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«Papà, c'è un incendio in albergo, ci stanno facendo uscire», paura in gita a Verona

Anche una classe delle medie di Santo Stefano Belbo nell'hotel andato a fuoco questa notte

«Papà, c'è un incendio in albergo, ci stanno facendo uscire», paura in gita a Verona

«Papà, qui  vediamo le fiamme alte oltre le finestre della nostra camera e ci stanno chiedendo di prendere le nostre cose e andarcene in fretta. Anche una camera sopra la nostra ha preso fuoco». Questo il tono della telefonata che molti dei ragazzini della terza A della scuola media di Santo Stefano Belbo hanno fatto ai loro genitori, ieri sera, prima di essere evacuati dal piano in cui si trovavano le loro classi.

Ce lo racconta uno dei genitori, Marcello Polastri, che con la moglie ha condiviso la serata e la notte di paura del figlio che si trovava alla gita di due giorni della scuola a Verona.

L'incendio di cui parla è quello che si è sviluppato ieri sera a Borgo Venezia e che ha coinvolto l'Hotel Maxim, con i suoi circa 200 occupanti tra turisti e studenti in gita.

Secondo una prima ricostruzione, ha preso fuoco un cassonetto della spazzatura in strada, forse a causa dello scoppio di un petardo e le fiamme hanno subito attecchito sugli alberi vicini del viale. A loro volta l'incendio si è spostato sotto l'hotel che è stato fatto evacuare per precauzione.

Per i ragazzini in camera, visto che le fiamme erano alte sulle chiome degli alberi, l'impressione è stata che l'incendio fosse già arrivato anche all'hotel. Dove, comunque, era entrato già il fumo perché il ragazzino ha parlato in modo chiaro di averlo respirato pur non riportando problemi.

Proprio lui che è rimasto più a lungo per aiutare due compagne di scuola a prendere tutte le loro cose per essere poi trasferiti alla Palazzina  della Gran Guardia dove è stato allestito un dormitorio di fortuna con numerose brandine.

«Oggi finivano il tour previsto - conclude Polastri - Anche se con uno spirito ben diverso da quello con cui erano partiti per la gita. Lo abbiamo sentito molto preoccupato e, durante la telefonata, sentivamo in sottofondo le urla spaventate dei suoi compagni di classe».

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