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Azione: «Nomine bancarie e potere politico, un cortocircuito irreale»

Dopo l'ufficializzazione del nuovo Cda alla Banca di Asti, il coordinamento provinciale del partito auspica l'intervento di Anac e Banca d'Italia «per verificare se esistano le condizioni di indipendenza richieste dalle normative vigenti per chi ricopre ruoli così delicati»

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La sede della Banca di Asti in piazza Libertà

Dopo la votazione del nuovo CdA della Banca di Asti, riceviamo e pubblichiamo l'intervento del coordinamento provinciale di Azione.

Siamo di fronte a una situazione che definire 'irreale' è un eufemismo. Ad Asti la distinzione tra l'indirizzo politico della città e la gestione del sistema creditizio locale è ormai svanita in un pericoloso cortocircuito. L'avevamo previsto, il 7 marzo, ma siamo rimasti inascoltato. Non c'è nulla di casuale in quello che sta accadendo. Già lo scorso 7 marzo, durante il Congresso Cittadino di Azione, avevamo denunciato con estrema chiarezza i rischi di questa deriva. Avevamo messo in guardia la città sulla concentrazione di incarichi che vede la medesima figura al vertice dell'amministrazione comunale e di un fondamentale istituto bancario. Oggi le cronache sulle nomine e sulla governance creditizia confermano che i nostri timori non erano solo fondati, ma sottostimati. 

Per Azione, la gestione delle poltrone negli organi bancari non può essere trattata come un affare privato di una giunta o di un ristretto gruppo di potere. Le nomine devono rispondere a requisiti di indipendenza e alta professionalità, non a logiche di spartizione o di supporto elettorale. Una banca che perde la sua autonomia dalla politica smette di servire le imprese e i cittadini per servire i disegni di chi comanda.

Data la natura sistemica dell’anomalia astigiana, il Coordinamento Provinciale di Azione chiama in causa direttamente i vertici nazionali del controllo. Asti non è un'isola fuori dalle regole dello Stato. Chiediamo con forza che l’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione), la Commissione di Vigilanza e soprattutto la Banca d’Italia intervengano per verificare la regolarità di questa gestione. È necessario accertare se esistano le condizioni di indipendenza richieste dalle normative vigenti per chi ricopre ruoli così delicati. La commistione tra potere politico e gestione del credito è una ferita alla trasparenza del mercato.

La politica deve fare un passo indietro rispetto alle casseforti del territorio. Come Azione, continueremo a vigilare affinché le istituzioni finanziarie tornino a essere motori di sviluppo liberi da condizionamenti. La serietà che chiedevamo a marzo è oggi una pretesa non più rinviabile: i cittadini non possono essere spettatori passivi di questo inaccettabile accentramento di poteri.

Il coordinamento provinciale di Azione

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