dà risposta ai cittadini a causa di tempi troppo lunghi per accedere a visite o esami».

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