La Corte d'Appello di Torino aveva anche confermato i risarcimenti alla famiglia Gorancho formata dalla vedova e da quattro figli, costituitisi parte civili con gli avvocati Bona, Alfano e Pellegrino: in totale 240 mila euro di provvisionale in attesa di quantificazione in sede civile.
Inizialmente furono tutti e tre i fratelli Betea ad essere indagati e poi imputati per il pestaggio gravissimo; uno di loro, il più piccolo, era stato assolto durante il primo processo celebrato mentre Gorancho era ancora vivo. Alla sua morte le accuse si aggravarono e alla sbarra finirono solo gli altri due fratelli Betea già condannati in primo grado. Durante questo secondo processo, i due imputati hanno cambiato versione dei fatti addossando al fratello assolto la responsabilità dei colpi che si rivelarono mortali.
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