Buttigliera d'Asti
08 Ottobre 2021 10:30:00
Se Chiara è quella che si sposta maggiormente a Torino dietro ad ogni segnalazione arrivata, nella casa di Buttigliera con regolarità si presentano i carabinieri di Castelnuovo don Bosco per far visionare ai genitori le immagini di videosorveglianza che vengono estrapolate, quando possibile, ad ogni segnalazione. Ma finora Emanuel non è mai stato riconosciuto, si trattava sempre di altri giovani che gli somigliavano.
La famiglia una sua idea ce l’ha di cosa sia successo:«Secondo noi ha incontrato a Poirino (una delle prime segnalazioni n.d.r.) qualcuno che lo ha portato a Torino a vivere in qualche posto non registrato, tipo una casa occupata. Senza terapia soffre di manie di persecuzione e dunque non possiamo sapere cosa gli stia passando per la testa e possiamo comprendere perchè non voglia farsi trovare da nessuno. Sono anche convinta - dice ancora la sorella Chiara - che le persone che vivono con lui lo abbiano convinto a non cercarci, chissà per quale motivo».
Non vogliono neppure prendere in considerazione l’ipotesi più tragica: «Dal giorno della sua scomparsa sono sempre arrabbiata, soprattutto con chi lo dà per morto nei campi fin dalle prime ore del suo allontanamento da casa. Lo hanno cercato per tre settimane in ogni angolo, ci fosse stato lo avrebbero trovato.
Certo questa attesa è devastante, non la auguro a nessuno.
Non si vive più a casa mia, il telefono è sempre acceso e si risponde a qualunque chiamata nella speranza che sia la segnalazione giusta. Mia madre ha continui attacchi d’ansia, mio padre ha ripreso a fatica a lavorare e mio fratello si trova perso senza Emanuel. Per fortuna Buttigliera si è stretta intorno a lui e alla mia famiglia per dare un po’ di conforto, di sostegno e di compagnia che sono molto apprezzati e dei quali siamo molto grati».Edicola Digitale
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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