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Lo sfogo di Cavallo: «Nessuna somma<br/>compensa anni di sofferenze»

Lo sfogo di Cavallo: «Nessuna somma<br/>compensa anni di sofferenze»

«L’amarezza più grande? La Cgil che mi ha dato torto senza avere mai sentito la mia versione». A parlare è Fausto Cavallo, ex sindacalista, poche ore dopo aver saputo di aver vinto il ricorso per l’ingiusta detenzione. Una vicenda che lo ha profondamente segnato e che, secondo l'interessato, avrebbe avuto come conseguenza anche quella di decapitare un intero gruppo dirigente sindacale...

«15 mila euro e quelle tre righe di motivazione non mi restituiscono quasi nove anni di tribolazioni fisiche, psichiche ed emotive. Però sono proprio soddisfatto che finalmente tre giudici riconoscano quello che abbiamo sempre sostenuto a nostra discolpa». A parlare è Fausto Cavallo poche ore dopo aver saputo della sentenza della Corte d’Appello di Torino. Una vicenda che lo ha profondamente segnato, anche nella salute e che, per sua stessa ammissione, gli lascia un’amarezza infinita.
«Nella tristezza di quello che mi è accaduto –dice- ho però imparato a riconoscere gli amici veri da quelli falsi che alla prima occasione ti voltano le spalle. Le persone che oggi ho intorno sono davvero le migliori che potrei avere, perché ho misurato la loro sincerità nei momenti più cupi».

La sua opinione verso la magistratura? «Vivo in uno Stato democratico e mio padre mi ha insegnato a levarmi il cappello davanti alle istituzioni. L’ho fatto anche in questo frangente, ho sempre rispettato le sentenze e, alla fine, ho ottenuto giustizia, anche se nei miei confronti sono stati fatti tanti errori e mi sono stati sottratti atti e documenti che avrebbero potuto sicuramente cambiare il corso della mia vita».
L’amarezza più profonda la riserva per la Cgil, «la mia organizzazione sindacale è stata la prima a voltarmi le spalle. In questi quasi nove anni, non c’è stato un solo dirigente Cgil che abbia voluto ascoltare la mia versione dei fatti. I primi a condannarmi e a gettare un’ombra sui miei quarant’anni di sindacato è stato il sindacato stesso e di questo non riesco proprio a capacitarmi. Io che avevo la tessera Cgil in tasca già a 15 anni, quando non riuscivo nemmeno a scrivere il nome giusto per il versamento della quota. Io che mi sono preso svariate denunce per le battaglie e le manifestazioni a favore dei lavoratori».

E il suo commento si allarga a questioni più contingenti: «Hanno usato questa vicenda per decapitare un intero gruppo dirigente sindacale. E i risultati quali sono stati? Asti e la sua provincia hanno perso la loro forza industriale in pochi anni. Chissà se qualcuno avrà mai voglia di indagare meglio sui retroscena ancora molto oscuri che circondano la mia vicenda e il mio arresto. C’è bisogno di una verità storica e reale».
La Corte d’Appello di Torino, solo ora, ha riconosciuto la sottrazione di atti favorevoli all’ex sindacalista ma non aveva ritenuto di valutarli nella motivazione che lo assolveva nel caso Trust. Che conseguenze avrà questa sentenza rispetto ad eventuali responsabilità? «Adesso mi prendo un mese di tregua e poi deciderò con il mio avvocato il da farsi».

d.p.

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