Cinema
03 Gennaio 2026 10:55:00
«Nel mio futuro mi vedo concentrata su un focus molto preciso: sfruttare maggiormente le possibilità offerte, con tanta difficoltà, dal cinema italiano».
Sono le parole della giovane attrice Chiara Sacco, residente a Roma ma con origini canellesi, ospite ieri sera (venerdì) alla presentazione del film “Primavera” in Sala Pastrone.
Sì, perché nel lungometraggio diretto da Damiano Michieletto, uscito il giorno di Natale nelle sale italiane, interpreta il ruolo di Maddalena, una delle orfane che vivono ad inizio Settecento all'Ospedale della Pietà di Venezia, uno dei più grandi orfanotrofi della città, ma anche punto di riferimento per la musica. Le orfane più talentuose vengono infatti formate in una delle orchestre più rinomate al mondo. Un nuovo insegnante, Antonio Vivaldi (Michele Riondino), arriva a sconvolgere l'equilibrio dell'orfanotrofio, aprendo la porta a nuove possibilità.
Intervistata da Victor Marello e Nicola Garbarino, collaboratori del circolo cinematografico Vertigo, Chiara Sacco ha parlato delle sue esperienze da attrice. Un breve incontro che ha subito visto intervenire l’attore e regista Sergio Danzi, che l’aveva formata da ragazzina.

«Era una ragazzina bravissima», ha sottolineato Danzi. «Ricordo la sua passione immediata, fondamentale per il lavoro dell’attore, nel quale è essenziale dedicarsi anima e corpo al teatro. Era sempre presente, concentrata, buona per la parte. È stata brava e continua a studiare e andare avanti».
Sollecitata dalle domande degli intervistatori e del pubblico, Chiara Sacco ha raccontato le sue ultime esperienze.
«L’anno scorso ho preso parte ad una puntata della serie televisiva “Mare fuori”, uscita a febbraio, nel flashback delle nuove entrate. È stata la mia prima volta sul set, una sorta di battesimo in vista del film “Primavera”, progetto decisamente più grande a cui tenevo molto. È stato molto bello e in quel momento ho definitivamente capito la mia strada. Un obiettivo che si era già delineato quando avevo recitato nel ruolo della bambina figlia dei coniugi Parsons nello spettacolo teatrale 1984, che aveva fatto parte anche della stagione teatrale dell’Alfieri lo scorso febbraio. Era stato bellissimo essere andata in scena anche qui ad Asti».
Chiara Sacco ha quindi sottolineato la soddisfazione di aver già fatto esperienza in ambito teatrale, televisivo e cinematografico nonostante la giovane età. Sollecitata dagli intervistatori, ha ricordato di essere anche una musicista. «Ho fatto parte per tanti anni nell’orchestra della città di Canelli diretta dal Maestro Cristiano Tibaldi e attualmente suono ancora il flauto traverso».
È poi entrata più direttamente nell’argomento del film parlando del suo personaggio.
«L’aspetto più difficile nell’interpretare il personaggio di Maddalena - ha confidato - è stato quello di essere pungente, in quanto io tendo ad essere molto buona con le persone per timore di ferirle. Tra tutte le ragazze del film, al di là della protagonista assoluta Cecilia, Maddalena è quella più schietta, che sa come funziona il mondo, mentre le altre pensano di essere salvate grazie al matrimonio col principe azzurro. È schietta e sincera: non vuole volutamente fare del male, ma la sua onestà a volte “punge”».
Ha poi sottolineato le differenze nel lavorare per il cinema e la televisione. «Il cinema, rispetto alla televisione, consente più tempo per lavorare e ha più cura dei dettagli, trattandosi anche di progetti più corposi. C’è più tempo per provare ed entrare in relazione con gli altri attori. In questo caso non conoscevo nessuno, ma devo dire che si è creato un bel clima. Con le altre ragazze ho trascorso molto tempo, anche al di fuori del set. Una coesione e una sintonia utili anche alla riuscita del film».
Nulla, invece, è trapelato in merito ai progetti futuri. «Al momento non posso dire nulla, ma sicuramente mi concentrerò su un focus molto preciso: continuare in questa direzione, sfruttando maggiormente le possibilità offerte, con tanta difficoltà, dal cinema italiano. Il cinema italiano merita rispetto ed è importante che la gente lo frequenti, in quanto, a confronto di una piattaforma televisiva, consente di vivere emozioni molto più intense. Il cinema, e l’arte in generale, insegnano sempre qualcosa».
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