Palio di Asti
04 Maggio 2026 10:03:23
L'artista Marco Aru durante la cerimonia di presentazione dei drappi davanti alla collegiata di San Secondo (Foto Maria Grazia BIlli)
A portare la firma del Maestro del Palio 2026 sarà quella di Marco Aru, artista di fama nazionale e internazionale scelto per realizzare i due drappi destinati alla corsa e alla Collegiata di San Secondo.
Maestro Aru, partiamo dalla sua carriera: quali sono state le tappe più significative del suo percorso artistico?
«Il mio percorso artistico è iniziato alla fine degli anni Settanta, nel ’78, con la prima mostra al Palazzo della Provincia, quando frequentavo l’Istituto d’Arte “Benedetto Alfieri”. Poi ho proseguito con numerose esposizioni, soprattutto all’estero. In Germania, a Biberach e Bad Oeynhausen, ho partecipato a un simposio internazionale con 25 artisti europei, e il museo Braith-Mali di Biberach ha acquistato una mia scultura, “Melanconia”.Successivamente ho lavorato molto in Spagna, con mostre tra Almería, Madrid, Lorca e Murcia, fino a Cuevas del Almanzora, dove avevo anche uno studio per insegnare il restauro del legno. Tornato in Italia, mi è stato affidato un importante intervento artistico alla Madonna del Portone di Asti, dove ho realizzato mosaici, affreschi e completato le cappelle laterali, proseguendo un progetto architettonico già avviato. Nel 2018 ho esposto nuovamente ad Asti, dopo aver realizzato anche il ritratto del vescovo Francesco Ravinale, oggi conservato nella sala dei tondi del Seminario vescovile».
Dopo il giuramento e la Stima del Palio, che hanno ufficialmente svelato i drappi dell’edizione 2026, emerge con chiarezza il lavoro artistico e simbolico che sta dietro alle opere realizzate dal maestro Aru.
L’artista spiega come i due drappi nascano da una ricerca personale che unisce uno stile astratto e informale – sviluppato negli anni – a uno studio approfondito dell’arte medievale e rinascimentale. Un linguaggio pittorico che punta a creare un rapporto diretto tra opera e osservatore, attraverso immagini dense di simboli e significati, spesso non immediatamente leggibili.
Maestro, ci racconta la storia dietro alle sue opere?
«I due Palii, pur distinti nella destinazione, sono legati da una visione comune. Il primo, destinato alla Collegiata di San Secondo, è quello che per me più significativo: rappresenta la conversione del Santo attraverso una scena fortemente simbolica. San Secondo è raffigurato mentre abbandona il mantello, gesto che richiama il distacco dal passato romano e dalla dimensione guerriera. Accanto a lui il cavallo, entrambi a piedi, in una composizione che non vuole essere realistica ma idealizzata, ispirata al linguaggio gotico» spiega il Maestro.
Numerosi gli elementi simbolici: una fonte battesimale alle spalle del Santo, frammenti della cultura classica e riferimenti anche a figure mitologiche, a sottolineare il passaggio da un sistema di credenze a un altro. Lo sguardo del Santo, carico di pathos, si posa su una testa mozzata, anticipazione del suo destino di martire. Un’immagine che può apparire dura, ma che nelle intenzioni dell’artista vuole esprimere consapevolezza e scelta.
Sul secondo drappo l’artista sottolinea: «Il drappo destinato al vincitore della corsa, propone invece un San Secondo “glorioso”, ormai consapevole del proprio ruolo. Qui il Santo è a cavallo, in una scena dinamica che richiama la partenza della corsa del Palio. Alle sue spalle altri cavalli, mentre in primo piano il canapo – elemento centrale della gara – viene rappresentato come un serpente: simbolo della paura umana, superata grazie al coraggio.
Attorno alla scena compaiono anche elementi fortemente legati alla tradizione astigiana, come i premi del Palio – dalle monete d’argento per il vincitore fino all’acciuga per l’ultimo classificato – e dettagli del territorio, tra cui fossili che richiamano l’antico mare che caratterizzava queste colline.
Dal punto di vista tecnico, entrambe le opere sono realizzate con metodi classici: olio su lino preparato manualmente con gesso e colle animali, secondo tecniche rinascimentali, con l’obiettivo di garantire durata nel tempo e profondità materica.

In conclusione, che legame ha con Asti?
«Il mio legame è molto forte: sono nato ad Asti, nel rione di Santa Caterina, e il Palio l’ho sempre vissuto. È qualcosa che appartiene alla mia storia personale oltre che artistica. E naturalmente auguro la vittoria al mio Rione».
L’artista ha inoltre voluto dare spazio al lato umano e personale, con una dedica commossa: «Questo Palio lo dedico a mia moglie, che è venuta a mancare, ed è una presenza che sento sempre accanto. E lo dedico anche ad Antonio Guarene, che è stato mio insegnante, sia di vita che nel mio percorso artistico».
Edicola Digitale
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
Direttore Fulvio Lavina
f.lavina@lanuovaprovincia.it
Società editrice Editrice OMNIA S.r.l.
via Monsignor Rossi 3 -14100 Asti
P.Iva 00080200058