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Intervista

Quagliotti: «Asti è una provincia immobile, priva di idee: manca la capacità di fare sistema»

L'ex segretario generale della Cgil Asti interviene in merito al dibattito sul presente e il futuro del territorio

Quagliotti Luca rielezione 2023

«Asti è una provincia immobile, priva di idee, che non sceglie la sua vocazione».
Sono le parole del sindacalista Luca Quagliotti, che ha da poco terminato otto anni alla guida della Camera del lavoro di Asti per ricoprire incarichi sindacali a livello regionale. Periodo in cui è stato tra i protagonisti del dibattito cittadino.


Nel gennaio 2023, quando era stato confermato dopo il primo mandato, aveva detto: «La città di Asti deve cambiare mentalità. C'è bisogno di una rete composta da istituzioni e mondo economico-industriale che proponga e realizzi i progetti senza dare spazio a dibattiti infiniti».
Cosa può dire al termine dei quattro anni successivi?
Ho visto un continuo rimpallo di responsabilità, accompagnato da mancanza di idee unita alla rincorsa della soluzione facile. Ma, al giorno d’oggi, sia per i tempi che corrono sia per la situazione di Asti nella sua complessità, non viviamo tempi facili.
Asti ha una popolazione, come molte città nel nostro Paese, che sta invecchiando, fenomeno contro cui i residenti stranieri forniscono un apporto significativo, perché rappresentano ormai il 12% del totale.
A parte qualche spot, però, non ho mai visto un reale tentativo di integrazione. Ma non intervenire sul tema dell'immigrazione vuol dire che non si ha davanti un'idea di società.


Negli anni riguardo a quale argomento ha visto vivacizzarsi il dibattito?
Ho visto scatenarsi un po' di interesse solo in occasione di nomine per gli enti oppure per i candidati alla corsa a sindaco di Asti. Ma l’attenzione è posta sui nomi, non sulle proposte.
Lei spesso ha sollecitato il dibattito per il riuso di siti dismessi in città...
Sì, ma invano. In tanti anni non si è riusciti a convertire l'ospedale vecchio, mentre per l’ex maternità si è arrivati ad una soluzione solo grazie ai fondi del PNRR, conferendole peraltro una vocazione sanitaria, per cui si sarebbe potuta attuare anche prima.
Senza contare le aree dismesse di privati che non interessano agli enti pubblici, anche se rappresentano una quota rilevante del territorio. Tra l’altro, a questo proposito, come Cgil avevamo avanzato alcune proposte di riutilizzo negli anni.


Ci può fare qualche esempio?
Per quanto riguarda l’ex Way Assauto avevamo proposto di farne una sorta di cittadella energetica a servizio della comunità attraverso vari interventi, come la collocazione di pannelli solari.
In merito all’ex ospedale, avevamo avanzato l’idea di eliminare l’ala più recente, che si affaccia su viale alla Vittoria, e riqualificare quella più antica, il chiostro per intenderci, per ospitare le sedi di istituzioni culturali (Biblioteca Astense e Israt in primis, che funzionano molto bene ma dovrebbero avere spazi più ampi a disposizione) e servizi universitari, così da poter ospitare anche convegni e seminari di alto livello. Non se ne è fatto nulla.
Il Gruppo costruttori dell’Unione industriale ha proposto invece di sfruttare l’area dell’ex ospedale per realizzare un edificio a forma di grappolo d’uva, che secondo me è molto costoso e non porterebbe vantaggi alla città.

La vocazione turistica e la logistica


In questi anni è anche diffusa la convinzione che Asti debba puntare sul turismo. Qual è la sua opinione in merito?
Si vuole puntare sul turismo, ma senza alberghi con posti letto sufficienti né un servizio di trasporto pubblico che garantisca spostamenti sul territorio. Peccato che in Europa, ormai, sia diffuso il turismo di chi non utilizza l’auto, ma solo mezzi pubblici.
Dopodiché il turismo è importante, ma va fatta una precisazione: rappresenta un valore aggiunto dal punto di vista economico, ma non del lavoro, perché gli addetti del settore guadagnano poco, spesso hanno contratti part time oppure “a chiamata”. Di conseguenza non possiamo pensare che il nostro futuro si basi solo ed esclusivamente sul turismo.
Lo sviluppo passa dalla manifattura, ma non vedo all’orizzonte investimenti o ampliamenti di stabilimenti sul territorio. E non si tratta solo di una limitazione legata alle dimensioni del territorio. Alba è piccola ma, dal punto di vista imprenditoriale, è più vivace.
L'unico progetto che va avanti, nell’Astigiano, è quello relativo al casello autostradale a Villafranca, di cui personalmente non vedo l’utilità.


E il discorso sulla logistica?
Doveva essere tutto pronto, con le aree individuate, tanto che si parlava dell’arrivo di Amazon. Sarò distratto, ma Amazon ha aperto un grande stabilimento ad Alessandria, nello stesso periodo in cui si diceva che sarebbe arrivato da noi.
Intendiamoci, io non amo questo modo di intendere il lavoro perché la tecnologia così applicata mette a rischio l’occupazione. Ma cito questo esempio perché sintomo dell’immobilismo astigiano.
Detto questo, noi dovremmo favorire l’atterraggio di aziende manifatturiere. Invece continuano ad aprire supermercati che applicano contratti part time.


Più volte ha ricordato che l’Astigiano è una delle province nel Nord Italia in cui gli stipendi sono più bassi...
Confermo il livello degli stipendi, collegato a quello degli assegni pensionistici, fra i più bassi d'Italia. Una “catena” che impoverisce il territorio. Dirò di più. Asti è sempre stata laboratorio di sperimentazione di novità negative dal punto di vista del lavoro, come l’impiego di lavoratori con contratti di collaborazione continuata e continuativa nella Pubblica amministrazione.
Una situazione da cui si esce solo facendo sistema per lo sviluppo del territorio. Spero che le generazioni future riescano a raggiungere questo fondamentale traguardo.

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