Intervista
11 Marzo 2026 11:47:17
Si intitola “Federico Valle (1880 - 1960) - Pioniere del cinema argentino - Tra storia, innovazione e memoria perduta” il libro, autopubblicato, a firma di Rita Cortese.
Pensionata, residente ad Arona, l’autrice ha lavorato per molti anni nella Pubblica amministrazione. Per dieci anni, tra il 1959 e il 1969, ha vissuto a Villanova, in quanto il padre era direttore del locale Ufficio delle Imposte dirette.
Già autrice di alcuni libri sul mondo della cucina, Rita Cortese ha aggiunto ora una volume basato sulla ricerca storica, dopo essersi imbattuta per caso nel nome di un personaggio che l’ha incuriosita.
Uscito lo scorso gennaio, il libro è disponibile sia in formato cartaceo sia in ebook e prevede anche una versione in spagnolo, pensando soprattutto all’Argentina, dove Federico Valle ha avuto un ruolo significativo nella nascita del cinema.
Come mai ha scelto di dedicare un libro a Federico Valle?

Federico Valle nel 1920
E’ stato un incontro casuale. Mi sono imbattuta nel suo nome mentre stavo facendo una ricerca su un mio prozio emigrato in Argentina nello stesso periodo.
All’inizio era solo una curiosità, ma più leggevo e più mi rendevo conto che dietro quel nome c’era una figura straordinaria. Ad un certo punto mi sono accorta anche di un’altra cosa: non esisteva una vera biografia dedicata a lui che ricostruisse in modo organico la sua vita e il suo percorso.
Quanto è durato il lavoro di ricerca? E’ stato complicato?
Il lavoro di ricerca è durato quasi tre anni. Non è stato un percorso lineare, perché su Federico Valle, che era astigiano, esistevano solo citazioni sparse, studi parziali e riferimenti accademici, ma mancava un racconto completo che mettesse insieme tutti i tasselli della sua vita.
La parte più complessa è stata proprio la ricerca documentaria. Trovare atti ufficiali, verificare date, ricostruire i passaggi tra Italia, Francia e Argentina ha richiesto tempo e pazienza.
Fondamentale è stato l’aiuto dell’Archivio Storico del Comune di Asti, che mi ha fornito copia dell’atto del censimento della famiglia Valle del 1881, un documento prezioso per collocare con certezza le sue origini.
Mi è stata utile anche la consultazione di banche dati genealogiche che dispongono di atti civili originali, ad esempio documenti di matrimonio, indispensabili per confermare alcuni passaggi biografici.
Per quali motivi principali deve essere ricordato Valle?
Federico Valle deve essere ricordato perché è stato, a tutti gli effetti, un pioniere. Non solo un produttore, ma un innovatore tecnico e culturale.
Ecco alcune tra le ragioni principali. Nel 1909 realizzò a Roma la prima ripresa aerea con la cinepresa, all’epoca un’ avanguardia tecnologica. In Argentina introdusse nelle sale cinematografiche i sottotitoli in trasparenza in spagnolo, per tradurre i film stranieri, rendendo il cinema accessibile al grande pubblico.
Fondò il primo cinegiornale argentino, anticipando un modello informativo che diventerà centrale nel Novecento. E ancora, nel 1917 produsse insieme a Quirino Cristiani “El Apóstol”, considerato il primo lungometraggio animato della storia del cinema mondiale.
Perché il suo nome è caduto nell’oblio?
Per una serie di circostanze storiche e personali che, sommate, hanno cancellato quasi fisicamente la sua memoria.
Nel 1927 un incendio devastò il suo laboratorio a Buenos Aires: andarono distrutti archivi, pellicole in nitrato, macchinari e appunti tecnici.
Valle riuscì a riprendersi e continuò a lavorare, ma qualche anno dopo affrontò una grave crisi economica legata ad un progetto molto ambizioso: portare l’insegnamento del cinema nelle scuole, intuizione straordinariamente moderna per l’epoca, che però non trovò sostegno istituzionale e lo portò alla bancarotta.
A questo si aggiunse un altro elemento, più sottile ma determinante: era un emigrante. Pur essendo noto e stimato nell’ambiente cinematografico argentino, non era pienamente “istituzionale”.
Senza archivi, senza una biografia precedente che ne fissasse il profilo e senza un sistema culturale pronto a valorizzare un pioniere emigrato, il suo nome si affievolì progressivamente.
Qual è il legame di Valle con la città di Asti?
Il legame di Federico Valle con Asti è profondo e documentato.
Nacque ad Asti il 21 gennaio 1880. La famiglia abitò in casa Conte Gazelli 89: il padre, Vittorio, era un negoziante e viaggiatore; la madre, Maria Capurro, apparteneva ad una famiglia agiata. Si può immaginare che, quindi, Federico sia cresciuto in un ambiente borghese, dinamico, aperto ai commerci e agli spostamenti.
Un dato molto significativo è rappresentato poi dal matrimonio: il 16 luglio 1910, un sabato, Federico Valle si sposò ad Asti con Adelina Anna Maria Sorianello, nata a Draguignan nel 1878. Pur essendosi già trasferito in Francia per lavorare e formarsi professionalmente, tornò nella sua città per un momento fondamentale della vita, prima della partenza definitiva per l’Argentina.
Quale aspetto della vita di Valle l’ha maggiormente affascinata?
La sua straordinaria capacità di vedere il futuro prima degli altri.
Era un uomo che intuiva le potenzialità del cinema quando ancora molti lo consideravano un semplice spettacolo da fiera. Aveva sperimentato, rischiato, innovato continuamente — dal cinegiornale ai documentari scientifici, dall’animazione al sonoro — senza mai fermarsi alla formula già collaudata.
Nel libro è citato anche Giovanni Pastrone?
Sì, perché il parallelo con Federico Valle è quasi inevitabile. E, a mio avviso, molto significativo.
Pastrone nacque due anni dopo Valle, nel 1882, in via Aliberti, nel cuore del centro storico. È plausibile immaginare che possano aver frequentato le stesse scuole cittadine, condiviso gli stessi spazi, respirato la stessa atmosfera di una Asti di fine Ottocento.
Entrambi mostrarono fin da giovani una fortissima attrazione per il nuovo: fotografia, tecnica, macchine, invenzioni. Pastrone coltivò la passione per la musica e le macchine volanti; Valle sviluppò un interesse precoce per l’immagine in movimento e per le innovazioni tecnologiche che lo portarono oltre i confini italiani.
Poi le loro strade si divisero.
Pastrone, nonostante fosse ostacolato dal padre che lo voleva ragioniere, si trasferì a Torino, capitale del cinema italiano delle origini, dove fondò la “Itala Film” e realizzò nel 1914 “Cabiria”, il primo grande kolossal della storia del cinema
Valle scelse invece una traiettoria più radicale: Parigi, il contatto con l’ambiente dei fratelli Lumière, e poi l’Argentina, dove diventò, come detto, uno dei fondatori dell’industria cinematografica nazionale.
Se Pastrone rappresenta il cinema come grande spettacolo epico e macchina industriale capace di stupire il mondo, Valle incarna il cinema come strumento di racconto, memoria e costruzione identitaria.
Da questo confronto emerge come Asti abbia generato, in pochi anni, due figure capaci di incidere in modo profondo e diverso sulla nascita della settima arte.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
Direttore Fulvio Lavina
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