Servizio Asl
30 Aprile 2026 16:44:04
Ci sono progetti fatti di idee, di fondi, di strutture ma che senza entusiasmi non possono decollare.
E’ il caso del Punto Infermieristico del quartiere Praia, attivato un mese fa dall’Asl che ha nell’infermiera Monica Conese un inarrestabile vulcano di umanità. E competenza.
Lei è un’infermiera di famiglia e comunità, quella figura sanitaria che rappresenta “l’ufficiale di collegamento” fra il territorio e i servizi forniti dall’Asl. E’ quella, per intenderci, che i pazienti se li va a cercare uno per uno, appendendo volantini in ogni dove, distribuendo una montagna di depliant ciclostilati, presentandosi ad ogni persona che passa davanti all’ambulatorio di via Monti 48 offrendo con empatia ed energia la possibilità di sottoporsi ad un semplice screening come la misurazione della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca, della glicemia. Parametri basilari che, ad un occhio attento, possono già dire molto.
Soprattutto perché con lei e con le tirocinanti di turno, nello stesso ambulatorio lavorano i medici volontari di Passi Solidali. La dottoressa Marina Gavioso (specialista in Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore), Irene Novarese (medico di famiglia), Valter Saracco (specialista in Medicina Generale), Paolo Crivelli (infettivologo) sono nomi noti nel mondo sanitario astigiano ma in quell’ambulatorio sono solo “dottore” e “dottoressa”, spesso con pazienti che si rivolgono a loro dando del tu.
Entusiasmo e solidarietà che hanno trasformato in poche settimane l’ambulatorio di via Monti in un gioiellino di cui l’Asl può andare ben fiera.
Perché in quell’ambulatorio c’è tanto, anzi tantissimo. Non c’è solo la misurazione della pressione. C’è soprattutto ascolto perché rispetto alla maggior parte degli ambulatori e dei servizi sanitari strutturati, c’è un bene prezioso a disposizione degli utenti: il tempo.
Che è dilatato per ascoltare a fondo le storie dei pazienti. Non solo cliniche ma anche esistenziali. Ed è breve o brevissimo per trovare soluzioni a problemi di salute o di assistenza urgenti.
E qui entra in campo Monica che, come tutti gli infermieri di famiglia, ha sviluppato un talento speciale per “leggere” fra le righe quello che spesso le persone, magari per vergogna o pudore, non dicono.

«Arriviamo nelle case delle persone e osserviamo non solo i loro parametri e i loro problemi di salute – spiega Monica Conese, – ma anche lo stato di igiene della persona, della casa, il livello di assistenza e di consapevolezza del proprio stato di salute o di quello di un convivente. Siamo l’occhio dei medici di famiglia, con i quali collaboriamo proficuamente. Facciamo sempre riferimento a loro quando ci accorgiamo di qualcosa di anomalo».
Si parla tanto di accessi esagerati al Pronto Soccorso. Ebbene, questo ambulatorio è un filtro importante per evitarli. Sia perché dà una risposta sanitaria. Sia perché consente di intervenire su problemi di salute risolvibili e curabili prima che entrino in fase acute con costi alti di salute per il paziente e di cura per la comunità.
«Crediamo molto in questo ambulatorio ed è importante che le famiglie e le persone di qualunque età sappiano che possono contare su di noi».
E mentre parla arriva un uomo con una ferita al viso da cui esce sangue. Andasse al Pronto Soccorso attenderebbe probabilmente molte ore, qui l’infermiera la risolve in dieci minuti con disinfettante e qualche strip. Lui chiede se deve pagare qualcosa, gli dicono di no, non smette di ringraziare.
Se ne va. Poi torna cinque minuti dopo per ringraziare ancora, per dire che adesso non brucia più la ferita e ha smesso di sanguinare. Con quelle strip l’infermiera Conese ha guarito una ferita e un pezzetto di solitudine.
Una rete che funziona bene, quella dell'ambulatorio di comunità, come lo dimostrano i casi trattati nelle prime settimane di apertura.
E’ il caso della donna anziana, sola, caduta in casa e ricoverata in Pronto Soccorso. La sua famiglia non se ne occupa, lei è una donna di 90 anni, vedova, che in pochi mesi è vistosamente dimagrita. Alle dimissioni, il Pronto la segnala all’infermiera di famiglia che la prende in carico attraverso il PUA (Punto Unico di Accesso). Una via corta che consente alla donna di tornare a casa con una badante trovata dalle assistenti sociali e una Oss che fa visita regolarmente a domicilio per i lavori di competenza. Le arrivano gli integratori alimentari gratuitamente a domicilio fino a quando non ha ripreso il peso ottimale. In poco tempo le è stata letteralmente salvata la vita.
L’altro caso è emblematico dell’importanza dell’ambulatorio che ha sempre le porte aperte. Riguarda una anziana donna accompagnata dalla figlia che le fa da caregiver. L’anziana ha i valori che ci si aspetta da una donna con la sua età e le sue patologie. La figlia, annullata nell’assistenza alla madre, si fa misurare la pressione quasi per gioco. E quello che l’infermiera scopre è un’emergenza: pressione alle stelle, con valori prossimi ad un infarto o un ictus. In pochi minuti viene allertato il medico di famiglia che si attiva. Altra vita salvata.
C’è il paziente con problemi psichiatrici che vive in casa da solo ma non riesce a gestire bene la terapia e il rifornimento di medicine. E quando non riesce crea problemi agli altri e rischi a sé stesso. Arriva l’infermiera di comunità, gli va a prendere le medicine in farmacia ogni volta che finiscono, rifornisce regolarmente il dispenser della terapia per una settimana. Dà sicurezza e quel paziente si tranquillizza perché sa di non essere dimenticato né abbandonato.

Al momento, è l’unico punto infermieristico attivato su tutto il territorio della provincia di Asti quindi, pur essendo ubicato nel quartiere Praia, può essere frequentato da chiunque. E’ aperto ogni martedì dalle 9 alle 11,30 e non sono necessari appuntamenti o impegnative per gli screening.
La novità è che lì si può fare l’elettrocardiogramma prenotando al numero 0141/485246 pagando il ticket se non si è esenti oppure completamente gratis se si ha diritto ad un’esenzione. Serve solo l’impegnativa del medico di famiglia. Un esame con referto immediato perché eseguito con attrezzatura collegata ad un cardiologo che, da distanza, prende visione del tracciato e nel giro di pochi minuti comunica l’esito. Si evitano le lunghe attese per eseguire l’esame in ospedale passando dal Cup e si risparmiano soldi perché il ticket Asl (11 euro e 60 centesimi) è inferiore al costo medio dell’Ecg eseguito privatamente.
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