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Diritto di iniziativa

«I sindaci devono poter decidere deroghe sul divieto di bruciare ramaglie»

Dall'amministrazione comunale di Costigliole d'Asti una proposta su un tema sentito nelle zone di campagna in riferimento al divieto che vige dal 15 settembre al 15 aprile in alcuni territori

«I sindaci devono poter decidere deroghe sul divieto di bruciare ramaglie»

In discussione nel prossimo consiglio comunale di Costigliole d'Asti, convocato per il 22 dicembre, è previsto un Diritto di iniziativa presentato dal gruppo consiliare di maggioranza in riferimento alle norme che regolano i periodi indicati per bruciare le ramaglie. «Si tratta di una problematica che persiste da tempo nei paesi come Costigliole, dove insistono diverse attività produttive in agricoltura - segnala il sindaco Enrico Cavallero - Le colline del Monferrato sono state comprese in una zona di superamento della qualità dell'aria classificata "IT0120", dove viene impedito ai sindaci di emettere specifiche ordinanze di deroga ai divieti di bruciature delle ramaglie, così come avviene in altri Comuni classificati diversamente. Credo, raccogliendo anche le istanze del territorio, che questa norma vada interamente rivista».

Il divieto si riferisce alle zone di superamento della qualità dell'aria classificate "IT0120"



«Il divieto all'abbruciamento invernale dei residui colturali vige dal 15 settembre al 15 aprile, che si somma al divieto estivo disposto da norme nazionali dall’1 luglio al 31 agosto, ai sensi del quale è vietato bruciare qualsiasi materiale vegetale, sia erbaceo che arboreo, anche se in piccoli cumuli e/o al di fuori dell'ambito agricolo professionale (es. orti e giardini privati). L’abbruciamento dei residui vegetali, stoppie, sarmenti in agricoltura si svolge in un periodo delimitato nel tempo, proprio quando vige il divieto ed è una pratica consolidata da sempre che non conosce alternative per la conformazione del territorio», si legge nel diritto di iniziativa. 

«L’accesso ai fondi agricoli spesso avviene con mezzi d’opera molto limitati ed è impossibile e antieconomico conferire i residui vegetali in un centro di raccolta o triturarli. Tale pratica rientra inoltre nelle normali pratiche agricole e per questo motivo la decisione risulta molto penalizzante, mette di fatto i nostri agricoltori in grave difficoltà per una attività agricola preziosa e fondamentale, legata alle coltivazioni della vite, dei noccioli e della frutta. Ad onor del vero, in difformità rispetto a quanto contenuto nella DGR 26 febbraio 2021, n. 9-2916 la bruciatura di ramaglie permette di ripulire rapidamente il campo per facilitare la lavorazione successiva e la semina ed è utile per contenere la diffusione della malattia tenendo sotto controllo fitosanitario per la disinfestazione (Malattie e Parassiti) dalle malattie fungine, i batteri, o le uova e le larve di parassiti che possono sopravvivere nei residui colturali rimasti sul campo. La bruciatura permette inoltre l’eliminazione dei semi: Il fuoco distrugge i semi delle erbe infestanti che sono caduti sul terreno o si trovano nei residui colturali, riducendo la necessità di diserbo chimico o meccanico nella stagione successiva e il miglioramento della fertilità immediata del suolo con il rilascio rapido di nutrienti: la combustione trasforma rapidamente la sostanza organica in cenere. Questa cenere è ricca di nutrienti minerali (come potassio, calcio, fosforo) che diventano immediatamente disponibili per la coltura successiva, agendo come un concime a pronta efficacia. Si consideri che la pratica di abbruciamento viene comunque spesso adottata dagli agricoltori le cui culture ricadono nei Comuni dove vige il divieto per necessità e mancanza di alternative esponendo di fatto al rischio di una sanzione amministrativa prevista da euro 300 a euro 3.000».

L’abbruciamento dei residui vegetali, stoppie, sarmenti in agricoltura è una pratica consolidata da sempre che non conosce alternative per la conformazione del territorio



«Bisogna anche rilevare come, nel resto del territorio regionale, dove l’Arpa e la Regione non hanno emesso provvedimenti restrittivi, viene data la possibilità ai sindaci di derogare con propria ordinanza per massimo 30 giorni, anche non continuativi, la possibilità di bruciare ramaglie. Per tutte queste ragioni chiederemo al Presidente della Regione Alberto Cirio e all’assessore all’agricoltura Paolo Bongioanni di rivedere la norma pubblicata sul sito della Regione. Inoltre i dati Arpa spesso sono registrati nei centri urbani o nelle vicinanze di grandi arterie stradali, mentre sarebbe più opportuno attivare da subito un monitoraggio costante della qualità dell’aria nel periodo di divieto (15 settembre 15 aprile) nei territori produttivi a bassa densità abitativa e ad alta concentrazione di culture agricole oggi contrassegnati come “IT0120”. Il rischio è altrimenti quello di esporre i nostri agricoltori e cittadini a sanzioni per una pratica consolidata nel tempo e che non può essere derogata in altri periodi o con soluzioni alternative». 

La richiesta

«Con questo Diritto di iniziativa si chiede pertanto di concedere ai sindaci, nel caso di “rilievi favorevoli”, di poter derogare con propria ordinanza nel periodo 15 settembre – 15 aprile».

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