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Recensione

200 litri di Malvasia valgono due arazzi con il gatto nero

C'è anche un po' di Castelnuovo Don Bosco nel nuovo romanzo del giornalista e scrittore Riccardo Marchina

200 litri di Malvasia nera valgono due arazzi con il gatto nero

Quanto valevano 200 litri di Malvasia nera di Castelnuovo a metà del 1500? Valevano due straordinari arazzi, dei quali uno con un originale gatto nero intessuto in un angolo, appartenuti alla madre del sultano turco Selim che li barattò per sedare la sua passione per quel vino greco, aromatico, originario del Peloponneso ma sdoganato dai veneziani e coltivato in Piemonte. Un vino, la Malvasia, che ancora oggi connota le colline astigiane ai confini con il Chierese, che il sultano avrebbe assaggiato grazie ad un generale spagnolo durante la battaglia di Lepanto.

Ed è così che il vino rosso dolce della Terra dei Santi entra in un appassionato romanzo noir storico, ultima fatica editoriale di Riccardo Marchina, giornalista e scrittore, firma “storica” del Corriere di Chieri e  collaboratore di Alessandria24.com oltre che head hunter di risorse umane.

“Altre fermentazioni”, Sisifo Edizioni, è un viaggio nella storia personale dei suoi due protagonisti e in quella più grande dei due arazzi ritrovati in epoca contemporanea in una casa di riposo della collina torinese.

Ivo, originario di Feltre ma adottato da Torino, è un giornalista investigativo sulla pista di alcuni furti d’arte; Lucilla, detta Shamat, anch’essa di origini feltrine, esperta di tessuti antichi, viene chiamata a Torino dalla direttrice della casa di riposo per ottemperare ad un incarico di valutazione dei due arazzi appartenuti alla famiglia del sultano Selim.

Accanto al piano di ricostruzione del percorso fatto dagli arazzi da Istanbul a Torino, vi è l’intreccio personale fra Ivo e Shamat, amici d’infanzia che si reincontrano per caso proprio grazie a quel piccolo e curioso gatto nero intessuto e inspiegabile.

Una bella trama che si dipana fra una Torino “pettinata” e rigorosa e una Istanbul in cui le persone a caccia degli arazzi non vanno troppo per il sottile e dove anche gli amici hanno modi piuttosto sbrigativi per ottenere le informazioni di cui hanno bisogno.

Sullo sfondo la grande cultura enoica dell’autore che prende a prestito le “fermentazioni” dei vini per dare forma a quelle dell’animo umano, in particolare dei due protagonisti che, di tanto in tanto, fanno un salto nel tempo, all’indietro,  e provano a leggere il risultato presente di una vita che di fermentazioni ne ha vissute tante e di vario genere.

 Un ultimo piano è quello della vita di redazione, un mondo impossibile da comprendere per chi non lo ha vissuto e che è fatto di colleganza ma anche di competizione, di grande lavoro di concetto che si scontra con le logiche editoriali di bottega, di giornalisti coraggiosi costretti a giustificarsi con capi il cui coraggio è virtù mancante.

Su tutti la filosofia di Sante, un collega di Ivo: «Se il bicchiere è mezzo pieno, bevilo. Se è mezzo vuoto, riempilo».

Ecco, il nuovo romanzo di Marchina è come un bicchiere da riempire con parole e capitoli per arrivare a dipanare il mistero dei due arazzi e del gatto nero.

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