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Verso San Secondo

«Il Palio può insegnare anche ai più giovani la lealtà e l'inclusione»

A pochi giorni dal suo primo “Maggio Astigiano" nel ruolo di massima autorità del Palio, abbiamo intervistato il nuovo Capitano, Giuseppe Vertucci

Alcuni momenti del Consiglio del Palio di Asti

Il Capitano del Palio, Giuseppe Vertucci, con l'assessore Riccardo Origlia

A pochi giorni dal suo primo “Maggio Astigiano" nel ruolo di massima autorità del Palio, abbiamo intervistato il nuovo Capitano, Giuseppe Vertucci.

Capitano, sta per arrivare il momento del giuramento. Lei chiederà lealtà e onore ai rettori. In un mondo complesso come quello attuale, questi termini sono ancora attuali o rischiano di sembrare retorica?

È un messaggio che esiste da secoli e ha un significato profondo, altrimenti non sarebbe resistito così a lungo. La giusta traiettoria viene tracciata dall'uomo quando seleziona i valori a cui ispirarsi, come la lealtà e l'onore, che sono anzitutto valori di coerenza. La lealtà implica un confronto paritario, senza scorrettezze o sotterfugi volti a trarre vantaggio a scapito dell'altro. Il confronto, anche se duro o acceso, è leale quando porta alla selezione del migliore. L'onore, invece, è il senso della propria dignità e di quella di una collettività.

Sembra quasi un modello applicabile oltre i confini della nostra città.

Esattamente. Oggi il senso di appartenenza sta venendo meno a causa di una globalizzazione sfrenata. Si perde il valore della comunità e il rispetto reciproco. Il Palio, con i suoi 21 Comitati, è un modello che funziona: se questo spirito di confronto onesto venisse replicato su sistemi più grandi, molti conflitti si potrebbero evitare. Purtroppo, nel passaggio dal piccolo al grande, questi valori tendono ad annacquarsi e saltano i punti di riferimento. Il Palio insegna il rispetto delle regole e l'accettazione della sconfitta. Nella nostra festa la vittoria è circolare; è raro che vinca sempre lo stesso, e questa alternanza garantisce il benessere di tutti.

Parlando di tradizioni, la Stima dei Drappi è oggi parte del rito del Palio. In un'epoca dominata dall'intelligenza artificiale, qual è la sfida per un Maestro del Palio nel sintetizzare la festa in un'immagine?

Tutti i maestri sono abili tecnicamente, ma la differenza la fa chi riesce a imprimere sulla tela ciò che ha nel cuore. Chi conosce e vive le emozioni del Palio in prima linea è facilitato; chi è lontano rischia di comportarsi come un'intelligenza artificiale, inserendo meccanicamente gli "ingredienti" classici come i fantini o la Collegiata. In futuro, mi piacerebbe dare più libertà d'azione agli artisti. Non è detto che un pittore astratto non possa trasmettere i valori del Palio senza riferimenti iconici classici.

Il Paliotto e il mondo dei giovani: come vede il futuro degli sbandieratori e dei musici?

C'è un interesse enorme, già nei bambini. Con il progetto “A lezione di Palio", che sta riscuotendo un successo incredibile, portiamo musici e sbandieratori nelle scuole. La bandiera ha una carica simbolica fortissima: viene lanciata in alto e ripresa, è condivisione. Ho in mente di creare più manifestazioni collaterali perché la bandiera può essere un motore di sviluppo turistico e di integrazione culturale. Ho visto classi con bambini di diverse etnie unirsi grazie a questo simbolo; la bandiera che passa da una mano all'altra crea legami che domani uniranno gli adulti.

Capitano, non mancano le preoccupazioni. La proposta di legge a tutela degli equidi (la cosiddetta legge Brambilla) agita il mondo dei Palii. È preoccupato?

Il tema deve spaventare, anche se confido nella saggezza delle assemblee parlamentari. È necessario far capire che il Palio di Asti è una delle competizioni più sicure d'Italia. I nostri cavalli sono veri atleti: ho visitato le scuderie e vi garantisco che c'è un abisso tra il dilettantismo e il professionismo di questo mondo. L'errore di chi propone certe leggi è la non conoscenza: si accettano le corse negli ippodromi, ma non nei Palii, ignorando che spesso le scuderie e gli allenatori sono gli stessi. Dagli anni '80 ad oggi il rapporto con l'animale è cambiato radicalmente; oggi i proprietari adorano i loro cavalli, li curano maniacalmente anche perché sono la loro fonte di reddito. Oggi rischia più un calciatore di Serie A che un cavallo al Palio. Cancellare il Palio significherebbe cancellare storia, identità e promozione turistica con un colpo di spugna insensato. Piuttosto che abolire, alziamo ancora di più l'asticella della sicurezza, ma non tagliamo il braccio per curare un neo.

Infine, la questione della pista di allenamento che pare possa essere realizzata nella zona di corso Torino. È la volta buona?

Il mondo del Palio e il Comune hanno auspicato per anni la realizzazione di una pista di addestramento in città. È l'unico modo per vedere all'opera fantini e cavalli prima di settembre, senza doversi per forza spostare fuori regione per seguire altre competizioni. Una pista di allenamento ad Asti permetterebbe di creare un vivaio locale di cavallanti e fantini, evitando di dover andare a Siena per mettersi in vetrina. Inoltre, permetterebbe di vivere le corse tutto l'anno con competizioni regolari, portando i bambini che abbiamo incontrato a scuola a vedere dal vivo la realtà dei cavalli.

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