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Domani sotto i portici Anfossi

Mostra contro le corride ricordando il Papa che le vietò quasi 500 anni fa

Organizzata dall'associazione Una con foto e un documentario trasmesso anche in Rai

Mostra contro le corride ricordando il Papa che le vietò quasi 500 anni fa

Dura solo un giorno, ma si rivolge molto in alto. Anzi, più in alto di così non si può perché, sottilmente, l’intento degli organizzatori è arrivare fino a Papa Leone XIV.
La speranza è quella che, sulle orme di un suo lontano predecessore, prenda posizione forte contro le corride.
Ad organizzare la mostra è l’associazione UNA (Uomo Natura Animali) che da sempre si batte contro le corride (oltre che contro i Palii, compreso quello di Asti).
Domani, giovedì, 30 aprile, dalle 10,30 alle 20 in piazza Alfieri, sotto i Portici Anfossi, i volontari di Una esporranno una serie di pannelli contro la tauromachia. Non solo, la mostra sarà accompagnata dalla proiezione di documentari realizzati dall’associazione stessa e già trasmessi anche in Rai nell’ambito del programma Scuola ed educazione.
L’obiettivo è chiaro ed intuitivo: sensibilizzare i cittadini e informare i futuri turisti affinché disertino le arene e non cadano nella “falsa” cultura che troppo spesso viene ancora presentata come spettacolo o tradizione.
La scelta del giorno non è affatto casuale.
«E’ la data in cui ricorre l’anniversario di nascita di San Pio V - spiega Claudia Sgarzi, presidente dell’associazione Una - Un papa piemontese, originario di Bosco Marengo, nell’Alessandrino ricordato per la riforma del Concilio di Trento e per il suo ruolo storico nella battaglia di Lepanto».
Ma San Pio V Papa fece anche un altro atto particolarmente caro agli animalisti di tutto il mondo. «Nel 1567 - prosegue Sgarzi - emanò la bolla “De Salutis gregis Dominici” con la quale condannò le corride, prevedendo la scomunica per toreri, organizzatori e spettatori di quello che definì uno spettacolo più dei demoni che degli uomini».
Insomma, non proprio un profilo squisitamente animalista; semmai una tutela e salvaguardia delle anime cristiane le cui motivazioni però affondavano nel contemporaneo concetto di benessere degli animali.
Per il pontefice, infatti, era crudele e vergognoso che un uomo mettesse a rischio la propria vita solo per dimostrare il proprio coraggio. Oggi basta capovolgere il soggetto e tutto diventa contemporaneo.
Perchè, per l’Una e l’associazione di sostegno Animalisti Italiani: «Non si può spacciare per cultura una pratica cruenta e diseducativa come la corrida. La cultura è una ricchezza interiore, che migliora e alimenta l’animo. La tortura non può sicuramente compiere questo arricchimento».

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