Vertenza
17 Marzo 2026 10:41:00
E’ stata raggiunta, con una settimana di anticipo rispetto al termine di presentazione delle domande, la quota di lavoratori piemontesi che hanno aderito alla proposta di esodo incentivato offerta dalla multinazionale Konecta, specializzata nei servizi alla clientela (call center).
L’azienda, che ha sede anche in via Guerra ad Asti, è al centro di una vertenza dopo aver annunciato, lo scorso dicembre, due obiettivi: 150 esuberi in tutto il Piemonte, poi saliti a 180 - 80 ad Ivrea, 70 ad Asti e 30 a Torino e la volontà di accorpare, entro giugno, le sedi di Asti, Ivrea e Torino nel capoluogo regionale, con la conseguente chiusura dei siti astigiano ed eporediese.
Il primo punto è stato raggiunto in anticipo, nei giorni scorsi, sulla base della proposta di esodo incentivato da parte dell’azienda, inserita nell’accordo firmato nella sede della Regione Piemonte alla presenza dell’Amministrazione, dei sindacati e dell’azienda.
Un accordo che prevede esclusivamente uscite volontarie - con incentivi che sono i più alti mai concessi dall’azienda - e con la sottoscrizione di un protocollo di intesa che attiva un tavolo permanente di confronto, con la partecipazione delle istituzioni, per salvaguardare le sedi di Asti e Ivrea.
«Il numero di addetti che hanno lasciato il posto di lavoro volontariamente - commenta Alberto Revel, segretario generale regionale Slc Cgil, che sta seguendo fin dall’inizio la vertenza con Fistel Cisl e Uilcom Uil (unitamente alle categorie Nidil, Felsa, UilTemp) - è stato raggiunto facilmente. L’incentivo economico ha spinto 180 lavoratori su 400 ad aderire alla proposta: in pochissimi casi perché vicini alla pensione, la maggior parte per cercare un altro posto di lavoro o seguire corsi di formazione per riqualificarsi nel mondo del lavoro, contando sul periodo coperto dalle mensilità offerte dall’azienda e sui due anni successivi di Naspi».
«Per contro - aggiunge Carmela Pagnotta, Rsu Slc Cgil della sede di Asti - tra i lavoratori che non hanno aderito serpeggiano sentimenti differenti: ci sono coloro che sono rimasti, anche se molto preoccupati per il loro futuro, e uno “zoccolo duro” concentrato sulla lotta per la difesa della sede astigiana».
Una volta chiuso il “capitolo esuberi” - con domande entro il 20 marzo e pratiche che saranno ultimate entro il 31 - la discussione sarà incentrata sul futuro di Konecta in Piemonte.
«Come sindacati, in modo unitario - evidenzia Revel - non siamo disposti a scendere a patti. Continueremo a lottare per fare in modo che le sedi di Asti e Ivrea rimangano aperte e ci impegneremo affinché quanto scritto sull’accordo non rimanga “lettera morta”. Mi riferisco alla volontà dell’azienda di investire in Piemonte per la realizzazione di un polo digitale che consenta di rispondere alla necessità di trasformazione del business, unica soluzione per la tenuta del settore che, come abbiamo visto, è in difficoltà per vari motivi, tra cui l’avvento dell’intelligenza artificiale».
«Seguiremo quindi la vicenda - conclude - anche per verificare che siano concretizzati progetti e proposte avanzati delle varie Amministrazioni nella direzione della salvaguardia delle sedi di Asti e Ivrea, su cui, ad oggi, non abbiamo avuto aggiornamenti».
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
Direttore Fulvio Lavina
f.lavina@lanuovaprovincia.it
Società editrice Editrice OMNIA S.r.l.
via Monsignor Rossi 3 -14100 Asti
P.Iva 00080200058