Tribunale
06 Febbraio 2026 16:03:33
Stamattina altra udienza pesantissima alla Corte d'Assise del tribunale di Asti presieduta dal giudice Giannone, Dematteis a latere. Pesante nelle parole, pesante nelle immagini, pesante negli sguardi di chi ha testimoniato.
A partire dal sovrintendente della Polizia di Stato in servizio alle "fasce deboli" della pg della Procura che ha esordito con una frase significativa del clima di oggi: «Ho tanti anni di servizio alle spalle, ho fatto tanta Volante e sono all'ufficio fasce deboli da tempo. Ma quelle foto mi hanno fatto star male per giorni. Anche quando tornavo a casa non riuscivo a pensare ad altro. E riescono a scuotermi anche oggi, qui in aula, mentre ne parlo». Un inno all'umanità di chi, per lavoro, si è dovuto calare in un mondo, quello della pedopornografia, che non lascia indifferenti le persone perbene.
Le foto a cui si riferiva erano quelle trovate in una chiavetta usb sequestrata ad Attilio Giacinto Sostero, sotto processo per riduzione in schiavitù sessuale della figlia della sua compagna. Abusi iniziati quando la bambina aveva appena 12 anni e proseguiti fino ad oltre il raggiungimento della maggiore età.
Chiavetta che la ragazza e la madre erano riuscite a portare via durante la loro "fuga" da un appartamento di Sanremo dove l'uomo le aveva portate a vivere al culmine di anni di maltrattamenti ed abusi. Fuga dettata dalla concreta paura, soprattutto della compagna, di essere uccisa insieme alla figlia. Fuga, infine, avvenuta all'indomani della confidenza della figlia alla madre secondo la quale l'uomo avrebbe voluto un figlio da lei.
In questo contesto, quelle tre chiavette usb sono state importanti per delineare che tipo di uomo sia Sostero, abituale consumatore di video e foto pedopornografiche trovate in rete e la soddisfazione diretta e personale riversata sulla ragazzina con cui abitava.
Quelle foto sommariamente descritte dal sovrintendente parlano di atti dichiaratamente sessuali con bambini e bambine che arrivavano sì e no all'anno di vita. Ed è bene non andare oltre.
Fra i testimoni di oggi anche l'ingegner Giuseppe Dezzani, consulente informatico di larga fama, che ha ripercorso tutta la catena di custodia del materiale elettronico sequestrato a Sostero di cui è stata fatta copia forense con conferma, attraverso i metadati e la comparazione di foto e video, che gli abusi sulla figlia della compagna erano cominciati quando lei aveva appena 12 anni. Con un piccolo giallo a corredo: la sparizione di un pc della Apple dal quale sono state scaricate alcune cartelle in chiavetta e che non è mai stato sequestrato perché non trovato. Senza poter così sapere cos'altro contenesse.
Oggi è stata anche la giornata degli ultimi testimoni del pm Pedrotta, quelli che "orbitavano" intorno alla ragazzina e alla madre. Le compagne di scuola hanno riferito di una ragazza solare e simpatica, con il suo giro di amicizie e di uscite fino all'arrivo di Sostero in quella famiglia. Da quel giorno l'uomo la veniva ad accompagnare e la veniva a riprendere a scuola aspettandola fuori dalla porta per accompagnarla via mano nella mano. E questo anche alle superiori, quando non era comprensibile un tale gesto al punto da far nascere una serie di dicerie sul loro reale rapporto. Ancor più perché Sostero aveva cominciato a seguire sui social almeno una delle amiche più strette della figliastra lasciandosi andare a complimenti speriticati sui commenti.
La migliore amica ha parlato anche del cambiamento di lei, del divieto di uscire con gli amici che le era stato imposto da casa, del suo mutismo, di quell'aria infelice sempre sul viso.
E' stata poi la volta di una sindacalista del posto di lavoro della madre, anche amica e collega che, a fatica, ha rivelato come la donna avesse chiesto di poter lavorare sempre da casa per volontà del suo compagno del quale aveva una grande paura. Le ha parlato dei piccioni allevati in gabbia nel loro appartamento, del fatto che di tanto in tanto ne uccideva uno a mani nude, di quella volta che, per un banale acquisto errato, le aveva tenuto la testa nella vasca da bagno piena d'acqua. Fino alla scoperta degli abusi sulla figlia e del terrore che potesse ucciderle tutte e due.
L'imputato, come sempre, era presente in aula accanto al suo difensore, l'avvocato Marco Borio. L'udienza riprenderà a fine febbraio; entro quella data Sostero scioglierà la riserva sulla sua deposizione davanti ai giudici popolari e togati.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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