Il caso
17 Dicembre 2025 11:38:00
«Nessuno di noi della famiglia mette in dubbio il fatto che mio padre abbia sbagliato e sia giusto che paghi per l’errore che ha commesso, però deve essere una condanna scontata con dignità, non con un trattamento disumano in carcere».
A parlare è Chantal, una delle figlie di Giacomo Albergamo, astigiano detenuto al carcere di Modena per scontare una pena legata a un reato contro il patrimonio. Albergamo è detenuto dal 2020 e la sua pena dovrebbe terminare fra 1 anno e 8 mesi.
L’uomo, per oltre una settimana, ha praticato lo sciopero della fame e della sete in carcere, e ha rifiutato la terapia (è affetto da una grave forma di diabete) perché non riusciva ad avere contatti telefonici con la famiglia.
Poi, lunedì, una telefonata con la madre: 10 minuti concessi dietro la promessa di interrompere lo sciopero.
«Siamo molto molto preoccupati per mio padre - prosegue Chantal - perché se dovesse rifarlo, soprattutto per la sua malattia, rischia grosso. E noi, di qua, non riusciamo a fare nulla».
Il "nulla" di cui parla la ragazza riguarda la difficoltà ad andare a trovarlo fino a Modena e l’impossibilità di raggiungerlo al telefono.
«Lui prima era detenuto al carcere San Michele di Alessandria. Lì le condizioni erano decisamente migliori. Intanto potevamo andarlo a trovare ogni settimana e lui aveva fatto molti passi in avanti, con tanto di relazioni favorevoli degli psicologi interni al carcere. Aveva anche ottenuto un lavoro da giardiniere della struttura».
C’era anche un permesso richiesto per la fine di questo mese e per le festività di Natale, ma l’invio incompleto dei documenti al giudice di sorveglianza aveva fatto saltare tutto.
La situazione è precipitata quando, in vista del passaggio del San Michele a “casa di reclusione” (come Asti) per detenuti che hanno lunghe condanne da scontare, quelli come Albergamo sono stati trasferiti al Don Soria, sempre di Alessandria e in altre carceri astigiane.
Un trasferimento che è avvenuto a fine novembre contribuendo a fargli “saltare” quel primo permesso premio tanto agognato.
Non solo. Al carcere di Modena la famiglia ha di nuovo dovuto presentare tutti i documenti per ottenere le autorizzazioni ai colloqui e alle telefonate. Già, le telefonate.

L'unico canale di comunicazione è la mail. E si può mandare solo il lunedì mattina. In attesa della risposta, il nulla.
«L’unico modo per avere un appuntamento telefonico con mio padre è quello di mandare una richiesta via mail il lunedì mattina. E bisogna attendere la loro risposta. Sempre via mail. Nel mezzo, il silenzio assoluto».
Dagli inizi di dicembre la famiglia non aveva più sentito Giacomo ed è stata preoccupatissima. La telefonata di lunedì non ha spostato di molto la situazione.
«Spesso abbiamo sue notizie dalla madre del suo compagno di cella - prosegue Chantal - Che conferma anche le condizioni disumane in cui si trova quel carcere. Non riusciamo a parlargli, non abbiamo ancora i permessi per andare a trovarlo».
Un permesso, sempre ieri, è arrivato alla madre ma era per la mattina di oggi, martedì, alle 8 del mattino. «Ma come faccio da Asti ad essere a Modena per le otto del mattino - ha detto la madre Lucia - E’ un incubo, per noi e per lui. Quello di Modena è un carcere in cui è complicatissimo comunicare con i detenuti. Io vivo costantemente con il cellulare in mano in attesa di risposte o di chiamate. Così da settimane».
La figlia, a nome degli altri fratelli e del resto dei parenti, chiede di trasferirlo più vicino ad Asti, in altro carcere.
«Anche perché il carcere di Modena ha una bruttissima reputazione e questo ci preoccupa ancora di più».
Si riferisce ai sopralluoghi dell’associazione Antigone dopo che, all’inizio di quest’anno, si sono verificate tre morti in sette giorni in quel carcere. Dei quali due suicidi.
Una struttura in sovraffollamento di detenuti che vivono in celle disastrate, invase da insetti di vario genere, sporche, con le parti in ferro arrugginite.
«Mio padre sta pagando i suoi errori ma in tutti questi anni di detenzione nonostante la sua malattia grave, non ha mai ottenuto benefici. Eppure le relazioni degli assistenti sociali e degli psicologi sono positive, il fatto che sia stato un lavoratore interno apprezzato, che non abbia mai causato risse, litigi e si sia sempre comportato con rispetto nei confronti del personale di custodia dovrà pur valere qualcosa».
Della storia di Albergamo si è occupato anche lo youtuber astigiano Pro Copio in un suo videoappello sui canali social dell'associazione The Voice of People.
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