Vertenza
17 Febbraio 2026 05:57:01
È prevista per oggi (martedì) l'assemblea dei lavoratori nella sede Konecta di via Guerra.
All'ordine del giorno il futuro del sito astigiano, specializzato nel servizio clienti (call center), e dei suoi 400 lavoratori, alla luce dell'ultimo incontro svoltosi nel grattacielo della Regione Piemonte.
Convocato dall'assessore regionale Elena Chiorino, affiancata dagli uffici competenti, ha visto partecipare i sindacati che stanno seguendo la vertenza (Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, unitamente alle categorie dei somministrati Nidil, Felsa, UilTemp), il management aziendale Konecta, coadiuvato da Confindustria Canavese, e i sindaci Maurizio Rasero (Asti) e Matteo Chiantore (Ivrea).
L'incontro rientrava nell'ambito della vertenza che si è aperta a seguito del piano industriale annunciato da Konecta lo scorso dicembre, che prevede, entro il prossimo giugno, l'accorpamento delle sedi piemontesi di Asti, Ivrea e Torino in un unico sito nel capoluogo regionale, con il conseguente trasferimento dei lavoratori astigiani ed eporediesi. Al contempo, l'azienda aveva annunciato 150 esuberi, poi aumentati a 180 nella dichiarazione ufficiale, così distribuiti: 80 ad Ivrea, 70 ad Asti e 30 a Torino.
L’incontro si è chiuso con un accordo che prevede esclusivamente uscite volontarie e con la sottoscrizione di un protocollo di intesa che attiva un tavolo permanente di confronto, con la partecipazione delle istituzioni, per salvaguardare le sedi di Asti e Ivrea.
«Le richieste per l’uscita dall’azienda, alla luce degli incentivi previsti, i più alti mai concessi dall’azienda - commenta Alberto Revel, segretario generale regionale Slc Cgil - stanno arrivando in modo continuativo, anche perché diversi dipendenti di tutte e tre le sedi piemontesi avevano manifestato interesse verso questa possibilità già dopo l’annuncio del piano industriale a dicembre, puntando a cercare lavoro in altri settori vista l’incertezza che caratterizza questo comparto».
Le domande vanno presentate entro il 20 marzo, in quanto l’azienda ha in programma di chiudere la procedura entro il 31 dello stesso mese. «Una procedura che, va ricordato - continua il sindacalista - è stata estesa in tutta Italia, in quanto a livello nazionale sono previsti quasi 700 esuberi. Il fatto positivo è che, se non si raggiungessero in Piemonte le 180 uscite, non ci saranno altri provvedimenti. Chiuso questo capitolo, comincerà a riunirsi il tavolo permanente in cui discuteremo sul futuro delle sedi piemontesi».
Dalle reazioni emerse tra i lavoratori della sede astigiana, non ha convinto tutti il modo in cui si sono concretizzate le due tipologie di incentivi previsti. I più alti, indirizzati a chi svolge attività di back office o lavora in ambito documentale, sembrava fossero estesi a tutti gli addetti delle due aree, ma poi è emerso che sono limitati ai lavoratori, in esse concentrati, che hanno l’esenzione ad indossare le cuffie, più difficilmente ricollocabili.
Parte dei lavoratori, invece, avrebbe voluto un accordo più stringente per scongiurare l’accorpamento. «L’accordo che abbiamo firmato non è “fuffa”, come qualcuno lo ha definito - replica Revel - ma prevede la nascita di un tavolo utile ad evitare l’accorpamento, che, considerati gli stipendi medi, sarebbe proibitivo a causa dei costi del pendolarismo. Non ci sarà mai nessuna azienda pronta a scrivere “nero su bianco” che non chiuderà una o più sedi. E posso dire che, in altri settori, da parte aziendale sarebbero state prese misure molto più impattanti. Ora, quindi, dobbiamo continuare su questa strada, consapevoli, come abbiamo ribadito nel corso dell’ultimo incontro, che il ragionamento sul Piemonte dovrà essere compreso in un tavolo di rilancio dell’intero settore da portare avanti a livello nazionale»
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Sulla vertenza è intervenuto, a margine dell’incontro, anche l’assessore Chiorino. «È una vertenza che seguiamo con la massima attenzione e responsabilità», sottolinea. «Al tavolo con azienda e sindacati - afferma - abbiamo assecondato le richieste emerse e ribadito la piena disponibilità della Regione a mettere in campo ogni misura possibile a sostegno dei lavoratori, dalle Accademie di filiera, per accompagnare percorsi di riqualificazione dei lavoratori, alla valutazione di attivazione del Piano A.L.Fa., per sostenere la conciliazione vita e lavoro. Inoltre siamo determinati nel voler aprire un confronto con le organizzazioni sindacali in modo da fornire soluzioni sul futuro del settore. Solo così si può imprimere una vera svolta e difendere lavoro e occupazione, andando alle radici dei problemi e non limitandosi a gestire le crisi».
A fare parte del tavolo permanente sul futuro della sede astigiana anche il sindaco Maurizio Rasero. «Finora non ho saltato un incontro - afferma - e sono pronto, con l’intera Amministrazione, a fare tutto ciò che, secondo l’azienda, è utile per mantenere il lavoro ad Asti».
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