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Intervista

Chiara Buratti: «Vi presento le mie “sorelle”»

L’attrice parla dello spettacolo “Quattro donne”, in scena sabato al Teatro Alfieri di Asti, e dei progetti futuri: «Debutterò con un monologo sulla “baronessa” del jazz»

Chiara Buratti: «Vi presento le mie  “sorelle”»

«Per me è come se fossero quattro sorelle».

Così l’attrice Chiara Buratti definisce i personaggi femminili di cui tratteggia carattere, visioni, sogni e ambizioni nello spettacolo “Quattro donne”, che andrà in scena sabato 7 marzo al Teatro Alfieri.

Scritto in collaborazione con Giannino Balbis, la vede in scena con Tommaso Massimo Rotella.

Oltre 30 le repliche effettuate finora, dopo il debutto nel 2022, per un monologo che è una sorta di affresco di quattro figure femminili molto diverse da loro, ma unite da una sensibilità fuori dal comune, per un testo che mescola momenti di riflessione e commozione ad altri di ironia e divertimento.


Chiara, ci ricorda chi sono le donne di cui parla?
Sono donne che non ci sono più, ma che sono invitate da un improbabile angelo-messaggero (Tommaso Massimo Rotella) a raccontare la propria storia. Ad una sola di loro, poi, verrà data la possibilità di “tornare sulla Terra”.

Le presento. Innanzitutto Pannonica de Koenigswarter, mecenate del jazz senza la quale Thelonius Monk, geniale pianista statunitense, non avrebbe mai cambiato faccia alla musica. Quindi Maryam Mirzakhani, matematica iraniana diventata a 37 anni la prima donna a vincere la Medaglia Fields, che corrisponde al Premio Nobel per i matematici; Suzanne Lenglen, straordinaria tennista francese, soprannominata La Divine, perché dettava legge sul campo, nella moda e nel costume, anche se fragile e incerta.
Poi irrompe sulla scena la quarta donna, la portiera di un motel, che ha una grandissima fiducia negli altri e trova sempre un modo originale di interagire con i clienti, finché, purtroppo, inciampa in quello sbagliato. Una aggiunta decisa perché non volevo passasse il messaggio che le donne vincenti sono solo quelle che hanno avuto successo nel lavoro. Al contrario, può esserlo anche chi ha condotto una vita semplice.
Peraltro, le donne protagoniste possono anche cambiare...


In che senso?
Mi è capitato che in alcuni festival mi chiedessero di inserire un nuovo personaggio, a testimonianza che lo spettacolo ha una struttura modulare.
Ad esempio, a Sanremo mi hanno proposto di interpretare l’attrice Isa Barzizza, molto famosa nel cinema italiano del secondo dopoguerra, perché originaria della città ligure.


Rispetto al debutto sono intervenuti cambiamenti?
Sì. Innanzitutto una modifica scenografica, in quanto abbiamo sentito l'esigenza di collocare sul palco manichini abbinati a ciascuna donna. In sostanza, alla fine di ogni monologo è come se io mi spogliassi delle vesti della donna interpretata e le posassi sul manichino. Alla fine, sul palco rimangono i manichini che rappresentano il “sunto” di quanto raccontato, utili a ricordare le caratteristiche di ciascuna donna in vista della votazione finale.
Poi l’introduzione di un progetto olfattivo: per ogni personaggio di cui parlo, Hilde Soliani ha creato quattro profumazioni differenti a seconda delle caratteristiche: dalla donna più frizzante a quella più angelica.


Prima ha accennato ad una votazione...
Chiederò al pubblico di decidere quale donna far “tornare sulla Terra”, scegliendo tra quella che ha prediletto la cultura, la scienza, lo sport, o quella che, fino a un certo punto, ha avuto una vita semplice, senza scossoni, ma che promette che utilizzerà al meglio il proprio tempo.
Per votare gli spettatori utilizzeranno i fiori di quattro colori diversi, abbinati a ciascuno dei personaggi, che consegneremo all’ingresso. Mostreranno, così, a quale donna si sentono più vicini o ritengono fondamentale oggi.


Come si trova ad interpretare da alcuni anni gli stessi personaggi?
Siccome, sul modello di Eduardo De Filippo, scelgo sempre di complicarmi la vita in scena, ammetto che continuo a studiarle, a cercare informazioni, perché sento che lo spettacolo non è mai finito, anche a livello di scrittura.


Come valuta l’interazione con il pubblico?
Molto piacevole e interessante. Alla fine dello spettacolo spesso gli spettatori mi raccontano il motivo alla base della loro votazione, mi scrivono le loro impressioni. Ed è come se lo spettacolo “continuasse”.


Come ha scelto le donne di cui parlare?
Come conduttrice di “Donne di scienza” su Rai Cultura mi ero innamorata della matematica Mirzakhani. Dopodiché ho dovuto attuare un’importante selezione: è stato un “colpo di fulmine” verso ognuna delle quattro.
A seconda dei periodi delle esperienze che vivo, poi, mi sento più vicina all'una o all'altra. Però, in qualche modo, è come se fossero sorelle: ogni tanto, addirittura, ci facciamo delle “chiacchierate”.


Oltre a questo spettacolo, cosa ci può dire del suo 2026?
Sarò in scena con alcune repliche del “Chelsea Hotel” a Sanremo e a Quiliano, in provincia di Savona. Poi, in estate, debutterò con uno spettacolo che mi vedrà al fianco del contrabbassista Ferruccio Spinetti e del pianista Giovanni Ceccarelli. Proporremo un ritratto, tra musica e parole, di Monk e Pannonica, approfondendo quindi il personaggio della “baronessa” del jazz.

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