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Intervista

«Nel mio secondo romanzo racconto il potere distruttivo dei silenzi»

Maria Luisa Mosele presenta il nuovo libro - Intitolato "Un padre biguardo", intreccia il lutto, la ribellione giovanile e la scoperta di una verità inaspettata

Il ritorno di Sofia: silenzi, ribellione e una verità inaspettata

Un affresco emotivo che intreccia il lutto, la ribellione giovanile e la scoperta di una verità inaspettata.
E’ quanto emerge dalle pagine di “Un padre bugiardo”, il secondo romanzo a firma di Maria Luisa Mosele, dirigente scolastica in pensione (l’ultimo incarico, terminato nel 2015, l’aveva vista a capo del IV Circolo didattico, ora Istituto comprensivo 2).
Pubblicato da Morellini editore di Milano e uscito lo scorso 30 gennaio, è un libro che l’autrice teneva da alcuni anni nel cassetto.
Maria Luisa, quando ha scritto il romanzo?
L’ho terminato nel 2023, ma ho aspettato a pubblicarlo per poter essere seguita dalla curatrice Sara Rattaro, la mia prima lettrice, che mi aveva accompagnata nella pubblicazione di alcuni racconti in una antologia edita sempre da Morellini editore.
Questo è il suo secondo romanzo...
Sì, in quanto nel 2022 era uscito “Non sapevamo di essere girasoli” (Bookfast), incentrato sui temi della scuola e del disagio sociale.

I temi e l'ambientazione

In questo caso, anche se più sfumato, il tema dell’educazione è ancora presente...
Sì. L’idea nasce dal desiderio di raccontare il potere distruttivo dei silenzi e dei segreti nelle dinamiche famigliari.
Una tema che ho concretizzato dando vita innanzitutto al personaggio del padre autoritario - Adelio, marinaio di guerra dal carattere inflessibile, che peraltro si rivela poi diverso da come vuole apparire - che si scontra con la figlia ribelle. Da qui la scelta dell’epoca, ovvero gli anni Settanta e Ottanta, di cui questi personaggi potevano essere figli.
Come inizia la storia?
La narrazione prende il via nell'estate del 1985, quando una telefonata sconvolge la vita di Sofia: i suoi genitori sono rimasti vittime di un tragico incidente stradale. Per la protagonista, il ritorno forzato nel paese d'origine - Cerrina, nelle colline alessandrine (che conosco perché lì ho svolto il mio primo incarico da direttrice didattica) - non significa solo affrontare il lutto, ma anche fare i conti con i fantasmi di un passato mai risolto e con la figura del padre.
Tra le mura della casa paterna, Sofia scopre però documenti misteriosi. Inizia così una ricerca della verità che la porterà a riconsiderare l'intera storia della sua famiglia e a scoprire che l'amore di un padre può nascondersi anche dietro i silenzi più pesanti.
Quali, quindi, le parole chiave che caratterizzano la storia?
Passione, ribellione e perdono, lungo pagine che alternano in tutto il libro presente e passato.

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