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La Cgil vince una causa per discriminazione contro Poste Italiane

Il Tribunale di Asti ha ritenuto discriminatoria la regola applicata dall'azienda in riferimento alla domanda di trasferimento presentata da una lavoratrice nel 2022

La Cgil vince una causa per discriminazione contro Poste Italiane

La Cgil ha vinto una causa per discriminazione contro Poste italiane.

A raccontare la vicenda, nei giorni scorsi in conferenza stampa, Luca Quagliotti, nel suo penultimo giorno da segretario generale provinciale della Camera del lavoro, affiancato dai sindacalisti Beppe Morabito e Patrizia Bortolin, oltre che dal legale del sindacato, l'avvocato Massimo Padovani.

I fatti

«I fatti - ha spiegato Padovani - risalgono al 2022, quando la lavoratrice interessata, di origini siciliane ma dipendente di Poste Italiane ad Asti, aveva presentato domanda di trasferimento a Palermo. A questo proposito devo ricordare che Poste Italiane ha una modalità molto precisa per organizzare la mobilità volontaria su scala nazionale. In virtù di ciò la lavoratrice ha presentato correttamente la domanda per tornare in Sicilia dalla famiglia, avendo anche due bambine piccole, ma ha poi ricevuto un'amara sorpresa».

La graduatoria, infatti, prevede punteggi in base ai carichi famigliari, all’anzianità di servizio e alla presenza in servizio. Concedendo, in quest’ultimo caso, 15 punti a chi dimostra di non aver superato 15 giorni di assenza nell’anno precedente.

«Bisogna considerare, però, che alcune assenze sono considerate “neutre”, cioè non incidono su questo punteggio, come quelle per donare il sangue o la maternità obbligatoria. Escluso da questo criterio, invece, il congedo parentale, di cui la lavoratrice aveva goduto per 15 giorni. Il risultato? La dipendente è stata dichiarata 28esima su 15 posti disponibili».

La mancata accettazione del congedo parentale tra le assenze “neutre” era contenuta nell’accordo firmato a livello nazionale dai sindacati, tra cui la Cgil, nel 2021 (poi modificato nel 2023, anche se il congedo parentale è considerato “neutro” solo fino a 30 giorni).

«Dopo la pubblicazione della graduatoria la dipendente, che lavorava con part time all’85% - ha continuato il legale - prima ha chiesto un periodo di aspettativa non retribuita per prendersi cura delle due bimbe piccole. Successivamente ha compiuto la scelta disperata di optare per un part time al 50%, accordandosi con l’azienda per la modalità verticale: ovvero, 15 giorni al mese al lavoro nell’ufficio postale di Asti e 15 giorni in Sicilia con la famiglia».

Il ricorso

Affidatasi all’avvocato Padovani, la lavoratrice ha presentato ricorso. «E’ un caso di discriminazione indiretta - ha spiegato il legale - in quanto anche un criterio neutro può diventare discriminatorio se penalizza l'esercizio dei diritti di genitorialità».

Il Tribunale di Asti (Sezione Lavoro) ha ritenuto discriminatoria la regola applicata da Poste Italiane nella mobilità 2022 che non conteggiava il congedo parentale nel punteggio di “presenza in servizio”.

«Il decreto - ha sottolineato Padovani - ha quindi riconosciuto il trasferimento della lavoratrice in provincia di Palermo, dove sta attualmente lavorando con part time al 50%, rimuovendo quindi subito l’effetto della condotta discriminatoria. Quindi ha disposto un risarcimento complessivo di oltre 44 mila euro, a compensazione della sofferenza subita e della mancata retribuzione durante i periodi di aspettativa e part time».

L’azienda, comunque, ha presentato opposizione al decreto: la prossima udienza è in calendario l’8 luglio.

La difficoltà delle donne nel mondo del lavoro

«La decisione - ha aggiunto Quagliotti - tocca un nodo strutturale del mercato del lavoro. Molte donne, dopo la nascita dei figli, si trovano spinte verso soluzioni non davvero libere (riduzioni di orario, part time “involontario”, aspettativa) perché l'organizzazione attuale premia chi non si assenta e penalizza chi si prende cura dei famigliari. Dobbiamo costruire, anche attraverso sentenze dei Tribunali, il diritto al lavoro e il ripristino della giustizia sociale in questo ambito, in modo da tenere conto dei diritti delle persone e non solo delle esigenze delle aziende».

«Purtroppo - ha continuato - capita anche a noi sindacati di sottoscrivere accordi a livello nazionale che non sono adeguati, come in questo caso, pressati da un lato dai lavoratori, che vogliono chiudere la trattativa, dall’altro dalle aziende, che perseguono i loro interessi. Fortunatamente, però, a livello locale riusciamo a “smantellarli” introducendo condizioni di maggior favore».

D’accordo Patrizia Bortolin, segretario generale provinciale Slc Cgil. «Dai territori - ha aggiunto - facciamo molta pressione sugli accordi nazionali. In questo caso, poi, sottolineo che il fatto è ancora più grave perché Poste Italiane si fregia della “certificazione rosa”».

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