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Intervista

«Il festival Astimusica convince artisti e agenzie perché si è costruito una credibilità»

L'assessore comunale alla Cultura, Paride Candelaresi, racconta come è stato definito il cartellone 2026 e anticipa: «Annunceremo due ulteriori date gratuite»

«Il festival Astimusica convince artisti e agenzie perché si è costruito una credibilità»

L'assessore alla Cultura del Comune di Asti, Paride Candelaresi

«Il festival Astimusica si è costruito una credibilità tale da convincere operatori e artisti a scegliere piazza Alfieri al posto di palchi di grandi città come Torino o Milano».
Ad evidenziarlo l’assessore comunale alla Cultura Paride Candelaresi, a pochi giorni dalla chiusura del calendario 2026, messo a punto dal Comune di Asti con Mister Wolf e Audere (biglietti disponibili su TicketOne).

Nei giorni scorsi ha annunciato il concerto di Morrissey, che salirà sul palco di piazza Alfieri il 21 luglio, ultimo tassello di un calendario che presenta grandi nomi internazionali e popolari artisti italiani. Come ha fatto Astimusica ad aggiudicarsi una delle due date estive italiane di un musicista che ha fatto la storia del rock?

Comincio col dire che Morrissey è uno dei più grandi artisti della scena internazionale, una figura che seguo da sempre e che ha saputo parlare, con straordinaria profondità, di temi che oggi sentiamo centrali, ma che lui ha affrontato con largo anticipo. Il tema dell’identità, dell’essere se stessi, della solitudine, della complessità emotiva: Morrissey ha dato voce a tutto questo in modo unico, costruendo un linguaggio capace di attraversare generazioni e sensibilità diverse. Per questo la sua presenza qui rappresenta un risultato importante, che va oltre il singolo evento. È il frutto di un lavoro costruito nel tempo, di una collaborazione sempre più solida con promoter e realtà organizzative di livello nazionale. Portare qui un artista di questa statura significa rafforzare il posizionamento culturale della città, ma anche dimostrare che esiste una visione.


Il festival presenta attualmente 13 date, in grande maggioranza concerti, con alcune parentesi dedicate a cabaret o serate di approfondimento. Pensa ad ulteriori eventi ad ingresso libero come l’anno scorso?


Ci saranno due serate gratuite, aperte a tutti, sulla scia del grande successo dello scorso anno de “La vita a trent’anni”, che si è rivelata una festa intergenerazionale, vivace e inclusiva. Quest’anno raddoppiamo: due appuntamenti di questo tipo, ancora da svelare, entreranno a far parte del cartellone.


In questo lungo e difficile lavoro di definizione del calendario, qual è l’artista che non si capacita ancora adesso di essere riuscito a portare in cartellone?


Posso dire di essere davvero soddisfatto di quanto siamo riusciti a portare ad Asti in questi anni sul piano musicale. Ci sono artisti a cui sono particolarmente legato - penso, ad esempio, a Morrissey - ma, nel complesso, non sento occasioni mancate. Il percorso fatto fin qui è solido e coerente. Detto questo, lo sguardo è naturalmente rivolto al futuro. Mi piacerebbe riuscire a portare ad Asti una grande popstar internazionale, anche per una sensibilità personale legata al pop femminile degli anni Novanta e Duemila, e allo stesso tempo aprire le porte a un grande concerto metal.


Questa è la terza edizione in piazza Alfieri. Un cambiamento di sede da lei fortemente voluto, e su cui molti non scommettevano, per aprire il festival ai grandi della musica italiana e internazionale, facendolo uscire dai confini provinciali. Un’operazione riuscita…


Oggi i grandi festival puntano sempre di più su sedi belle, ma anche funzionali. E piazza Alfieri risponde perfettamente ad entrambe le esigenze: è uno spazio di grande fascino, ma allo stesso tempo facilmente accessibile. Il pubblico di oggi è meno disposto ad affrontare lunghi tragitti a piedi o a parcheggiare lontano dal luogo del concerto: cerca comodità, vicinanza, connessioni rapide. In questo senso, la posizione centrale della piazza, a pochi passi dalla stazione e con il parcheggio di piazza Campo del Palio nelle immediate vicinanze, rappresenta un valore decisivo per chi arriva da fuori.


Come si sostiene economicamente un festival di questo livello?


Mi fa piacere questa domanda, perché spesso sento dire che il Comune potrebbe investire diversamente le risorse invece di destinarle ai grandi concerti, ma questa è una lettura che non corrisponde alla realtà.
Il Comune, da 29 edizioni, sostiene sempre le stesse voci: la struttura, il palco, una parte dei servizi tecnici e la sicurezza. Quello che è cambiato, negli ultimi anni, è il livello dell’investimento privato. I promoter, in sinergia con le agenzie, portano gli artisti e si assumono il rischio economico. Questa collaborazione tra pubblico e privato è oggi fondamentale, soprattutto per festival che sono cresciuti come Astimusica.
È bene ribadirlo con chiarezza: non è il Comune a pagare i cachet degli artisti. Quello è un investimento imprenditoriale dei promoter, che si assumono un rischio, come avviene in qualsiasi altra attività economica.
Il Comune mette a disposizione la piazza, le infrastrutture e garantisce l’organizzazione generale, come ha sempre fatto. I promoter portano gli artisti. E questo, a mio avviso, è un valore aggiunto: il festival Astimusica è riuscito a costruire una credibilità tale da convincere operatori e artisti a sceglierlo al posto di piazze ben più grandi come Torino o Milano.
È un risultato tutt’altro che scontato, di cui credo possiamo essere orgogliosi come comunità.


Il fatto che non ci siano in calendario nomi rivolti prettamente agli adolescenti, che fruiscono spesso dei concerti, è stata una scelta voluta o non si è concretizzata l’occasione?


Quest’anno abbiamo lavorato per intercettare pubblici diversi: dalla data di Salmo alle due serate gratuite, pensate proprio per ampliare ulteriormente la partecipazione. L’obiettivo è offrire un’esperienza capace di parlare a gusti musicali differenti. Allo stesso tempo, non credo che una manifestazione debba essere una divisione matematica dei gusti musicali: i cartelloni nascono spesso da un intreccio di fattori concreti che va, dalla disponibilità degli artisti agli incastri di calendario.
Negli anni a venire lavoreremo con ancora più attenzione su proposte capaci di coinvolgere il pubblico giovane.

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