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Intervista

«Con "Heartist" vogliamo rendere attrattivo sul web l’acquisto di musica»

L’astigiano Alberto Marenco ha fondato una piattaforma musicale ed etichetta indipendente con sede ad Amsterdam: «L'obiettivo è promuovere la slow music»

«Con "Heartist" vogliamo rendere attrattivo sul web l’acquisto di musica»

«Rendere nuovamente attrattiva l’esperienza di acquisto della musica, che da tempo ha trovato casa nel mondo digitale. Siamo fautori, infatti, della slow music: lontani dalla velocità che caratterizza il consumo di musica sulle piattaforme digitali, vogliamo sottolineare il fascino di scegliere con attenzione, collezionare, possedere».

Così l’astigiano Alberto Marenco descrive l’obiettivo di “Heartist”, piattaforma digitale che ha fondato quasi un anno fa. Residente a Torino, 38 anni, Marenco ha lasciato le sicurezze di un lavoro da dipendente in un’agenzia di marketing e comunicazione per avviare una startup con sede ad Amsterdam, che gestisce con un team operativo di quattro persone e diversi collaboratori esterni, con l’obiettivo di colmare «un vuoto del mercato musicale».


Alberto, di cosa si tratta?

“Heartist” - il cui nome nasce dall’unione tra “heart" (cuore) e “artist” (artista) - è una digital label con piattaforma proprietaria. Siamo una etichetta, ma abbiamo anche sviluppato la nostra web app all'interno della quale gli utenti possono acquistare album digitali e membership ai fan club che amano di più.

A differenza delle piattaforme tradizionali, non prevediamo il pagamento di un abbonamento mensile. Su “Heartist”, al contrario, si può acquistare un “cofanetto digitale” che contiene l’album dell’artista preferito e una serie di contenuti extra, esclusivi e speciali.


Quanti artisti fanno parte della piattaforma?
Poco più di 30, provenienti da tutta Europa e dall'Africa. Tra loro sei italiani, sottogruppo di cui fa parte anche il dj astigiano Andrea Calandra.
Con gli artisti abbiamo due tipologie di accordi. Ci sono coloro che entrano in piattaforma per aggiungere questo modello di relazione con i propri fan, più vicino e intimo, vendendo musica e contenuti in modo autonomo, ovviamente con il nostro supporto. Poi ci sono gli artisti prodotti da noi, come il cantautore Livio Cori. Con lui abbiamo realizzato un album e un documentario (girato fra Napoli e Los Angeles) che recentemente è stato presentato al Los Angeles Italia Film Festival.
In questo caso gli utenti della nostra piattaforma hanno potuto comprare, lo scorso novembre in anteprima esclusiva, il nuovo album del cantautore (successivamente distribuito anche sulle altre piattaforme) e il documentario (che invece è ancora nostra esclusiva).
Con gli artisti che produciamo, quindi, monetizziamo sulla nostra piattaforma nel breve periodo, ma nel medio e lungo periodo anche sulle piattaforme di streaming e dalle opportunità che emergono (come l’utilizzo dei brani in spot pubblicitari).

Il prodotto


Quindi il prodotto che vendete evolve nel tempo...
Sì, è dinamico. Chi acquista il cofanetto, nei mesi successivi si trova nella sua libreria digitale altre “sorprese”, contenuti aggiuntivi che può vedere solo lui.


Il concetto alla base è tornare all’acquisto della musica?
Sì. Vogliamo restituire anche nel digitale il fascino di comprare musica. Adesso non è così: accedere alla musica è come accedere ad un servizio, senza possedere nulla in realtà.
Quindi il nostro modello non sostituisce le attuali piattaforme, ma va a colmare un vuoto presente nell'industria musicale.


Si è ispirato ad altre società presenti sul mercato?
Sì, soprattutto americane, che però sono poche nel mondo.
Le potenzialità quindi sono enormi, perché l’obiettivo è rispondere ai super fan che vogliono qualcosa di più rispetto allo streaming: il possesso, il piacere di collezionare, l'anteprima, i contenuti in esclusiva. Senza contare chi non è appassionato di musica in generale, ma ama un genere o un artista. Mi riferisco a coloro che non fanno l’abbonamento ad una piattaforma in streaming perché l’offerta è eccessiva rispetto ai loro interessi, ma magari hanno piacere di ascoltare la discografia completa del cantante preferito, che sullo streaming gratuito è parziale e interrotto da pubblicità.


L’app ha lo stesso nome della piattaforma?
Sì. Attualmente è una web app, quindi non si trova sugli store, ma all’indirizzo della piattaforma. Per il resto ha le stesse funzioni.
Una sua evoluzione sarà, all’inizio del 2027, quella di ospitare all’interno un marketplace di seconda mano digitale, in modo che gli interessati potranno rimettere in vendita ciò che hanno acquistato, anche se privo di alcuni contenuti, per non fare concorrenza al canale “di prima mano”.


Perché la sede della startup è ad Amsterdam?
Amsterdam è una delle capitali europee più importanti sia per le startup innovative sia per il mercato musicale. E in tale contesto “Heartist” fa parte della community di startup “Music Tech Netherlands”.


A questo proposito, chi sono i vostri interlocutori?
Guardiamo a due tipologie di interlocutori: da un lato gli investitori classici (come venture capital), dall’altro persone o fondazioni interessate a sostenere la produzione artistica.

I progetti futuri


Quali sono i progetti futuri?
In estate aprirà il primo negozio fisico di album digitali, con i titoli dei nostri 30 artisti. I clienti potranno preascoltare gli album, guardare i video ed eventualmente acquistare.
Inoltre stiamo lavorando all’organizzazione di mostre in cui esporremo i lavori dei nostri artisti come fossero opere d’arte, visto che l’obiettivo è proprio quello di esaltarne il valore.


Oltre a Livio Cori, avete in cantiere altre produzioni?
Abbiamo altre produzioni previste per il 2026, che non posso ancora svelare. Nel frattempo posso però segnalare l’ingresso in piattaforma di nuovi talenti promettenti come Zulu Green di Amsterdam, tra i protagonisti del talent “The voice of Holland” in queste settimane, il cantautore toscano Gabriele Catoni ed Elvirgo, artista sudafricano specializzato nel genere musicale amapiano.

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