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Terremoto in Consiglio comunale: la minoranza chiede le dimissioni del sindaco Rasero dopo la nomina a presidente della Banca, poi abbandona i lavori dell'aula

Presentato un ordine del giorno per chiedere al sindaco di lasciare l'incarico, ma il documento è stato bocciato con il voto contrario anche del diretto interessato

I lavori del Consiglio comunale

In Consiglio comunale l'opposizione ha chiesto le dimissioni di Rasero da sindaco

Una seduta carica di tensione quella svoltasi questa sera in Consiglio comunale, ad Asti, segnata da uno strappo istituzionale senza precedenti. La nomina del sindaco Maurizio Rasero alla presidenza della Banca di Asti, avvenuta poche ore prima dell'inizio dei lavori, ha scatenato la durissima reazione dell'opposizione culminata nell’abbandono dell’aula da parte dei consiglieri di minoranza - un vero e proprio Aventino - dopo la bocciatura di un ordine del giorno che ne chiedeva le dimissioni. Bocciata anche una pregiudiziale sull'impossibilità di votare la pratica di bilancio all'ordine del giorno sempre per un potenziale conflitto di interessi tra i due ruoli.

Il dibattito si è aperto con la presentazione d'urgenza dell'odg, sottoscritto da tutti i gruppi di minoranza, per chiedere formalmente le dimissioni di Rasero dalla carica di sindaco. Il documento sottolinea come il nuovo ruolo sollevi «potenziali e gravi conflitti di interesse legati ai rapporti tra la Banca e il Comune e impone dunque una scelta tra il ruolo elettivo e il ruolo di amministratore della banca».

Il consigliere Michele Miravalle (Pd) ha motivato l'urgenza parlando di un principio democratico fondamentale: «I poteri in una città e in un sistema democratico devono rimanere divisi. Non esiste nessuna città in Italia in cui un capo dell'amministrazione faccia anche il presidente della banca». Massimo Cerruti (Movimento 5 Stelle) ha rincarato la dose, ricordando le promesse passate: «Nel 2017, lasciando la vicepresidenza della medesima Banca, il sindaco Rasero diceva: 'Adesso voglio fare il sindaco a tempo pieno'. Se quelle parole valgono ancora qualcosa, dovrebbe dimettersi immediatamente».

Anche Vittoria Briccarello (Uniti si può) ha evidenziato profili tecnici critici, citando il rischio di conflitti su appalti e fideiussioni: «Il presidente della banca potrebbe influenzare o decidere a proprio modo come trattare le fideiussioni accese in favore del Comune; il conflitto di interessi è grande come una casa». Per Mauro Bosia (Uniti si può), l'operazione rappresenta «la più becera e bieca forma di poltronismo italiano» e ha voluto ricordare che Rasero gli aveva garantito, parlandogli insieme dopo una riunione in Provincia, «che non sarebbe diventato presidente della banca».

Non è stato meno tenero Mario Malandrone (Ambiente Asti) accusando il sindaco «di aver tradito il mandato istituzionale ricevuto dai cittadini come sindaco, ma anche come presidente della Provincia (da cui oggi ha dato le dimissioni ndr)». Per poi aggiungere: «I nuovi consiglieri del CdA che pensiero condividono sulla banca? Questo è il tema di cui non parliamo, perché parliamo di Vercelli (consigliere comunale del Pd entrato nel CdA della Banca di Asti, ma che ha rassegnato le dimissioni dal Consiglio comunle) e parliamo di Rasero, ma non diciamo come dovrebbe essere il futuro della nostra banca. E nel futuro della nostra banca ci sono il futuro occupazionale, il futuro delle sedi, degli sportelli e il futuro degli azionisti. Su questo non diciamo nulla».

Il consigliere Roberto Migliasso (Prendiamoci cura di Asti - Asti Oltre) ha invece analizzando il problema da un altro punto di vista. «Chiediamoci come sia accaduta una simile situazione e guardiamo alla radice del problema che si trova nello Statuto della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti. Questo regolamento dev'essere cambiato poiché permette alla politica di entrare in modo troppo pesante e feroce nella gestione economica e istituzionale della città».

Infine ha preso la parola il consigliere Gianfranco Miroglio (Europa Verde - I Verdi) per rimarcare che «se insistiamo in questa direzione, confermando la logica dei poteri forti, di una casta che in qualche modo si spalleggia a vicenda, non dobbiamo poi stupirci se alle prossime elezioni comunali metà della città resterà a casa perché queste operazioni non fanno assolutamente bene alla politica».

La difesa della maggioranza: "Un'opportunità per la città"

Di parere diametralmente opposto i consiglieri di maggioranza, che vedono nella doppia carica un vantaggio strategico. Denis Ghiglione (I Giovani Astigiani) ha definito Rasero una «persona straordinaria per difendere gli interessi della città in un momento di risico bancario che interessa tutta l'Italia». Sulla stessa linea il consigliere Marco Scassa (Lista Rasero), per il quale «avere un sindaco presidente di una banca del territorio è un'opportunità». Per lo stesso Scassa i requisiti tecnici di disponibilità di tempo, uno dei problemi sollevati dall'opposizione, sarebbero garantiti dalla volontà del primo cittadino. Insomma, nessun problema darebbe il doppio incarico, ma tante opportunità per lo sviluppo del territorio.

L'ordine del giorno è stato infine respinto con 11 voti favorevoli e 20 contrari. A far discutere è stato anche il voto dello stesso sindaco Rasero, che ha partecipato alla votazione sulla pratica che lo riguardava direttamente. Dal punto di vista tecnico nulla di illecito, perché previsto dal Tuel, ma per l'opposizione si è trattato «di una gigantesca caduta di stile».

La pregiudiziale e l'Aventino della minoranza

La tensione è salita ulteriormente quando si è passati alla discussione del rendiconto di bilancio. Massimo Cerruti ha presentato una questione pregiudiziale, chiedendo di sospendere la pratica: «Non si può parlare di bilancio quando abbiamo dei conflitti latenti di interessi. Il sindaco ha appena giurato di tutelare gli interessi di una società quotata, ora torna qui dove dovremmo perseguire esclusivamente l'interesse dei cittadini. Purtroppo, a volte, questi due aspetti cozzano».

Anche questa pregiudiziale è stata bocciata, nuovamente con il voto contrario del sindaco Rasero. Di fronte a questo scenario e alla permanenza del sindaco al voto su pratiche ritenute in potenziale conflitto, i consiglieri di minoranza hanno deciso di abbandonare i lavori dell'aula, denunciando una lesione del sano equilibrio tra le istituzioni e parlando apertamente «di una deriva verso l'oligarchia».

Mentre la maggioranza compatta ha proseguito i lavori dell'assemblea, l'opposizione ha annunciato battaglia, in attesa che anche la Banca d'Italia si esprima sui requisiti di compatibilità previsti dalla normativa vigente. Per alcuni, infatti, la compatibilità tra i due ruoli di Rasero di sindaco e presidente di Banca «potrebbe esserci, ma anche non esserci». Il tempo chiarirà.

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