Politica
26 Aprile 2026 08:34:00
Il sindaco e quasi ex presidente della Provincia Maurizio Rasero durante il discorso in occasione del 25 Aprile [foto Ago]
«Questa è l'ultima volta che indosserò la fascia da presidente della Provincia perché, da lunedì, non lo sarò più». Il sindaco di Asti Maurizio Rasero ha scelto il 25 Aprile per annunciare, o meglio ufficializzare, quello che già da alcuni giorni era nell'aria: le sue dimissioni dal vertice dell'Ente provinciale di piazza Alfieri.
Rasero ha spiegato quello che succederà domani, prendendo la parola in piazza San Secondo poche ore dopo il suo ritorno dal Giappone. «Ho voluto indossare questa fascia ancora una volta, in questa giornata, perché sono sempre stato orgoglioso e onorato di poterlo fare, sapendo che la Provincia di Asti è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valore Militare» ha poi aggiunto il quasi ex presidente della Provincia che rassegnerà la dimissioni poche ore prima della nomina, ormai scontata, a presidente della Banca di Asti.
I due ruoli, infatti, sono incompatibili tra loro (ne sa qualcosa l'ex sindaco del Pd ed ex presidente della Provincia Fabrizio Brignolo che, nel 2015, fu fatto decadere dal ruolo di presidente proprio perché si trovava allo stesso tempo nel CdA della Banca), ma Rasero resta, almeno per ora, sindaco di Asti. A traghettare la Provincia fino alle prossime elezioni del nuovo presidente sarà il sindaco di Nizza Simone Nosenzo, oggi vicepresidente, che avrà a che fare con un nuovo assetto politico del Consiglio dopo che i consiglieri provinciali Andrea Gamba e Alessandro Negro, entrambi del Pd, hanno restituito le deleghe «in quanto il nuovo ruolo di Rasero come presidente dell’Istituto mina le corrette relazioni istituzionali all’interno del Consiglio provinciale».
La restituzione delle deleghe è avvenuta qualche giorno prima che Rasero ufficializzasse il passo indietro e la giustificazione data dal Pd è stata proprio il «cumulo di cariche» che Rasero avrebbe ottenuto con l'entrata in Banca (il sindaco è anche vicepresidente di Ream Sgr, società di gestione del risparmio specializzata in fondi immobiliari per conto delle fondazioni). «Andrea Gamba e Alessandro Negro - hanno spiegato i vertici locali del Pd - continueranno a lavorare con piena responsabilità verso l’ente Provincia, verso i suoi dipendenti e verso il territorio rappresentato dall’impegno di tanti amministratori dediti al bene comune».
Ma domani, con la nomina a presidente della Banca, c'è qualcuno che inizia a ipotizzare l'accensione di un nuovo conto alla rovescia per Rasero, quello a Palazzo Civico che potrebbe, ma è solo un'ipotesi, portarlo a lasciare la guida della città dopo l'estate. In questo caso si aprirebbe la possibilità di un voto anticipato per le elezioni amministrative previste per il prossimo anno. È solo un'ipotesi, ma se così fosse si creerebbe un nuovo problema interno all'attuale centrosinistra astigiano alle prese con il caso Vercelli (il consigliere comunale del Pd che domani, per scelta personale non condivisa dal suo stesso partito, entrerà nel Cda della Banca di Asti come consigliere) e ancora in attesa di ufficializzare il nome del candidato a sindaco di un campo largo, non ancora pronto, che punta, dopo dieci anni, a strappare la guida della città al centrodestra.
Compagine, quest'ultima, che invece ha già attivato la campagna elettorale facendo i primi incontri tra i partiti nell'ottica di definire un programma e un candidato entro l'autunno. Nel frattempo il passo indietro di Rasero dal suo ruolo di presidente della Provincia è già stato bollato come un «tradimento del mandato» dal consigliere comunale di Ambiente Asti, Mario Malandrone.
«Le dimissioni di Rasero dalla presidenza della Provincia non possono essere liquidate come un fatto ordinario - ha commentato - Se, come appare evidente, questa scelta è legata all’assunzione di un ruolo apicale nella Cassa di Risparmio di Asti, il tema non è semplicemente personale o di percorso individuale, ma riguarda il rapporto tra istituzioni pubbliche e sistema bancario del territorio. Dimettersi per incompatibilità può essere un atto dovuto. Ma proprio per questo diventa legittimo chiedersi: se tale passaggio fosse già previsto, se gli organi istituzionali e i cittadini ne fossero pienamente consapevoli, se sia corretto utilizzare incarichi pubblici come tappe di un percorso verso altri ruoli. La questione è politica e riguarda la credibilità delle istituzioni. Lasciare un incarico prima della scadenza per assumere la guida di un soggetto economico così rilevante solleva un problema di opportunità e di equilibrio tra poteri».
«Una banca del territorio deve essere autonoma, forte e capace di operare nell’interesse di imprese e famiglie, non percepita come estensione o approdo della politica locale - ha poi aggiunto Malandrone - Vero che la Provincia è un ente di secondo livello, ma qui si tradisce il mandato e lo si fa per una scelta personale di potere e incarichi. Tutto ciò non è semplicemente dovuto come molti diranno, ma biasimevole come condotta politica. Uno fa il sindaco e presidente fino a fine mandato; se sceglie altro e se ne va prima per propri interessi, tradisce il mandato».
Edicola Digitale
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
Direttore Fulvio Lavina
f.lavina@lanuovaprovincia.it
Società editrice Editrice OMNIA S.r.l.
via Monsignor Rossi 3 -14100 Asti
P.Iva 00080200058