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Economia

"Crisi Konecta, stralciare dal piano industriale la chiusura delle sedi e gli esuberi: serve un rilancio del settore"

Le richieste del sindacati all'incontro di stamattina con il sindaco - Rasero: "E' una battaglia di tutto il territorio"

"Crisi Konecta, stralciare dal piano industriale la chiusura delle sedi e gli esuberi: serve un rilancio del settore"

"Eliminare dal tavolo della trattativa il trasferimento dei 400 lavoratori e i 150 esuberi conteggiati in Piemonte. Utilizzando risorse che può mettere in campo la politica, infatti, gli addetti che rischiano il posto, a causa della crisi del settore, possono essere riqualificati in un altro ambito".
Sono i due "punti fermi" espressi stamattina dai segretari regionali Alberto Revel (Slc Cgil), Anna De Bella (Fistel Cisl) e Maria Luisa Lanzaro (Uilcom Uil) al termine dell'incontro con il sindaco e presidente della Provincia Maurizio Rasero, svoltosi nel palazzo della Provincia, cui hanno partecipato anche il segretario regionale Felsa Cisl, Calogero Palma, e le Rsu aziendali di Konecta Asti.
All'ordine del giorno la crisi dell'azienda in Piemonte. Parliamo della multinazionale, specializzata nel servizio clienti (call center) di cui fa parte la sede di via Guerra ad Asti (ex Comdata), in cui lavorano 400 addetti. All'inizio di dicembre, infatti, l'azienda aveva annunciato, nel corso di un incontro on line con le segreterie nazionali e regionali, il piano industriale che prevede di accorpare, dal giugno 2026, le tre sedi piemontesi (Asti, Ivrea e Torino) nel capoluogo regionale. Una scelta che comporterebbe, di fatto, la chiusura dei siti astigiano ed eporediese, con il conseguente trasferimento dei 1.100 addetti a Torino.

La mobilitazione

Dopo l’annuncio era partita la mobilitazione per scongiurare la chiusura del sito astigiano, così come di quello eporediese, con vari interventi e prese di posizione da parte dei tre sindacati e di numerosi amministratori locali ed esponenti politici, oltre che dei vescovi di Asti e Ivrea, rispettivamente Marco Prastaro e Daniele Salera, che avevano risposto all’appello delle Rsu aziendali.
La 
trattativa tra azienda e sindacati è poi ufficialmente cominciata il 22 dicembre, con l’incontro ad Ivrea tra Konecta - rappresentata da Luca Mattana (direttore Risorse umane) e Daniele Demarie (responsabile HR area Nord) - e i segretari regionali delle tre sigle - Alberto RevelAnna De Bella e Maria Luisa Lanzaro - affiancati dalle Rsu delle sedi di Asti, Ivrea e Torino. Dall’incontro era emersa l’indisponibilità dell’azienda a ritirare il piano e l’annuncio di esuberi in tutta Italia150 dei quali in PiemonteDa lì la decisione dei sindacati di proclamare lo sciopero per l’intera giornata lavorativa di martedì 13 gennaio, con presidio sotto il grattacielo della Regione Piemonte, in piazza Piemonte 1 a Torino, a partire dalle 10.30

Le richieste dei sindacati

"Abbiamo chiesto al sindaco e presidente della Provincia Rasero, che ringraziamo per l'interessamento - ha spiegato Revel - di farsi portavoce non solo delle conseguenze che avrebbe il piano industriale a livello locale, proponendogli di interloquire con i vertici aziendali, ma anche di fare pressione sulla Regione Piemonte. Il problema delle sedi di Asti e Ivrea, infatti, va inquadrato in un contesto più ampio, cioè nella crisi di un settore di cui abbiamo informato l'amministrazione regionale già da due anni, chiedendo un apposito tavolo di confronto.
Come sindacati siamo disponibili a confrontarci con l'azienda solo se vengono stralciati dal piano l'accorpamento delle sedi piemontesi a Torino e il nodo dei 150 esuberi in Piemonte. Ma perché diciamo che il problema degli esuberi può essere superato? Perché secondo noi la politica può intervenire finanziando percorsi di riqualificazione del personale che rischia il posto di lavoro, facendo in modo che sia indirizzato verso un'altra occupazione. Percorsi che si rivelerebbero fondamentali considerando che si tratta, spesso, di persone impegnate in questo ambito da anni, quindi con un'età media elevata".

D'accordo Maria Lusia Lanzaro, che ha sottolineato come l'obiettivo finale sia quello di arrivare ad un tavolo nazionale.
"Il settore sta soffrendo, e non da oggi, per vari motivi", ha precisato. "Tra questi l'impatto dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale, che ha attuato un radicale cambiamento, peraltro con una velocità superiore agli altri ambiti lavorativi. Quindi l'elevata concorrenza tra i gruppi che si contendono le commesse, dove spesso si insinua anche la concorrenza sleale da parte delle aziende che applicano contratti "al ribasso". Ecco, qui la politica deve intervenire: bisogna evitare che possano essere applicati contratti non firmati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. In questo caso Konecta, che è corretta e applica i contratti nazionali sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil, è penalizzata perché è legata a costi più alti rispetto alle aziende che, invece, fanno riferimento a contratti al ribasso".
I sindacalisti Cisl hanno quindi ricordato che in queste situazioni a pagare sono sempre i lavoratori meno tutelati. "Come hanno spiegato i vertici aziendali - ha spiegato Anna De Bella - i 150 esuberi del Piemonte sono destinati ad aumentare, se non si interviene subito con un'azione mirata al rilancio del settore". "Altrimenti - ha aggiunto Calogero Palma - a pagare saranno ancora una volta i lavoratori più deboli, come i somministrati, che hanno meno tutele rispetto ai lavoratori con contratto a tempo indeterminato assunti dall'azienda, o coloro che hanno problemi fisici, come gli addetti che, dietro certificato medico, non possono utilizzare le cuffie e sono quindi destinati a mansioni non a diretto contatto con il cliente".

Il sindaco Rasero

Disponibile ad intervenire il sindaco Rasero. "In otto anni da primo cittadino - ha commentato - questo è il problema peggiore che mi trovo ad affrontare, escluso il Covid. Ad essere coinvolte 400 persone con le loro famiglie, senza contare le ricadute indirette sulla città. Sono quindi a disposizione per contattare l'azienda e risollecitare il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ad avviare un tavolo di confronto piemontese. Questa è una battaglia di tutto il territorio, senza colore politico".

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