Evento
28 Aprile 2026 07:54:11
Asti “capoluogo” dei Castorini per raccontare il mondo degli scout
Il tradizionale incontro di primavera di tutte le Colonie scout piemontesi, che si è svolto lo scorso fine settimana all'oratorio di Santa Maria Nuova, è stato un successo. «Il tempo bello ha sicuramente aiutato le attività che avevamo in programma, - racconta Sara Deflorian capo Colonia Terra di Vite del gruppo Scout Asti 1 - Il tema di questi due giorni è stato “l'ascolto” e sono stati circa settanta i bambini, tutti tra i cinque e i sette anni, che hanno partecipato».

Divisi in gruppi, dunque, i “Castorini”, provenienti oltre che da Asti anche da Torino, Pinerolo, Alessandria e Casale, guidati da una trentina di adulti, hanno partecipato a giochi dove il contatto con gli altri e con se stessi avveniva attraverso i cinque sensi: ad esempio l'ascolto del cuore con uno stetoscopio, o della musica cercando di capire gli strumenti utilizzati, il ballo o i mandala naturali, il disegno e molto altro. Il giorno dopo, oltre a continuare le attività, i piccoli hanno assistito alla messa celebrata da don Andrea.

«Il castorismo, in Italia è arrivato nel 1986 e sono sei le colonie presenti in Piemonte, - racconta Valentina Berruti, responsabile regionale dei Castorini - mentre in tutta Italia ci sono circa duecento colonie che coinvolgono oltre duemila bambini». Le prime colonie nacquero in Piemonte e in Emilia-Romagna, grazie all'intuizione di don Aldo Bertinetti, capo scout e importante punto di riferimento. «Tornando da un viaggio in Canada dove aveva conosciuto questa realtà diffusa tra i più piccoli - sottolinea Berruti - decise di proporla anche da noi».

Dopo il periodo del Covid c'è stato nuovo interesse per lo scoutismo soprattutto per le numerose attività all'aperto che propone. «La messa, a misura di bambini e con un linguaggio semplice - commenta Ernesto Berra, responsabile nazionale dell'Associazione Italiana Castorini - è stata seguita anche da molti adulti, in alcune nazioni, con presenza più attiva dei genitori. I bambini iniziano anche a tre, quattro anni e sicuramente la formazione che si può dare a questa età è poi più difficile da insegnare; i nostri gruppi - conclude - sono formati da quattro, cinque bambini perché così è più facile parlare, ascoltare e guardare e guardarsi negli occhi ed è più facile costruire una relazione».
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